Usare i social ci rende davvero meno soli? Ci rispondono Pascal e “Perfetti sconosciuti”

Come mai sempre più persone provano un senso di solitudine che sembra essere incolmabile, se i social media riescono a mettere in contatto milioni di utenti?

La tecnologia è stata in grado di mettere in contatto tutto il mondo. Sempre connessi e sempre con una nuova notifica da leggere, siamo ormai schiavi di un sistema che dovrebbe contribuire a far diminuire quel forte senso di solitudine che costantemente molti di noi provano, ma così non è.

Perfetti sconosciuti

“Perfetti sconosciuti” è il titolo di un film diretto da Paolo Genovese proiettato nelle sale cinematografiche nel 2016. La storia racconta di alcune coppie che, riunitesi per cena, decidono di fare un gioco:  posare sul tavolo il proprio cellulare, accettando di condividere il contenuto di tutte le comunicazioni che riceveranno nel corso della serata con tutti i commensali. Dopo un tentennamento iniziale, tutti accettano di partecipare al gioco. Durante la serata emergono tutte le menzogne custodite nei cellulari di ognuno e la cena sembra concludersi in modo disastroso. Alla fine del film, però, si comprende come, a causa della forte opposizione di Rocco,uno dei commensali, il gioco non sia mai avvenuto e che quello che è stato proiettato non è altro che la predizione di ciò che sarebbe successo se tutti si fossero “messi a nudo”, condividendo il contenuto dei cellulari. Il film si conclude con i commensali che tornano presso le proprie abitazioni “soli” con le proprie menzogne.

“FOMO”

Contattare una persona che vive dall’altra parte dell’mondo è diventata ormai la routine di quanti quotidianamente fanno uso dei social media. Avere più amici, riuscire a scambiare più interazioni possibili e pensare di avere una vita sociale attiva: questa è la grande menzogna che si cela dietro i social. Studiati dall’università della Pennsylvania, Facebook, Instagram e Snapchat sono stati osservati e da ciò è emerso che vi è un legame causale tra il tempo di utilizzo dei social e l’aumento di depressione e solitudine.  Lo studio, che è poi stato pubblicato sul “Journal of Social and Clinical Psychology” è stato guidato dalla psicologa Melissa G.Hunt  ed ha interessato 147 studenti, riuscendo a misurare risultati quali ansia, depressione e solitudine. Recentemente è stata individuata la sigla”FOMO” (fear of missing out) per indicare la paura sviluppata dai più giovani se costretti a “staccarsi” da internet, quel mondo che sta diventando più reale della realtà stessa.

Pascal e la solitudine “social”

Cercare di essere sempre al centro dell’attenzione, di avere sempre nuovi seguaci e il numero maggiore di “like” sembra ormai essere “normale”. Da qualche anno a questa parte, il lavoro dell’influencer sembra essere diventato il sogno di tutti. Essere conosciuti da tutti, essere apprezzati ed avere milioni di “amici” virtuali è ciò che i giovani d’oggi sperano di riuscire a raggiungere. L’errore, però, è quello di considerare queste interazioni come se fossero davvero “reali”. I social, creano sì relazioni, ma queste non sono altro che relazioni virtuali, interazioni che rimangono circoscritte all’interno di un sistema informatico gestito da un algoritmo, che è riuscito a trasformare tutti in degli “automi isolati” concentrati solo su ciò che accade all’interno del proprio mondo virtuale, piuttosto che in quello reale. A tal proposito è lecito citare un breve estratto dei pensieri di Blaise Pascal, filosofo francese, che in una parte dell’opera dice: <<Greve incombe la morte su colui che, troppo noto a tutti, muore ignoto a se stesso>>. Ricercare l’attenzione degli altri, infatti, si contrappone con l’esortazione “γνῶθι σαυτόν” (conosci te stesso) incisa nel tempio di Apollo a Delfi. E’ dunque giunto il momento di sollevare il capo, riporre lo smartphone in tasca ed iniziare nuovamente la ricerca della conoscenza di sé, ricominciando a vivere davvero.

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