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Sono davvero questi i Supereroi che vorremmo? La dura verità tra Nietzsche e The Boys

Siamo proprio sicuri che i Supereroi quali conosciamo siano davvero quei paladini della giustizia che tanto amiamo? E se dietro ad essi non si nascondessero che delle false credenze, dei falsi miti? Se tutto ciò in cui abbiamo creduto fino ad ora non fosse altro che una menzogna costruita dagli stessi uomini?E se Dio fosse realmente Morto? A questi propositi ci faremo aiutare da Nietzsche e i The Boys

(Cristo di san Giovanni della Croce, 1951, Salvador Dalì)

C’è un tema potremmo dire “scoperto” all’inizio del Novecento che percorre tutto il sapere conoscitivo dell’essere umano, a partire dagli studi sulla psicoanalisi, dovuti principalmente a Sigmund Freud, alle scoperte scientifiche del genio di Albert Einstein, alla concezione rivoluzionaria del concetto di Tempo del filosofo Henry Bergson, ma in particolare la filosofia sovversiva di Nietzsche. Potremmo andare avanti per ore ad elencare tutte le scoperte rivoluzionarie avvenute nel Novecento e che perpetuano nel tempo fin ai giorni nostri, ma tutti questi personaggi illustri hanno qualcosa che li accomuna, c’è un particolare in tutti i loro pensieri che li unisce, ed è la distruzione di ogni certezza, ogni credenza che l’essere umano aveva fino a quel momento viene mandata in mille pezzi. E’ proprio questo il denominatore comune che caratterizza il Novecento, il decadere di ogni credenza, la rivoluzione culturale, l’inesistenza di punti di riferimento. Insomma gli uomini non sanno più dove girarsi. Ciò che si credeva saldo e appreso viene vanificato in un battere di ciglio. Oggi in particolare tratteremo di questo tema attraverso il pensiero sconvolgente di Nietzsche collegandolo ad una serie televisiva anch’essa rivoluzionaria, The Boys

Nietzsche come distruttore di ogni certezza

Trattare di Nietzsche in modo sintetico credo sia impossibile, ecco perchè oggi ci focalizzeremo solamente su una parte del suo pensiero, quella che ci interessa di più, trattata nella Gaia Scienza, uno dei suoi scritti più distruttivi e sconvolgenti, in particolare della rivelazione dell’uomo folle e della morte di Dio. Iniziamo col dire che non a caso Nietzsche viene definito, insieme a Freud e Marx, un Maestro del Sospetto (definizione coniata da Paul Ricoeur), questo perchè tutti e tre hanno sospettato che dietro ai fenomeni culturali e alle norme e idee morali si nascondessero dei meccanismi di altra natura, quali interessi economici, desideri o pulsioni istintive. Comune inoltre a questi tre pensatori è l’idea che la coscienza che l’uomo ha di se stesso non è in grado di cogliere la verità, che non ci sia così una coincidenza immediata tra apparenza e struttura profonda della realtà. Ma focalizziamoci ora su ciò che più ci interessa, il pensiero di Nietzsche. Egli, attraverso una semplice frase, imperniata fino all’osso di discernimento, pensiero e filosofia allo stato puro, riesce a mettere al tappeto tutte quelle certezze possedute fino a poco fa dall’intera umanità. Esemplare a questo proposito la sua frase più famosa, la celeberrima citazione pronunciata dall’uomo “folle” al popolo:

“Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? […] Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!”

Ora, non ditemi che quando leggete questa frase non sentite un brivido scorrere lungo tutto il vostro corpo. Ne rimanete affascinati, ma allo stesso tempo sconcertati. Ed è proprio questa la forza distruttrice di Nietzsche. Prima di addentrarci maggiormente nel pensiero rivoluzionario di questo filosofo dobbiamo fare una distinzione che è essenziale per capire l’intera filosofia di Nietzsche. Quando infatti parliamo di Dio in Nietzsche, non dobbiamo intenderlo solo come appunto Dio, ma più in generale come quell’ente che non è nient’altro che ogni prospettiva oltremondana, metafisica, una personificazione delle certezze dell’umanità (certezze che ovviamente sono precostruite dall’uomo stesso, e che il filosofo si propone di liberare  gli uomini da quest’ultime). Annunciando la morte di Dio egli proclama la crisi irreversibile del pensiero filosofico dell’intera morale dell’Occidente, tanto da arrivare a sostenere che la stessa morale, la religione, la metafisica occultano il fondamento essenzialmente egocentrico ed utilitaristico delle azioni dell’uomo e si propongono come una mera forma di rassicurazione semplicemente fornendo certezze. Certezze che ora non ci sono più. Nietzsche fa l’esempio della morale cristiana, la quale predica il dovere, l’obbedienza e l’uguaglianza, ma in fin dei conti, dice il filosofo, è solo una morale del risentimento dei deboli contro i forti. Dunque, la concezione di un universo ordinato e retto da un Dio provvidente è soltanto una costruzione della nostra mente per potere sopportare l’esistenza. Di fronte ad una realtà che, secondo Nietzsche, risulta contraddittoria e disarmonica, gli uomini hanno convinto loro stessi e i loro figli che il mondo è qualcosa di razionale e di provvidenziale. Da questo sono, quindi, scaturite le metafisiche e le religioni. Come sciogliere allora le catene che ancora oggi ci ancorano a queste credenze? Il processo di liberazione dall’ errore può giungere a compimento solo mediante l’ateismo assoluto. Con questo però il filosofo non vuol fare intendere di dimostrare che Dio non esiste, ma di prendere atto del declino delle fede in Dio, in quanto portatore e custode di ogni falsa credenza. Nell’ accezione comune, Dio ama gli uomini perché li ha creati. Nulla di più sbagliato, dice il filosofo. E’ l’uomo che ha creato Dio e perciò lo ama, in quanto ogni creatore ama la sua creatura. Nietzsche però non si accontenta, anzi vuole essere ancora più rivoluzionario, ed ovviamente ci riesce, affermando che con  questa morte di Dio, l’uomo non si sente libero, non è una morte liberatoria come ci verrebbe da pensare. Tutt’altro, questa morte rappresenta un momento tragico per l’intera umanità, perchè, ora che non c’è più alcun Dio, l’umanità si trova in uno stato di completo spaesamento, in quanto, pur essendo un’idea fasulla,Egli era l’appiglio fondamentale per l’intera società umana. Con la Sua scomparsa, getta l’intera esistenza umana nella tragedia più totale. A questo proposito solo colui che riuscirà a superare la tragicità di questo momento, colui che riuscirà a dire sì alla vita sapendo che non è nient’altro che caos, riuscirà realmente a superare la morte di Dio e affermarsi come Ubermensch, o Oltreuomo

The Boys e il decadimento degli eroi

Dedichiamoci ora alla presentazione di questa serie televisiva, per me, molto riuscita. Provate a immaginarvi un mondo in cui i vostri tanto amati supereroi, coloro che dovrebbero essere i paladini della giustizia, quegli eroi che sconfiggono il male solamente per far trionfare il Bene sul mondo e sull’intero universo, non si rivelassero essi stessi i Supercattivi? Un mondo in cui questi eroi, invece di essere guidati dal semplice “far trionfare il bene sul male”, siano al contrario governati dal lucro e dalla fama, e che dietro ad ogni loro azione non si nascondessero invece degli interessi economici. Come ci sentiremmo? Persi, spaesati. E sarebbe anche giustificato sentirsi così, veder crollare davanti a sé tutte quelle speranze, quegli ideali di cui i supereroi da sempre si fanno portatori, indubbiamente ci sentiremmo disorientati.  Ed è proprio questa la logica che domina questa meravigliosa serie televisiva.  Nel mondo di The Boys, i supereroi sono ormai un fenomeno ordinario. Pattugliano le strade e i cieli per tenere tutti al sicuro da ogni possibile minaccia, dando un gratificante senso di sicurezza alla popolazione che ovviamente li idolatra. Gli eroi migliori sono riuniti nel cosiddetto gruppo dei Sette, capitanato dall’invincibile Homelander (Patriota). Alle loro gesta sono destinate feste, fumetti, film, festival, tutte cose che non fanno altro che aumentare la loro aura di perfezione e di intoccabilità rendendoli vere e proprie star del cinema. Ma questi “supereroi” non agiscono autonomamente, anzi vengono controllati dall’immensa corporazione Vought International, protetti da schiere di legali, le loro storie e i loro personaggi sono creati da un team di marketing. Hanno copioni da recitare ad ogni occasione, itinerari del crimine da seguire, pose da compiere quando fermano un crimine, insomma un’immagine immacolata da mantenere. Insomma, lungi dall’essere dei protettori buoni e disinteressati, questi supereroi non si rivelano altro che un manipolo di persone boriose e viziate, coscienti del fatto di poter fare qualunque cosa, anche uccidere innocenti, poiché in fondo, chi mai accuserebbe dei beniamini che mettono a repentaglio quotidianamente la loro vita?  Ed è qui che entra in gioco Billy Butcher con la sua squadra i The Boys (i ragazzi), tra cui spicca la figura di Hughie, un semplicissimo ragazzo che a causa un’incidente fatale con A-Train (l’uomo più veloce del mondo e membro dei Sette), che travolgendo per sbaglio la sua amata fidanzata, disintegrandola, si trova immischiato in questa squadra, composta da persone normali senza alcun superpotere, un gruppo di vigilanti i quali hanno un’unica missione inderogabile: sculacciare i finti “supereroi” quando oltrepassano il limite

I The Boys come l’Oltreuomo di Nietzsche

Proviamo ora a immedesimarci per un attimo nella figura di Hughie. Provate a pensare cosa significherebbe per voi sapere che, oltre ad aver perso la vostra amata fidanzata, per colpa di un supereroe drogato, i vostri Eroi, coloro in cui avete sempre creduto e in cui vi siete immedesimati più e più volte, coloro a cui da piccoli avete ripetuto la frase:” Da grande voglio diventare come Lui”, si rivelassero solamente delle persone “normali” a cui è stato somministrato un siero alla nascita capace di far ottenere superpoteri, un branco di smidollati che devono portare avanti la loro immagine di paladini della giustizia, solo per fruttare miliardi di soldi.  Bellissima la scena in cui Hughie, dopo aver scoperto cosa si cela realmente dietro ai Sette, si reca in camera sua e strappa tutti i poster di quegli eroi in cui aveva creduto da sempre, e che riteneva per l’appunto i “migliori”. Ma questo non ferma Hughie, anzi, potremmo dire che proprio da questo momento, in lui avviene una vera e propria trasformazione: invece di arrendersi e piangere su se stesso, assetato di vendetta ma sopratutto di verità, accetta questa realtà e fa di tutto per trovare risposte e smascherare la dura e terribile realtà che si cela dietro gli interessi della Vought e dei suoi paladini. Ebbene, secondo voi, non potrebbe somigliare Hughie alla figura dell’Oltreuomo di Nietzsche? Colui che è in grado di svelare l’inganno della morale, di liberarsi dalle catene dei falsi valori etici, accettando il proprio fato, così da riuscire a divenire se stesso? Non vorrei trarvi in inganno, ma secondo me i The Boys, e in particolare Hughie, potrebbero essere un esempio lampante di Oltreuomo. Fateci caso, i Sette, che si spacciano per Supereroi, sono incatenati da valori  falsi e, piuttosto che svelare l’inganno della morale (come invece cercheranno di fare i The Boys), lo alimentano nascondendosi dietro i valori classici. Divengono essi stessi quei valori, divengono gli idoli che gli uomini hanno creato, e in cui pongono tutte le loro speranze e credenze. L’Oltreuomo è questo, è colui che per l’appunto riesce a smascherare e a sopportare la tragicità della morte di Dio ( in questo caso, rappresentato dalle figure dei Sette). Ci vuole coraggio per dire di sì ad una vita che non è solo passioni travolgenti, ma soprattutto sofferenza e dispiaceri. Bisogna essere forti per accettare l’esistenza così com’è, senza ricorrere a consolazioni. E credo che Hughie questo ce lo dimostri pienamente. Come l’Oltreuomo, egli va oltre l’uomo stesso, non più sottraendosi alla vita, ma superando la concezione di uomo tradizionale, conforme, ragionevole, strappando il “Velo di Maya” che nasconde la vera natura di questi eroi, cercando di comunicarlo anche all’intera umanità, danzando sull’intera tragicità e caos che un mondo senza certezze porterebbe. Che ne dite, Hughie potrebbe allora essere una forma di Oltreuomo?

 

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