In ‘The Titan’, un nuovo film originale Netflix, l’unica speranza di salvezza per l’umanità è l’inospitale Titano, una luna di Saturno con caratteristiche simili alla Terra ma non abbastanza simili per essere abitabile. Se però non si può cambiare il pianeta, forse si può cambiare l’uomo: ma a quel punto, sarà ancora possibile definirsi ‘esseri umani’? La corrente filosofica del Transumanesimo cerca di darci una risposta.

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Una diapositiva del film originale Netflix ‘The Titan’, disponibile dal 30 marzo 2018

Inquinamento e riscaldamento globale hanno compromesso irreparabilmente i cicli climatici della Terra: uragani, tempeste tropicali e desertificazione interessano ormai la totalità del pianeta, spingendo l’umanità incontro ad un’apocalisse in rapida accelerazione. L’unica via d’uscita, una volta decretato che la Terra è perduta per sempre, è guardare alle stelle. Una speranza viene da Titano, la più grande tra le lune di Saturno, che all’interno del sistema solare rappresenta il corpo celeste più simile al Pianeta Azzurro. Su Titano però, l’umanità non è in grado di sopravvivere a causa della scarsa percentuale di ossigeno nell’atmosfera e del freddo glaciale dovuto alla maggiore lontananza dal Sole. La soluzione però non consiste nel progettare colonie ‘a misura d’uomo’ in un ambiente inospitale, bensì nel progettare un uomo ‘a misura di Titano’. Uno scienziato, il Professor Martin Collingwood, chiama dunque a raccolta un gruppo di uomini e donne che si sono distinti per la straordinaria capacità di adattarsi e sopravvivere in situazioni estreme, al fine di sottoporli ad un trattamento di editing genetico. Modificando il loro DNA sarà possibile infatti renderli ‘adatti’ alla vita su Titano.

The Titan, pellicola di fantascienza che va ad irrobustire il filone dei film dedicati alla fine del mondo, è una nuova produzione originale Netflix creata sotto la regia di Lennart Ruff. E’ interessante sottolineare come negli ultimi anni questo genere abbia subito un certo cambio di direzione: gli espedienti per l’apocalisse non sono più asteroidi, flare solari o invasioni aliene – elementi profondamente radicati nell’immaginario comune ma altrettanto poco probabili – ma piuttosto sconvolgimenti climatici causati dall’inquinamento, dallo scioglimento dei ghiacci e dai livelli di anidride carbonica troppo alti nell’atmosfera. Una fine del mondo home-made che sembra essere un tentativo di denuncia formato box-office da parte di attori e registi impegnati nella salvaguardia dell’ambiente. Solo nelle ultime settimane, Netflix ha fatto uscire tre produzioni originali in cui la Terra è perduta a causa del comportamento dell’uomo: Orbita 9, Lost in Space e appunto The Titan.

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Il pilota Rick Janssen sottoposto ad un intervento chirurgico per potenziare la vista
(Fonte: ign.com)

Non si fa fatica ad affermare che quest’ultimo non abbia proprio nulla di memorabile in termini cinematografici, ma a suo favore va il fatto che, oltre la denuncia di stampo ‘ecologico’, pone un importante interrogativo su cui riflettere: modificando il genoma umano, si resta davvero umani? E dunque, per estensione: cosa significa davvero essere umani? A porsi queste domande è Abigail, moglie di Rick Janssen, un pilota dell’aeronautica militare statunitense selezionato nel programma di evoluzione forzata. Man mano che il processo di editing genetico va avanti, alcuni membri del programma cominciano a morire o a mostrare segni di evidenti cambiamenti di personalità. Lo stesso Janssen, molto legato a sua moglie e a suo figlio, sembra perdere man mano la capacità di comunicare e di farsi comprendere dai suoi cari.

Modificare più o meno profondamente gli esseri umani al fine di migliorarne le capacità fisiche e cognitive attraverso la tecnologia è il cardine del pensiero del Transumanesimo, una corrente filosofica che indaga la possibilità di mettere in atto questi cambiamenti e allo stesso tempo si interroga sui benefici, i pericoli e i risvolti etici che comportano. Il termine fu coniato dal genetista britannico Julian Huxley – fratello dello Aldous Huxley, autore della celeberrima distopia ‘Il Mondo Nuovo’, in cui gli esseri umani sono generati e condizionati per appartenere a rigide classi sociali – nel 1957, e definito come “l’uomo che rimane umano ma che trascende sé stesso, realizzando nuove potenzialità della sua natura umana, per la sua natura umana”.

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Il simbolo dei transumanisti, human+

Rispetto alla fine degli anni Cinquanta di passi avanti la scienza ne ha fatti tanti, sia sulla conoscenza dei segreti del genoma umano sia sulla possibilità di intervenire con l’editing genetico. E’ di fine ottobre 2017 la notizia che la tecnica di editing nota come Crispr (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats) sia stata affinata al punto da poter correggere le singole ‘lettere’ del DNA, ovvero le basi azotate (Adenina, Timina, Citosina e Guanina, note come A, T, C, G) che costituiscono i ‘pioli’ della scala elicoidale del nostro genoma. E’ a causa delle mutazioni delle sequenze di queste lettere che l’organismo umano va incontro a malattie importanti come l’anemia falciforme o la fibrosi cistica, e grazie a questa tecnica potrebbe essere possibile intervenire esattamente all’origine del problema, laddove è avvenuto una specie di ‘errore di trascrizione’.

Se da una parte si aprono scenari incredibilmente positivi nella lotta contro alcuni tipi di malattie, dall’altra si profila la possibilità di intervenire sul DNA umano non per ‘correggere’ un errore, ma per migliorare un organismo già sano, potenziandolo. Siamo ancora ben lontani dalla creazione di Capitan America, ma questo non impedisce di iniziare a domandarci se e quanto sia giusto spingersi oltre i limiti a cui finora ci ha portato un processo naturale di evoluzione, ma soprattutto se la possibilità materiale di fare una cosa del genere corrisponda automaticamente alla positività di un tale cambiamento. I seguaci del movimento transumanista confidano che il progresso tecnologico e la sua applicazione su organismi umani porterà innegabilmente ad un miglioramento dell’esperienza umana. In questo senso nel Transumanesimo si può leggere una nuova forma di positivismo, ovvero una fede cieca nel progresso simile a quella che ha pervaso le ultime decadi del XIX secolo. Nel caso precedente, questa fiducia è poi stata tradita da casi eclatanti come la scoperta dell’energia nucleare: un enorme passo avanti per la scienza e per l’umanità, ma che ha saputo rivelarsi una drammatica arma a doppio taglio.

Giulia Cibrario