La filosofia delle Mani di Ferro e lo sviluppo delle protesi e materiali biocompatibili

L’estrema ossessione dei figli di Ferrus Manus per il rimpiazzare la debole carne con la fredda cibernetica è una caratteristica tipica del capitolo di space marines in questione. Ma come sono le protesi nella vita reale?

” Solo quando per il potere del nostro odio avremo veramente abbandonato la prigione della nostra stessa carne, saremo giudicati degni di stare al fianco del Primarca ritornato. Ogni nemico che uccido, ogni pietra che lancio, rende il mio odio più puro e il giorno in cui Ferrus Manus ci viene restituito un giorno più vicino. ”

Queste sono le parole di Klaanu Johar, Iron Father del capitolo, tuttavia nella vita reale lo sviluppo di protesi e materiali compatibili con i tessuti umani è diventato realmente una sfida tecnologica rilevante ed in grado di cambiare la vita alle persone.

 

Chi sono le Mani di Ferro?

Le Mani di ferro sono un capitolo degli Space Marine lealisti e una delle prime legioni degli Space Marine fondatori create dal seme genetico del loro martirizzato Primarca , Ferrus Manus . Come le altre legioni lealiste di Astartes.

Sebbene irremovibili nella loro fede nell’Imperatore del genere umano e nel Suo sogno di unità umana come incarnato nell’Impero dell’Uomo , le Mani di ferro credono anche che la carne umana sia debole e facilmente corruttibile, e si sforzano di sostituire i loro corpi organici con più “puri” bionici sostituti, quindi strettamente emulando fede della Mechanicus ‘ Cult della macchina .

Le Mani di Ferro sono nati come il X ° Legione di Space Marine, progettato dall’imperatore dell’Umanità a portare la sua luce ai mondi colonia umana a lungo perso sparsi per le stelle. Famose per il loro orgoglio, la brutalità spietata e l’irrequietezza in battaglia, le Iron Hands erano tra le più potenti e famose legioni della Space Marine della Grande Crociata. L’identità unica delle Mani di ferro è forgiata dalla loro convinzione che tutta la carne sia intrinsecamente debole, poiché è soggetta a mortificazione, decadimento e tentazione ed è quindi una debolezza che alla fine deve essere eliminata se le Astartes del Capitolo servono al meglio l’Imperatore.

Questa è una credenza molto probabilmente radicata nelle esperienze dell’eresia di Horus, ma anche il carattere intrinseco della gente del mondo natale di Capitolo di Medusa , con il loro stoicismo e la paziente pazienza, gioca un ruolo. Dopo l’apparente morte del loro Primarca a Istvaan V, i membri sopravvissuti della Legione tornarono nel loro mondo natale e alimentarono i carboni dell’odio che sarebbero durati per millenni.

Nell’0scurità del lontano futuro dove la tecnologia viene adorata come una forma di divinità sicuramente le mani di ferro rappresentano un’icona dell’atmosfera distopica che regna ovunque. Non esitano infatti a sterminare l’intera popolazione di interi pianeti se minimamente sospettati di eresia. Conta solo la fredda logica e sono in questo molto amici dell’Adeptus Mecchanicus di Marte.

Ma i veri dispositivi medici utili come protesi come sono?

Le protesi nella storia:

Sono nostre alleate da molto. Una gamba artificiale risalente a circa il 300 aC è stata rinvenuta a Capua, in Italia, nel 1858. Era fatta di bronzo e di ferro, con l’anima in legno, era stata costruita per un amputato transtibiale. Nel 424 aC, Erodoto ha scritto di un veggente persiano che fu condannato a morte ma riuscì a fuggire amputandosi il piede e facendo un filler di legno per camminare

 

30 miglia fino alla città più vicina.

Lo studioso romano Plinio il Vecchio (23-79 dC) scrisse di un generale romano nella seconda guerra punica (218-210 aC) che aveva un braccio destro amputato. Aveva una mano di ferro che gli permetteva di tenere il suo scudo ed è stato così in grado di tornare a combattere.

Nella storia successivi sviluppi reali si avranno solamente nel rinascimento, dove verranno riscoperte le tecniche di medicina dei Greci e Romani. Le protesi in questo periodo sono generalmente fatti di ferro, acciaio, rame e legno e acquistano oltre che un ruolo estetico anche un ruolo funzionale.

Da metà a fine del 1500 troviamo l’esperienza di Ambroise Paré, barbiere/chirurgo dell’esercito francese è considerato da molti il padre della chirurgia moderna. Ha introdotto le procedure di amputazione moderna (1529) e di costruzione delle protesi di arti inferiori (1536). Ha anche inventato una protesi sopra il ginocchio, una gamba di legno con ginocchio articolato e piede in posizione fissa, blocco di controllo al ginocchio e altre caratteristiche tecniche che sono utilizzate nei dispositivi di oggi. Il suo lavoro ha mostrato la prima vera idea di come dovrebbe funzionare una protesi. Un collega di Paré, il Lorrain, un fabbro francese, ha offerto uno dei contributi più importanti al campo quando ha usato il cuoio, carta e colla al posto del ferro che risultava essere troppo pesante

Il 17 al 19 ° secolo, nello specifico nel 1696, Pieter Verduyn sviluppò la prima protesi con articolazione del ginocchio, che sarebbe poi diventata il modello per gli attuali dispositivi.

Nel 1800, un londinese, James Potts, ha progettato una protesi fatta da una gamba in legno e presa di corrente, un ginocchio in acciaio e un piede articolato controllato da tendini tracciati dal ginocchio alla caviglia. Nel 1843, Sir James Syme ha scoperto un nuovo metodo di amputazione della caviglia che non comportava l’amputazione alla coscia. Questa metodologia è stata ben accettata nella comunità degli amputati perché voleva dire che c’era una possibilità di camminare utilizzando una protesi del piede evitando l’amputazione di gamba. Nel 1846, Benjamin Palmer vedendo le varie lacune tra i componenti di una protesi di gamba, migliorò le protesi esistenti con l’aggiunta di una molla anteriore e

 

tendini nascosti per simulare il movimento naturale. Douglas Bly ha inventato e brevettato la gamba anatomica Bly Doctor’s (1858), da lui denominata “l’invenzione più completa e di successo mai raggiunta in arti artificiali”

 

Le bioprotesi cardiache:

Un esempio di valvola aortica è prodotta dalla Perimount.

La valvola aortica Carpentier-Edwards Perimount è la prima valvola frutto della bioingegneria meccanica progettata specificamente per la posizione aortica. Unisce un design comprovato ai vantaggi del tessuto pericardico, ha una durata comprovata pubblicata fino a 20 anni e mantengono una stabilità emodinamia comprovata per 17 anni.

Il design di ingegneria biomedica basato su modelli matematici è studiato per ottimizzare emodinamica, durata e impiantabilità.
Lo stent in lega di cobalto e cromo flessibile assorbe l’energia per ridurre lo stress sui lembi e presenta un polimero in poliestere compatibile con le fibre mane ed in grado di legare con la lega metallica. Il proliestere rappresenta infatti una costante per permettere di cucire la nuova valvola al miocardio.

Nel caso delle valvole con un anello di metallo si ricorre al titanio, che come ricordiamo è uno dei pochi materiali che non danno problemi di rigetto.

Nonostante la presenza di tecnologie avanzate, comunque ci appoggiamo a tessuti provenienti da altri animali.
Infatti tre lembi pericardici bovini indipendenti con uguale spessore ed elasticità ottimizzano la distribuzione dello stress.
La bioprotesi aortica pericardica  è indicata per pazienti la cui malattia valvolare aortica è sufficientemente avanzata da giustificare la sostituzione della valvola naturale con una protesica. È inoltre indicata per pazienti a cui sia stata precedentemente impiantata una protesi valvolare aortica non adeguatamente funzionante, che debba quindi essere sostituita. In quest’ultimo caso, la protesi precedentemente impiantata viene escissa chirurgicamente e sostituita con un’altra protesi.

 

Riacquistare la mobilità tramite le protesi fisiche di ultima generazione, il caso C-Leg:

Si tratta di un sistema protesico controllato da microprocessore è ideale per tutti coloro che richiedono un alto grado di stabilità e affidabilità della loro protesi in ogni situazione della vita quotidiana. Soddisfa anche l’esigenza di una maggiore mobilità e libertà, sulle scale e rampe, nel cammino su superfici diverse o all’indietro: il C-Leg si adatta in modo dinamico alle diverse situazioni della vita quotidiana. La funzione anti-inciampo integrata rende il ginocchio ancora più sicuro.

Basato sul progetto di un ingegnere biomecchanico canadese, Kelvin James, che aveva sviluppato il prototipo per l’università di Alberta nella metà degli anno ’80 e acquistato dalla Ottobock intorno al’ 92  e messo in commercio nel 1997.

Non essendo una recensione ma solo una pagina informativa riprendo la descrizione ufficiale del produtture.

Il ginocchio C-Leg è il punto di riferimento nella protesizzazione di amputati transfemorali da oltre 18 anni. Oltre 60.000 utenti si affidano alla tecnologia C-Leg in tutto il mondo. Il sistema protesico controllato da microprocessore è ideale per tutti coloro che richiedono un alto grado di stabilità e affidabilità della loro protesi in ogni situazione della vita quotidiana. Soddisfa anche l’esigenza di una maggiore mobilità e libertà. Il ginocchio è controllato da un complesso sistema di sensori che consente di adottare velocità diverse durante la deambulazione.

Con le sue innovative caratteristiche, C-Leg 4 segna l’inizio di una nuova era: è il miglior C-Leg di tuttti i tempi, più sicuro, più dinamico, più moderno.
Camminare lentamente o a velocità sostenuta, non perdere la stabilità anche in situazioni precarie, superare pendenze e scendere le scale a passo alternato: C-Leg vi consente una vita quotidiana attiva. Una delle caratteristiche chiave del prodotto è la sicurezza, testata negli anni più di ogni altro ginocchio in quanto è il dispositivo da più tempo sul mercato.Il C-Leg è suggerito per utenti con una mobilità che va dai gradi 2 a 4. La protezione contro la possibilità di inciampare è una funzione decisamente utile per gli utenti che si affidano all’adeguamento della resistenza del ginocchio in situazioni critiche per evitare di inciampare con conseguente aumento sella sicurezza durante il cammino. Il C-Leg esegue le regolazioni automaticamente mentre scendete le scale con passo alternato oppure vi spostate su una pendenza o un terreno accidentato. Vi consente di eseguire con estrema naturalezza i movimenti fisiologici e di minimizzare il dispendio energetico durante la deambulazione. Anche la possibilità di inciampare, l’oscurità o muoversi in mezzo alla folla non sono più un problema insormontabile. Il C-Leg è reso sicuro dall’alto grado di resistenza nella fase statica, e passa automaticamente alla fase dinamica quando è necessario. Tramite un App è possibile modificare alcune funzioni e controllare il livello della batteria, passare dalla modalità bike, sci o rollerblade. Ulteriore caratteristica importante di questa nuova versione è la resistenza all’ acqua; intendiamoci, non è un ginocchio da bagno, ma resiste alle intemperie e gli schizzi d’acqua.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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