“The Others”: gli eventi paranormali sono la maschera del realismo ingenuo?

 

Le pellicole horror utilizzano l’intrattenimento come maschera per problemi più profondi? Vediamo quali possono essere.

Sappiamo tutti che i lungometraggi sul paranormale sono prodotti della fantasia, eppure un senso di sollievo ci pervade ogni volta che il film termina senza la scritta “Based on a true story”. Ma siamo davvero sicuri che non siano basati sulla realtà? E soprattutto, sappiamo definire con certezza cosa sia reale?

Non una famiglia come le altre

Per tutti coloro che non l’avessero visto, The Others è un film che si svolge in una casa situata nell’isola di Jersey dove Grace Stewart (Nicole Kidman) vive con i suoi due figli Anne e Nicholas. I bambini soffrono di una forma di allergia ai fasci luminosi che costringe la famiglia a coprire tutte le finestre con pesanti tende. La donna decide così di assumere tre domestici, ma sarà proprio il giorno del loro arrivo a segnare l’inizio di avvenimenti paranormali. L’ultimo di questi è la scomparsa proprio delle tende, che porta Grace ad allontanare i collaboratori e a fare una scoperta raccapricciante: una vecchia fotografia raffigurante i tre domestici defunti. La fragilità del rapporto tra la donna e i figli causa la fuga di questi durante la notte. Essi si imbattono però in tre lapidi prima tenute nascoste agli occhi della famiglia. A questo punto Anne e Nicholas si rifugiano in casa e la madre, scesa al piano di sotto, intraprende un’inquietante conversazione con i domestici che le rivelano cosa fosse accaduto. Qualche anno prima infatti Grace aveva ucciso i figli, suicidandosi poi con un colpo di fucile. La causa dei fenomeni paranormali era una seduta spiritica indetta dai potenziali nuovi inquilini con l’aiuto di un’anziana signora in grado di percepire la piccola Anne.

Il realismo ingenuo

La critica ha espresso considerazioni contrastanti riguardo la pellicola: da chi vede il lungometraggio come un’ottima ghost story dalla quale però “non s’impara niente di nuovo” ad affermazioni quali “Avrebbe meritato un premio se non fosse che ai festival, per il conformismo delle giurie, possono vincere solo film da festival […]”. Io vorrei invece soffermarmi su un concetto che fa da fondamento alla costruzione di questo film, ovvero che non tutto è sempre come appare. Se dovessi pensare che gli stimoli fisici del mondo giungono alla nostra percezione senza alcuna modificazione, saresti vittima di quello che in psicologia prende il nome di realismo ingenuo. La mediazione da parte degli organi di senso invece al verificarsi di due tipologie di errore: l’errore dello stimolo e l’errore dell’esperienza. L’errore dello stimolo ci porta a descrivere ciò che sappiamo e non ciò che vediamo. L’errore dell’esperienza è più comune e indica il modo in cui attribuiamo alla realtà fisica qualità che appartengono alla percezione. Lo spannung del film può essere identificato nella scena in cui Grace aggredisce Anne poiché al posto di vedere la figura della figlia, vede quella di un’inquietante anziana. Questo è un chiaro esempio di errore dell’esperienza: senza la modificazione tra stimolo fisico e percezione la donna vedrebbe una bambina, sua figlia, al posto di una figura anziana. Così, come saremmo pronti a definire calda dell’acqua a temperatura ambiente dopo aver tenuto la mano in una bacinella di acqua ghiacciata, allo stesso modo Grace è vittima della propria percezione e si trova a fronteggiare un’immagine che non è realmente presente nel mondo fisico. Se dell’acqua tiepida può essere definita calda, dovremmo totalmente escludere l’idea che fenomeni paranormali possano essere ricreati dalla nostra elaborazione percettiva e diventare così reali?

Cos’è reale?

Finora abbiamo analizzato solo l’errore dell’esperienza, ma se vogliamo parlare di cosa sia reale dobbiamo prendere in considerazione anche l’errore dello stimolo. Alla base di tutte le illusioni ottiche, questa tipologia di errore, ci permette di vedere dei volti tra le fronde di un albero e di scambiare figure innocue come minacce. In una stanza buia, un appendiabiti può presto diventare una persona nell’ombra. Riprendo quindi la mia domanda iniziale: sappiamo definire con certezza cosa sia reale? Potremmo definire reali gli stimoli fisicamente presenti nell’ambiente, ma spesso consideriamo tali anche quegli stimoli che non lo sono, e la vita sarebbe completamente diversa senza questi. La nostra mente è infatti capace di creare immagini ambigue ed inquietanti che forse accorciano le distanze tra la nostra esperienza di vita quotidiana e le pellicole horror di cui possiamo godere sempre separati da uno schermo.

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