L’inutilità del suicidio, tra Schopenhauer e la Bottega dei Suicidi

 

Spesso di fronte a situazioni drammatiche come quella del suicidio non abbiamo la minima idea di come affrontarle, non trovando nessuna risposta al perché di questa pratica. Oggi affronteremo questo argomento, tentando di smentire che il suicidio sia l’unica risposta valida di fronte ad una realtà difficile, come la nostra

Attenzione, oggi tratteremo di un argomento molto delicato,che però caratterizza la nostra società moderna, il suicidio, divenuto oggetto di studio di molte opere artistiche, letterarie, e ovviamente filosofiche. Uno dei maggiori pensatori riguardo questo tema fu proprio Arthur Schopenhauer, e oggi vedremo come quest’ultimo affronta l’argomento  presentando brevemente il suo pensiero per poi collegarci all’opera cinematografica“La bottega dei suicidi”, realizzata dalla mente geniale di Patrice Leconte

Schopenhauer e il suicidio

Partiamo innanzitutto dicendo che per Schopenhauer l’esistenza è essenzialmente dolore, infelicità e sofferenza. La causa di questa sofferenza intrinseca dell’uomo è determinata dal fatto che l’individuo è in realtà l’oggettivazione della volontà (potremmo definirla come la Brama), la quale governa l’intero universo, e che il filosofo definisce come:

L’intima essenza delle cose è estranea al principio di ragione. Essa è la cosa in sé, e questa non è altro che volontà; la quale è perché vuole e vuole perché è. La volontà è in ogni essere la realtà assoluta.

(Parerga e paralipomena, Pensieri diversi, 65)

Secondo il filosofo, infatti, noi uomini non siamo interamente rappresentazione, ma anche corpo, e proprio grazie ad esso non ci limitiamo ad osservarci dall’esterno, ma anche a viverci interiormente attraverso le nostre sensazioni, è questa esperienza che permette all’uomo di strappare il velo del fenomeno (la realtà come ci appare) e afferrare la cosa in sé (o noumeno come la definisce esso stesso), la “Volontà di vivere”, l’impulso potente che spinge ogni essere ad esistere e a perpetrare la propria esistenza.  Nell’uomo la Volontà è pienamente cosciente, e questo rende la sua vita estremamente drammatica. Questa consapevolezza rende il desiderio degli uomini più lacerante e insaziabile, portandoli a vivere in uno stato di continuo inappagamento. Affermare ciò equivale a dire che la vita è dolore per essenza, in quanto come uomini siamo destinati ad avere molteplici desideri e quindi rimanere inappagati per l’eternità. Un punto di vista che potrebbe ricordarci a tratti quello di un altro grande autore, Giacomo Leopardi, portandoci così a definirli entrambi sostenitori di un affermato pessimismo nei confronti della realtà. A questo punto, potremmo pensare che l’unica via d’uscita di fronte a questa realtà così dolorosa sia, per Schopenhauer, quella di mettere fine a questa esistenza, attraverso il suicidio. Ma non è così, anzi, anche se per quanto detto fin’ora si potrebbe dire che la filosofia di Schopenhauer sia una forte legittimazione del suicidio, in realtà egli rifiuta e condanna fermamente questa pratica, in quanto mettere fine alla propria vita suicidandosi equivale, in un certo senso, ad affermare in extremis la volontà di vita, piuttosto che a negarla, estinguendola. Non ci si suicida “contro la vita” ma perché della vita si è insoddisfatti. Inoltre, afferma il filosofo, il suicidio sopprime solo una manifestazione fenomenica della Volontà (l’individuo) lasciando intatta la cosa in sé, che può così rinascere in miliardi di altri individui

La bottega dei suicidi

Concentriamoci ora su quest’opera cinematografica a mio parere molto interessante, “La bottega dei suicidi”, un film che tocca un argomento attualissimo e molto coraggioso quale il “mal di vivere”, in maniera molto leggera, essendo un film d’animazione, ma che comunque tenta di mettere gli spettatori di fronte a un tema molto spesso celato o preso poco in considerazione. La trama è semplice, in una città mesta dove nessuno ha più voglia di vivere, si trova l’originalissima “Bottega dei Suicidi” della famiglia Tuvache. Qui Lucrece e Mishima (i due coniugi ) vendono, grazie all’aiuto dei loro figli (Marilyn e Vincent) tutti gli accessori per un perfetto suicidio: veleni,cappi,armi e chi più ne ha più ne metta.Gli affari vanno a gonfie vele, ma la vita e il lavoro della famiglia viene stravolto dalla nascita di Alan, il loro terzogenito, il quale diviene la “pecora nera” della famiglia solo perché ha in sé una grande gioia di vivere e non fa altro che vedere il mondo con ottimismo e con un enorme sorriso stampato sul volto. I genitori sono disperati, in un mondo come quello non è permesso per nessun motivo essere felici, e la gioia che Alan trasmette non fa che intralciare l’attivitá di famiglia, talvolta facendo rinunciare i clienti a comprare gli accessori per suicidarsi, solamente perchè salutati con un “Buongiorno” anzichè un “Malgiorno”. Infine sarà proprio il piccolo Alan che con il suo carattere così gioviale e positivo riuscirà a creare un nuovo equilibrio nella sua famiglia e nella sua cittadina, tanto da stravolgere completamente la società in cui egli vive. Insomma, se non avete ancora visto quest’opera geniale vi consiglio vivamente di recuperarla

Il suicidio non è la soluzione migliore

Quindi, vi starete chiedendo voi, gentili lettori, qual’è la cura al suicidio? Ebbene, dopo aver analizzato sia l’atteggiamento che il filosofo ha nei confronti della realtà sia quella di Alan nella “bottega dei suicidi”, potremmo dire che a prima vista le due concezioni si scontrino una contro l’altra, da una parte un punto di vista particolarmente pessimista della vita come dolore, dall’altro un inno alla vita. Ma io credo che un punto d’incontro, entrambe queste due posizioni ce l’abbiano, ed è un legame molto profondo, quasi inevitabile, ovvero il rifiuto al suicidio come via di liberazione dal dolore. La soluzione che da Schopenhauer al problema della vita è quella di liberarsi dalla stessa Volontà di vivere, contrapponendo alla voluntas, la forza che spinge ogni essere, la noluntas, cioè la negazione della stessa, che può esser raggiunta attraverso un percorso di liberazione articolato in tre tappe: Arte, Etica e Ascesi. Alan, invece, condanna il suicidio trasmettendo allegria, incapace di concepire il perché di questo atto ai suoi occhi così inutile. Potremmo dire che Alan provi  un amore vago e indefinito per l’umanità, e in tutti i modi cerca, tramite il suo essere gioioso, (tanto da contagiare tutti quelli che incontra), a condannare questa pratica . Insomma, due punti di vista della vita abbastanza differenti, ma che per un motivo o per l’altro cercano in tutti i modi di far sì che la vita continui a perpetrare, cercando di liberarsi dal dolore non tramite un inutile atto come quello del suicidio, ma attraverso una continua ricerca della salvezza dell’essere umano

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: