Tutta la bellezza dell’arte preistorica mostrata dalla replica delle grotte di Chauvet

Le grotte di Chauvet, in Francia, sono la testimonianza di un’arte preistorica ricca e stupefacente.

Alcuni studiosi osservano le pitture delle grotte di Chauvet (Google)

A causa del danneggiamento dovuto all’imponente affluenza, è stata creata una “copia” delle famose grotte.

Le grotte di Chauvet

Presso Vallon-Pont-d’Arc, nella valle del fiume Ardèche, Francia, ci sono delle grotte testimoni dell’importanza che l’arte aveva già nella preistoria.
Le grotte sono un vero e proprio santuario per l’umanità: in una grande caverna l’uomo ha reso omaggio alle sue prime divinità e ha realizzato le prime manifestazione artistiche a partire da 36 mila anni fa.
Qui sono quasi cento le pitture che raffigurano cavalli, bisonti, leoni, rinoceronti e cervidi (secondo le ricostruzioni degli studiosi si tratta di spiriti di divinità animali) dimostrano che l’uomo era già a conoscenza di tecniche pittoriche come lo sfumato e del volume alle figure.
Gli artisti, infatti, hanno fatto trasparire l’azione e la tensione emotiva dei soggetti rappresentati, anticipando metodi usati solo dal Rinascimento.
Un patrimonio straordinario che gli archeologi hanno subito deciso di preservare: la grotta è stata chiusa al pubblico per impedire il danneggiamento dei dipinti che già si era verificato in altre grotte, come quelle di Lascaux in Francia e di Altamira in Spagna, a causa dal calore, dalla luce e dalle spore di muffe e batteri portati dai moltissimi visitatori.
Dieci anni fa sono iniziati i lavori per la realizzazione di una replica, aperta al pubblico nel 2015, che permettesse a tutti di ammirare questa straordinaria testimonianza.

Alcune raffigurazioni delle grotte di Chauvet (Google)

La nascita della replica delle grotte di Chauvet

Ed è così che è nata la replica delle famose grotte, Chauvet 2, la più grande e precisa replica di arte parietale preistorica del mondo.
Si tratta di una grotta artificiale che riproduce esattamente le opere d’arte originali e a grandezza naturale, in un ambiente ricostruito con il metodo dell’anamorfosi, la quale garantisce la stessa percezione che si ha nella grotta reale giocando sulla prospettiva in spazi ridotti calcolata matematicamente.
In Chauvet 2 a colpire sono la grandiosità delle volte, la maestà delle stalattiti e la solennità delle pitture. Tutto sembra reale.
Ci sono anche i massi che, cadendo, chiusero definitivamente (la grotta “originale”) 29.500 anni fa dopo che era stata frequentata per 7 mila anni dall’uomo del Paleolitico.
I suoi scopritori moderni, gli speleologi Jean-Marie Chauvet (che ha dato il nome alla grotta), Éliette Brunel e Christian Hillaire, entrarono per caso da una spaccatura nel dicembre del 1994 e si trovarono in un ambiente sotterraneo di 8.500 metri quadrati.

Un’immagine della replica delle grotte di Chauvet (Google)

I soggetti pittorici di Chauvet

La prima sezione della grotta presenta figure di mammut che furono realizzate seguendo la forma delle stalattiti che ricordavano questi animali.
Questo è un indizio che ci fa ipotizzare che prima di disegnare, l’uomo preistorico usasse immaginare nelle rocce o in altri elementi naturali le sembianze degli animali.
Poco più avanti ci sono i “punti-palma“, chiazze fatte probabilmente a scopo rituale utilizzando ocra rossa sui palmi delle mani da usare come timbri sulle pareti, una sorta di firma del visitatore preistorico.
Queste “firme” compaiono sulle pareti della grotta anche con l’impronta positiva di mani intere, spesso destre, e con la tecnica stencil, cioè soffiando il colore in polvere con una cannuccia (un osso cavo).
Vi sono poi due orsi disegnati con ocra rossa, due pantere e un uccello rapace con le ali aperte.

Sulle pareti umide e tenere alla scalfittura, gli artisti usarono fare incisioni con schegge di selce o di osso o con le dita.
Vi sono anche un grande cavallo selvatico un gufo con le due penne sulla testa che sembrano orecchie (non presenti per esempio nella civetta o nell’allocco) a dimostrazione che ai tempi c’era anche una conoscenza delle varie specie.
La roccia tenera ha anche permesso di raffigurare due mammut bianchi in bassorilievo.
Dove invece le pareti tornano a essere dure, le figure non sono più rosse ma nere, tracciate con il carboncino.
Qu sono stati dipinti cervi e stambecchi.
Rinoceronti, bufali e cavalli sono rappresentati con la tecnica dello sfumato.

La grotta era anche un rifugio per orsi in letargo, come dimostrano i graffi sulle pareti e gli avvallamenti.
Nemmeno un osso di quelli ritrovato porta tracce di macellazione, segno che i Sapiens non li mangiavano.
L’orso delle caverne era piuttosto un animale sacro: un cranio venne posto su una roccia, come una reliquia su un altare, e altri 50 crani vennero messi a formare un cerchio attorno a quello centrale.

Le straordinari immagini sono state raffigurate in modo dinamico, mentre corrono e cacciano con i corpi protesi
Le uniche vere grandi assenti sono proprio le figure umane.

L’arte nella preistoria e nella storia

Come abbiamo già spesso detto, pittura e scultura sono state da subito protagoniste nella vita dell’uomo.
Oltre gli esempi citati sopra, non possiamo non citare Stonehenge e le sculture simbolo di prosperità tanto care all’uomo primitivo.
Più avanti, nella storia, i più grandi monumenti mai realizzati dall’uomo sono le Piramidi di Giza.
Insomma, una cosa è chiara: l’uomo è l’arte sono inseparabili da sempre.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.