Il Superuovo

Gli Azzurri trionfano in terra britannica come Roma: le 5 fasi della conquista dell’isola

Gli Azzurri trionfano in terra britannica come Roma: le 5 fasi della conquista dell’isola

Ripercorriamo le tappe principali dell’occupazione romana della Britannia.

La vittoria sull’Inghilterra a Wembley regala l’Europeo di calcio ai nostri Azzurri.  Potremmo dire…una vera conquista. Ma altri “italiani” avevano conquistato – e stavolta sul serio – quest’isola . Analizziamo, quindi, i momenti salienti della conquista romana in Britannia.

1. La spedizione di Cesare

Nell’ambito della campagna gallica (58-51 a.C.), Giulio Cesare fu il primo ad organizzare l’invasione della Britannia: il console, infatti, varcò la Manica per la prima volta nel 55, ripetendosi poi l’anno successivo. L’obiettivo? Sgominare le tribù celtiche della costa, ree di rifornire i Galli del continente. Sempre in questa parte della  Britannia, oltretutto,  si trovavano le radici santuariali dei sacerdoti Druidi, riferimento religioso per l’intera Gallia. Entrambe le spedizioni di Cesare, tuttavia, si risolsero con il mantenimento dello status quo, senza conquiste territoriali. Di alcuni combattimenti fu testimone lo stesso Cesare, come raccontato nel suo ‘De bello gallico’ , in cui si sottolineano tutte le difficoltà logistiche per uno sbarco e un’occupazione ottimali. Unico risultato , forse, fu  la creazione di una prima rete clientelare, utile a Roma per allargare la sua sfera d’influenza.

2. Il fallimento di Caligola

Anche la campagna ideata durante il principato di Caligola (37 d.C.-41 d.C.) si rivelò un vero buco nell’acqua. Anzi: l’imperatore non riuscì neppure a sbarcare sull’isola, complice il malcontento dei suoi stessi soldati, impauriti dal tragitto sulla Manica, allora considerata come un Oceano. Comunque, nonostante le difficoltà, Caligola riuscì a ribaltare le sorti della campagna grazie alla sottomissione del piccolo popolo d’oltremanica dei Catuvellauni, per la verità grazie ad un colpo di stato filo-romano. Successo che, però, venne presentato all’opinione pubblica come un grande trionfo, permettendo  all’imperatore di mostrarsi in continuità col più grande dei conquistatori: Alessandro Magno.

3. La conquista di Claudio

Vero conquistatore della Britannia fu invece Claudio, zio nonché successore di Caligola. Desideroso di acquisire prestigio da un’impresa non compiuta neppure da Cesare, l’imperatore utilizzò come casus belli per intervenire delle divergenze diplomatiche coi Catuvellauni. Così nel 43 d.C. le legioni sbarcarono sul suolo britannico, occupandone l’area sud-occidentale. spingendosi successivamente  anche nell’attuale territorio del Galles. Si distinse in questa campagna Tito Flavio Vespasiano, imperatore dal 69 al 79 e fondatore della dinastia dei Flavi . Il successo oltremanica fu celebrato grandiosamente da Claudio, il quale fu lodato come il conquistatore di un nuovo continente. Tuttavia il reale problema da risolvere nella regione giunse dopo la conquista. La mancanza di un’entità statale già costituita e la presenza di tribù e comunità sparse, infatti, rese difficile la pacificazione del territorio, riportato definitivamente sotto controllo solo diversi anni dopo e a costo di aspre campagne di guerriglia.

4. Agricola consolida le conquiste

Alla pacificazione, per l’appunto, contribuisce Giulio Agricola, prima tribuno militare dal 58 al 62, poi governatore ( legatus augusti pro praetore ) della provincia di Britannia dal 78 all’84 . Il suo operato è ampiamente descritto dall’illustre suocero, nient’altro che Tacito, nel De vita et moribus Iulii Agricolae: la biografia elenca le imprese militari dell’uomo, accennando, però, anche a presunte spedizioni esplorative- di cui non si hanno vere conferme – in Irlanda .  Occupatosi dell’area gallese, Agricola si spinse verso nord, ingaggiando diversi scontri con numerose popolazioni locali. Celebre, in particolar modo, il conflitto coi Caledoni capitanati da Calgaco: la battaglia decisiva vide prevalere nell’84 i Romani in Scozia, sul monte Graupio. Interessante, a questo proposito, il monologo che Tacito mette in bocca al capo barbaro prima dello scontro con i Romani, in cui è fortissima la critica all’imperialismo degli invasori italici, che va di pari passo con l’esaltazione dei loro meriti militari.

5. Il vallo di Adriano

La conquista dell’isola, comunque, non fu mai realmente completata: l’area occupata dai Romani non comprese mai i territori scozzesi, dai quali giungevano frequentemente le minacce, ad esempio, della tribù dei Pitti. Intenzionato a fortificare i confini dell’impero più che ad allargarli, l’imperatore Adriano promosse, pertanto, la costruzione di una linea di fortificazioni: il Vallo di Adriano. Lungo 117 km, da Wallsend alla costa del Solway Firth, era costituito da imponenti difese in cemento e pietre squadrate, ed intervallato da numerosi presìdi. A quest’opera, costruita tra il 122 e il 128, si aggiunse poi una nuova serie di fortificazioni, il Vallo Antonino. Voluto dall’imperatore Antonino Pio nel 142, aveva come finalità quella di rafforzare il Vallo di Adriano, costruendo un ulteriore avamposto 160 km più a nord. L’opera, però, costituita da una serie di terrapieni e fortificazioni in legno, divenne a più riprese inutilizzata, salvo poi essere definitivamente abbandonata sotto Settimio Severo, che aveva tentato un’ultima volta di restaurarlo.

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