Trump ripristina la pena di morte a livello federale. Cosa ne direbbe Cesare Beccaria?

Il ministro della Giustizia statunitense William Barr ha dichiarato la ripresa delle esecuzioni della pena capitale per le condanne deliberate dai Tribunali Federali. Previste entro la fine del 2019 cinque esecuzioni di cui la prima a settembre.

William Barr, Ministro della Giustizia USA

Le esecuzioni a livello federale riprendono dopo circa 16 anni (nel 2003 l’ultima). A questo dato va però aggiunto che i tribunali dei ventinove singoli stati che ad oggi contemplano la pena di morte nel loro ordinamento non hanno mai smesso di giustiziare i loro detenuti (200 esecuzioni dal 2010 ad oggi, di cui 25 nel 2018). Se dunque la pena di morte negli USA non ha mai smesso di essere una realtà concreta, perché il ministero della giustizia ha emanato questa delibera?

La pena di morte negli USA

L’autonomia dei singoli stati che compongono gli USA è molto alta, e il tribunale federale ha competenze limitate, può deliberare solo su leggi costituzionali e derivate da leggi federali, infatti la buona sostanza delle norme penali è gestita dalle leggi statali, e quindi dalle corti statali viene giudicata.

Certo, nei film quando sentiamo dire da un personaggio “è un reato federale” sappiamo che ci si sta riferendo ad una infrazione particolarmente grave, tuttavia quel reato verrà giudicato dal tribunale dello stato in cui questo viene commesso: quindi se un omicidio viene commesso a Boston (Massachussets, dove la pena capitale è stata abolita) la corte del Massachussets non potrà condannare a morte l’imputato, se lo stesso omicidio viene commesso in Austin (Texas, lo stato più “attivo” in questo campo) la corte avrà questa possibilità.

In verde gli stati che hanno totalmente abolito la Pena di morte

Attraverso questo Atto il Governo Trump intende, almeno in questo ambito, superare la sussidiarietà tra il potere giuridico dello stato centrale e il potere dei singoli stati. Cosa di fatto mai esclusa dalla legge statunitense, anche se, mai messa in atto dal 2003 (complici anche le moratorie del New Hampshire e del Kansas sui rispettivi condannati).

La pena di morte è un deterrente efficace?

Una ricerca ONU del 1988 afferma chiaramente che non esistono prove secondo cui la pena di morte sia un deterrente. E forse per affermare ciò non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di aspettare fino alla fine del ventesimo secolo. Cesare Beccaria nel suo trattato “Dei delitti e delle pene” del 1764, affermava chiaramente che non è tanto la crudeltà della pena a distogliere il criminale dal suo intento, quanto la certezza della stessa.

Le altre criticità della pena capitale

Il fatto che il sistema giudiziario statunitense sia “razzista” è per qualcuno una congettura, tuttavia molti attivisti continuano ad affermarlo sulla scorta di dati concreti. Helen Prejan afferma ad esempio che i giudici, nel deliberare la pena capitale, tengono principalmente conto del ceto e della razza di appartenenza delle vittime: un proletario di colore che uccide un ricco bianco avrà molte più probabilità di essere condannato a morte rispetto al caso opposto. Scoot Turow (Avvocato di O. J. Simpson) afferma nel suo libro che solo i ceti più benestanti possono permettersi una degna difesa, gli altri debbono accontentarsi degli avvocati d’ufficio spesso non competenti o non motivati.

L’ultima stanza vista da un condannato a morte

Ancora più attuale è il dibattito sui metodi attraverso i cui viene “fatta giustizia”:, abolite la fucilazione, l’impiccagione, la camera a gas e la sedia elettrica, le ultime esecuzioni si stanno svolgendo totalmente per iniezione letale (metodo comunque non avulso da incidenti, come ad esempio nel 2014 quando l’agonia di un detenuto in Oklahoma si protrasse per ben 43 minuti): al detenuto steso su un lettino medico dotato di cinghie di costrizione viene iniettato un “coktail” di sostanze tra cui il Tiopental. Il dibattito sulla pena di morte ha spinto le case farmaceutiche a bloccare le forniture di queste sostanze, il ministro William Barr sembra però che abbia pensato proprio a tutto, dichiarando che il “cocktail” sarà sostituito da un’unica sostanza chiamata Pentobarbital (usata anche in Europa per il suicidio assistito).

Fabio Cirillo

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.