Il Superuovo

Tra simboli ed allegorie: la pittura di Gaspare Mutolo ci spiega la Mafia

Tra simboli ed allegorie: la pittura di Gaspare Mutolo ci spiega la Mafia

Analisi del simbolismo presente nei dipinti del “Picasso della Mafia”

Gaspare Mutolo durante il film-inchiesta “Belluscone, una storia siciliana” diretto da Franco Maresco 2014)

Gaspare Mutolo nacque il 5 febbraio 1940 a Palermo, fu un mafioso, e fu un collaboratore di giustizia; le sue dichiarazioni permisero tra le altre cose, di fare luce su uno degli eventi più oscuri della Repubblica, la Trattativa Stato-Mafia, ovvero i negoziati che lo Stato intraprese con la Mafia per la cessazione delle Stragi, in cambio di benefici a vantaggio dei mafiosi, oggi Mutolo è un uomo libero, e vive dipingendo quadri.

Antefatti, affiliazione e pentimento

Gaspare Mutolo fu quello che nel contesto di Cosa Nostra, veniva definito un “soldato semplice”, per poi diventare boss della Piana dei Colli; tra il 1968 e l’inizio degli anni ’70 faceva dentro e fuori di galera, in quest’occasione conobbe Totò Riina, di cui fu compagno di cella per alcuni mesi.

Dopo l’ennesima scarcerazione in favore di Mutolo, Riina lo convinse ad uscire dalla cosiddetta “microcriminalità”, ed affiliarsi a Cosa Nostra, da lì Mutolo riuscì a mettere insieme un bel gruzzolo, “lavorando” per la Mafia e trafficando eroina.

Nel 1974, quando la mafia siciliana rapiva persone facoltose nel Nord-Italia, secondo alcune testimonianze di altri pentiti, egli fu incaricato di rapire Silvio Berlusconi, anche se questo punto rimane misterioso, poiché, nel 1974, quando Mutolo era già in Lombardia, pronto per il rapimento, fu richiamato in Sicilia da Tano Badalamenti e Stefano Bontade (dichiarazione dello stesso Mutolo).

Nel 1986 fu coinvolto nel Maxi-Processo di Palermo istituito da Falcone e Borsellino; in quell’occasione fu condannato a 10 anni di reclusione, nel 1991 fu convinto dallo stesso Falcone a collaborare con la giustizia, fu proprio in questo contesto che Mutolo, interrogato da Borsellino, rivelò le dinamiche della Trattativa Stato-Mafia, poi Borsellino fu assassinato, con annessa sparizione della forse un po’ mitizzata agenda rossa, in cui il giudice avrebbe annotato i legami tra i politici ed i mafiosi, rivelati dai pentiti, tra cui lo stesso Mutolo.

Arte, simboli e simbolismo

“I simboli sono un linguaggio”, così inizia il personaggio di Robert Langdon nel film “Il Codice Da Vinci” diretto da Ron Howard ed uscito nelle sale cinematografiche nel 2006 (un classicone insomma), e comunque, come dargli torto, per molte correnti artistiche, i simboli e le allegorie, sono l’essenza stessa dell’arte.

Ma… attenzione a non confondere il simbolismo (o simbologia) ed il Simbolismo, parole apparentemente uguali, ma la minuscola nella prima e la maiuscola nella seconda, nascondono una grossa differenza.

Esempio di simbolismo: se nel Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria vedo un medaglione che contiene il volto dell’arciduchessa, circondato da un Uroboro (un serpente che si morde la coda), saprò che questo simbolo rappresenta continuità ed infinito, nulla di esoterico o blasfemo, nonostante la tradizionale iconografia cristiana accosti la figura del serpente alla tentazione; questo è il simbolismo.

Poi vi è il Simbolismo, ovvero quella corrente pittorica che nacque nel 1886 con l’omonimo manifesto ad opera di Jean Moréas, pubblicato su una pagina di Le Figarò.

Questa corrente, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha il compito di rivestire l’Idea di una forma sensibile che attraverso una rete di analogie ne veicoli le potenzialità allusive. Di qui l’interesse per la dimensione del sogno, della visione interiore, dell’immaginazione, attraverso l’ambigua modalità del simbolo. Fonte: Enciclopedia Treccani, perché meglio di così era impossibile spiegarlo (no, non mi pagano per sponsorizzare l’Enciclopedia Treccani).

Dipinto che fa palese riferimento alla strage di via d’Amelio, in cui perse la vita Paolo Borsellino, il soggetto stringe infatti nella mano quella che parrebbe l’agenda rossa del Giudice.

L’arte del “Picasso della Mafia”

La definizione di “Picasso della Mafia”, deriva da un articolo online pubblicato dal giornale Il Dubbio, intitolato “Gaspare Mutolo, anche la Mafia ha il suo Picasso”, paragone forse un po’azzardato, ma funzionale per il titolo di un articolo di giornale.

Guardare un dipinto di Gaspare Mutolo potrebbe far storcere il naso in un “Ma che è sta roba?”, però del resto ormai anche tagliare una tela è divenuta arte, quindi… (si scherza).

Mutolo iniziò in carcere ad appassionarsi alla pittura, ammirando la pittura di un ergastolano nel carcere di massima sicurezza di Solliciano, dai soggetti delle sue opere, egli pare dipingere forse per espiazione, o forse per denuncia, poiché il tema della Mafia è tra i più ricorrenti nella sua produzione, i riferimenti sono spesso palesi.

Per i dipinti di Mutolo, si può parlare di una fitta simbologia atta alla denuncia del fenomeno mafioso, ognuna di queste allegorie ha un significato: troviamo la piovra, un animale che a causa della sua forma viene collegato alla Mafia, una testa che ricorda la “Cupola” (principale organo di comando di Cosa Nostra), ed i tentacoli, che rappresentano tutti i legami e gli affiliati dell’organizzazione criminale, spesso troviamo i tentacoli che vanno ad infilarsi nelle case, come a significare che la Mafia, soprattutto in quegli anni, era pressoché ovunque.

Altri simboli che troviamo nei dipinti mutoliani, sono le lumache che indossano i classici copricapi dei giudici, a simboleggiare la lentezza della giustizia, che molto spesso era pilotata dalla Mafia stessa, troviamo le colombe, simbolo di speranza, troviamo il Colosseo, simbolo di Roma, e forse degli acclarati legami tra Mafia ed istituzioni, troviamo l‘aquila che affonda i suoi artigli nella testa della piovra, simbolo forse, proprio di Paolo Borsellino, per cui Mutolo nutrì grande rispetto.

Dipinto in onore di Paolo Borsellino

In poche parole…?

Non si sa se Gaspare Mutolo dipinga per espiazione o per porre in qualche modo una forma di denuncia verso il fenomeno mafioso ed il suo passato, è ovvio che la sua tecnica pittorica estrinseca, non sia tra le più sopraffine, ma è chiaro che i messaggi che la sua arte trasmette siano concisi ed efficaci.

Non è possibile dare giudizi sulla morale di queste persone, poiché è relativamente semplice dire “La Mafia è una montagna di me**a”, ma forse per molti non fu così, e per inciso, per molti (alcune figure politiche comprese…), ancora non lo è.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: