Il Superuovo

Una società violenta necessità di capri espiatori: ricordiamo l’Affaire Dreyfus attraverso René Girard

Una società violenta necessità di capri espiatori: ricordiamo l’Affaire Dreyfus attraverso René Girard

Una società per funzionare deve sfogare la sua violenza. Come farlo? Ce lo mostrano Girard e Dreyfus.

Nello stesso giorno in cui tutta Italia è intenta a celebrare la vittoria agli Europei 2020, cade una ricorrenza che non dovrebbe passare in sordina. Ottantasei anni fa, infatti moriva Alfred Dreyfus.

J’ACCUSE: COSTRUIRE IL PATIBOLO PER UN INNOCENTE

Era proprio il 12 luglio 1935 quando si spense l’uomo al centro di uno degli scandali giudiziari e mediatici più famosi della storia contemporanea, triste preludio degli orrori del Novecento.

La vicenda è purtroppo molto celebre ma, per chi non la conoscesse, facciamo luce sul cosiddetto Affaire Dreyfus.

Con tale termine si indica un caso giudiziario di importanza capitale che investì la Francia a cavallo tra Ottocento e Novecento. Coinvolse le altre gerarchie militari francesi e mise in luce rapporti di spionaggio con la Germania e il Regno d’Italia.

Protagonista fu proprio Alfred Dreyfus, capitano dell’Alsazia accusato di spionaggio internazionale e umiliato attraverso la degradazione pubblica agli Champs de Mars prima di essere arrestato.

L’arresto si trasformò ben presto in un caso politico nazionale e internazionale, coadiuvato da molti intellettuali schierati a favore dell’ex militare. Tra di essi, Zola, il quale nel celebre J’ Accuse denunciò una serie di illeciti e prove falsificate condannando pubblicamente le gerarchie militari e gli aguzzini di Dreyfus.

Ma perché questo evento, apparentemente interno alla politica francese, costituisce un momento chiave della storia europea? Ebbene, la risposta si trova negli atti finali del processo. Dreyfus fu riconosciuto completamente estraneo ai fatti. Egli era stato accusato attraverso prove falsificate a causa della sua religione: Alfred Dreyfus era ebreo. A oggi, gli storici sono concordi ad affermare che l’Affaire Dreyfus fu un orribile atto di odio antisemita, triste anticipo degli orrori che da lì a pochi anni macchieranno il nostro continente.

Dreyfus fu, a tutti gli effetti, il capro espiatorio su cui si catalizzò la Ragion di Stato francese.

Ma cos’è un capro espiatorio?

IL CAPRO ESPIATORIO È ALLA BASE DELLA SOCIETÀ: RENÉ GIRARD

Il termine capro espiatorio deriva da un’antica tradizione religiosa ebraica celebrata durante la festa del Kippur. La liturgia prevedeva il trasferimento di tutti i peccati della comunità su un caprone tramite l’intercessione di un sacerdote. A quel punto, l’animale maledetto veniva allontanato dalla città e lasciato morire nel deserto. In tal modo, le colpe dei singoli individui sociali venivano allontanante, garantendone così l’espiazione.

A oggi, il significato è lo stesso, sebbene metaforicamente. Il capro espiatorio è un individuo, o un gruppo di individui, su cui si catalizzano l’odio sociale e le colpe della comunità, al fine di legittimare impeti di violenza che altrimenti sarebbero inaccettabili.

Il meccanismo è alla base di ogni società e  esiste dalla notte dei tempi, ma è stato teorizzato in modo analitico dal filosofo e antropologo francese René Girard, a cui vorremmo ora dare uno sguardo.

Nel suo testo principale, La violenza e il sacro, il filosofo descrive gli aspetti filosofici e antropologici che sottendono e permettono la vita in società. Grande spazio è proprio dedicato al capro espiatorio.

Ma occorre fare un passo indietro. L’elemento centrale nelle relazioni interpersonali per Girard è il desiderio mimetico. Con tale termine, egli indica il rapporto che intercorre tra l’individuo e l’oggetto del suo desiderio. Rapporto che non è mai uno a uno, ma sempre triangolare. Vale a dire, il desiderio si esercita sugli oggetti che la società ci indirizza a desiderare. Io voglio una cosa perché quella cosa è voluta da altri, in poche parole. Da qui, il termine mimetico, somigliante.

A questo punto, dunque, è ovvio che la relazione interpersonale si carica di una forte valenza competitiva, un gioco di prevaricazione reciproca volta a soddisfare il proprio desiderio prima che lo faccia un altro. Tutto questo, innesca un meccanismo di violenza nascosta che vive un paradosso: non può essere sfogata arbitrariamente, né repressa all’infinito. In entrambi i casi, infatti, avvelenerebbe la società al punto da disintegrarla.

Il capro espiatorio è proprio il deus ex machina. Così come il sacerdote ebreo malediceva l’animale prima di mandarlo a morire nel deserto, così la società catalizza il suo odio e la sua violenza sulle spalle di un individuo o gruppo. In questo modo, il paradosso della violenza è risolto in un modo socialmente accettabile e che lava le coscienze perché non genera senso di colpa. Tutto il male, infatti, è caricato sulle spalle del capro. Esso può dunque essere ucciso, violentato, allontanato senza rimorsi. Anzi, è giusto che sia così.

VIOLENZA E COMUNITÀ: LEGGERE GIRARD OGGI

Ma come riconoscere il capro espiatorio? Quali sono i criteri che rendono un individuo perfetto per salire sull’altare del sacrificio?

Ebbene, Girard è molto chiaro in questo. Il capro é necessariamente qualcuno che vive ai bordi della società. Non può essere totalmente incluso, ma nemmeno totalmente escluso, perché verrebbe percepito come estraneo alla comunità. Il capro è colui che segue le regole della tribù ma al contempo se ne discosta, rompe gli equilibri. Proprio questa rottura offre il pretesto per muovere la macchina d’odio che porterà al sacrificio finale.

Sarebbe abbastanza retorico e scontato improntare l’indagine sui moderni capri espiatori della nostra società. Forse più interessante potrebbe essere riflettere sulla correlazione violenza-sacrificio. Proprio a partire da questo binomio, infatti, sì comprende perché ci sono momenti storici in cui il capro espiatorio assume le sembianze di una vera e propria caccia alle streghe.

Tanto più la società immagazzina violenza, tanto più ha necessità di estirparla attraverso il sacrificio collettivo del capro. In un periodo di benessere, difficilmente avverranno sgozzamenti di caproni. In un periodo di difficoltà, abbonderanno. Solo in questo modo una società frustrata potrà rimanere salda senza sentirsi in colpa.

In fondo, è proprio ciò che ci insegna l’Affaire Dreyfus. In una Francia devastata e umiliata dalla Guerra franco-prussiana, la violenza serpeggiante e nascosta esplose nei confronti di un diverso, l’ebreo.

Dunque, pensiamoci. Quanti capri espiatori abbiamo visto sacrificare in questo anno e mezzo di pandemia?

 

 

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