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Una vignetta mette in discussione la laicità degli Stati, ma anche la loro diplomazia

Tra Francia e Turchia sta per scoppiare la crisi. Il motivo nasce dalla nuova vignetta del giornale satirico francese “Charlie Hebdo”, la quale ritrae il leader turco Erdogan seduto sul divano con una birra in mano.

La vignetta è solo il culmine di un braccio di ferro che dura da giorni che vede il presidente francese Macron contrapposto all’omologo turco sul rapporto fra religione e Stato, la libertà di espressione e il futuro dell’Islam in Europa. Erdogan ha reagito con parole pesanti, scatenando la crisi diplomatica con l’Unione Europea. La sua presa di posizione ha provocato una serie di manifestazioni anti-Francia che si sono scatenate dalla Siria, al Marocco, passando per Libia e Pakistan.

Il pomo della discordia

“Erdogan, in privato è molto buffo”: è il titolo pubblicato oggi in prima pagina sul settimanale satirico francese, a corredo della caricatura del presidente turco. Nella vignetta, si vede Erdogan in panciolle sul divano, in T-shirt e mutande, con una lattina in mano, mentre solleva il lungo velo di una donna musulmana con un vassoio e due calici di vino. Con l’estremità delle dita Erdogan solleva l’indumento della donna fino a lasciarle il fondoschiena completamente all’aria. Quindi l’esclamazione: “Ouuuh! Il Profeta!”. Un disegno firmato Alice.  Naturalmente, la risposta turca non si è fatta attendere. Infatti, la Procura di Ankara ha aperto una procedura giudiziaria mettendo sotto inchiesta la rivista satirica francese. Inoltre, la vignetta è stata giudicata dal leader turco come immorale, aggiungendo come sia importante opporsi ad ogni attacco contro il loro profeta (Maometto). Dunque, un vero e proprio schiaffo al principio di laicità che caratterizza ogni Stato moderno.

La vignetta oggetto delle accuse di Erdogan

La laicità e lo Stato moderno

La laicità è l’elemento cardine che ha permesso la nascita dello Stato moderno. Si passa da uno Stato feudale, in cui il potere era nelle mani della Chiesa e del Sovrano, il quale interpretava la legge a suo piacimento con leggi ad personam, ad uno Stato basato sui principi di libertà ed autonomia. Ciò che era giusto o sbagliato non era più deciso da un sovrano ma da una norma scritta uguale per tutti.  In questo modo lo Stato Moderno assunse caratteri laici poiché il potere non dipendeva né dall’Impero e né dalla Chiesa e trovava motivo della sovranità in sé stesso. Contrariamente a quello che spesso si crede, laicità non è sinonimo di ateismo. La laicità equivale a un rifiuto non della fede ma della pretesa di una religione di essere il metro di misura universale della società e del mondo. La neutralità dello Stato e delle sue istituzioni in fatto di religione, la separazione tra la sfera pubblica della politica e quella privata della religione sono i capisaldi del laicismo, e sono una garanzia di pluralismo e tolleranza. Una prima definizione di “laico” la troviamo nel Medioevo: essa sta ad indicare chi non faceva parte del clero. Da allora il termine è diventato sinonimo di civile in contrapposizione a religioso o ecclesiastico. Laico è quindi tutto ciò che non ha riferimenti o legami con una particolare religione: una morale laica, per esempio, è una morale che si basa su principi e valori che non sono dettati da un credo religioso. Ma facciamo attenzione: è sbagliato identificare la laicità con l’ateismo, cioè con la negazione o il rifiuto della religione. Laicità non è contrapposta a religiosità, bensì alla volontà di estendere i valori religiosi a tutti gli aspetti della vita sociale e politica. Perciò l’atteggiamento laico si oppone al fondamentalismo, che postula l’unità inscindibile di fede, cultura e politica e ritiene che le istituzioni politiche debbano essere collegate al rispetto obbligatorio per tutti – credenti e non credenti – dei principi religiosi della Chiesa dominante. Si oppone, però, anche al totalitarismo, che cerca di annullare ogni possibile confine tra Stato, società ed esistenza privata, monopolizzando in un unico centro il potere politico, quello economico e quello culturale.

Perché è importante difendere la laicità e quali sono le sue sfide

La distinzione e la separazione tra la religione e la sfera pubblica della politica, del diritto e delle istituzioni civili è una condizione essenziale per organizzare la convivenza umana nel rispetto del pluralismo e all’insegna della tolleranza. Lo Stato, la cosa pubblica per eccellenza, deve richiamarsi a principi e valori che siano riconosciuti e condivisi da tutti, e quindi indipendenti da un particolare credo religioso. La laicità è importante poiché implica il riconoscimento di eguali diritti a tutte le confessioni e a tutte le credenze, e impedisce ogni intrusione del potere politico nella sfera privata della coscienza individuale, assicurando la libertà del singolo di aderire ai principi e ai valori della propria fede, nella misura in cui non violino la libertà altrui e le regole della civile convivenza tra gli uomini. Infatti, anche il filosofo John Locke, in particolare, nella sua “Epistola sulla tolleranza” pubblicata nel 1689, sostenne con chiarezza le competenze e i limiti dell’autorità politica e di quella religiosa. Solo la distinzione e la separazione tra la sfera privata della coscienza individuale e quella pubblica del governo civile consente di riconoscere i diritti di tutte le confessioni, impedendo nello stesso tempo che una di esse arroghi a sé funzioni pubbliche proprie del potere politico. Dopo la caduta dei regimi totalitari del nazismo e successivamente dello stalinismo, nel 21° secolo la principale sfida al principio della laicità proviene dalla rinascita e dalla diffusione del fondamentalismo, che propugna un ritorno ai valori tradizionali della religione in nome di una fusione totale tra fede, cultura e politica. Erdogan, quindi, altro non è che il principale avversario della laicità, e questi suoi attacchi per una vignetta satirica, ne sono la più triste dimostrazione.

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