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Il valore dell’interiorità: il film Wild e Socrate ci guidano in un viaggio attraverso noi stessi

Il valore dell’interiorità: il film Wild e Socrate ci guidano in un viaggio attraverso noi stessi

Ci sono persone che vagano senza una meta, con gli occhi carichi di immagini e il cuore vuoto. Conoscere sé stessi è la chiave per trovare il proprio posto nel mondo, ma quanto è difficile?

Nella frenesia della vita moderna, molto spesso, siamo orientati a soddisfare gli altri, ad agire in virtù delle apparenze e perdiamo di vista il nostro mondo interiore. Crediamo che assomigliare agli altri sia il modo per non sentirci esclusi, per sentirci parte di un disegno che non è solo nostro. Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, si è chiesto che cosa lo rendesse speciale. La filosofia sembra svelarci l’antidoto contro un’infelicità, la cui radice sta nell’ignorare la nostra vera identità. Essa registra, sin dalle sue origini, riflessioni sul tema. Tanto per fare un esempio ricordiamo Agostino, il quale nelle “Confessioni” esplora la dimensione dell’interiorità, affermando che ogni uomo deve avviare una ricerca all’interno della propria anima per trovare la verità, nel caso del suo pensiero irrimediabilmente legata a Dio. A questo punto viene spontaneo porsi una domanda: come si percorre questa via? Tenteremo di rispondere attraverso il pensiero di Socrate e ricorrendo al capolavoro cinematografico “Wild” del regista Jean-Marc Vallée.

Reese Witherspoon interpreta Cheryl Strayed, protagonista del film Wild

 

Il concetto Socratico del ‘conosci te stesso’

Socrate è l’emblema di una filosofia che si pone l’obiettivo di aiutare l’uomo a venire a capo di quell’enigma che, potremmo dire, è parte integrante della sua stessa natura. Non a caso, Socrate assunse come asse portante del suo pensiero quell’esortazione inscritta nel tempio di Apollo a Delfi: “nosce te ipsum” ovvero “conosci te stesso“. In questa direzione assume un significato rilevante l’arte maieutica, intesa come forma dialogica dell’esistenza. L’arte praticata da Socrate, ispirata alla professione di levatrice esercitata dalla madre, sollecita l’interlocutore a scoprire da sé quelle verità radicate nell’immensità della propria anima. La ricerca socratica si articola in primo luogo in un atto di professione della propria ignoranza, attraverso il quale l’uomo può dirsi pronto per indagare nella profondità di sé stesso. Socrate infatti, attraverso i suoi interrogativi, suscitava nell’interlocutore il dubbio. Proprio l’instillazione del dubbio spinge l’uomo alla conoscenza, poiché egli, una volta resosi conto di non sapere, desidera ardentemente avvicinarsi alla sapienza autentica. Possiamo allora affermare che la messa in discussione di noi stessi sia il passo per conoscerci davvero? Socrate direbbe di sì. Il pensiero socratico, interpretato in chiave moderna, valorizza estremamente l’uomo nella sua singolarità, facendo luce sulla dinamica per cui molto spesso i nostri assurdi tentativi per inseguire la verità non ci consentano di osservare che essa è dentro di noi.

 

Un cammino per ritrovarsi

Cheryl Strayed è la giovane americana protagonista di un viaggio straordinario raccontato nel 2011 dal regista Jean-Marc Vallée nel film Wild. Cheryl, distrutta dalla morte della madre e dal divorzio con il marito, lascia sprofondare sé stessa in un vortice dominato dall’abuso di droghe e alcool. La lettura di un opuscolo di viaggio cambia però la svolta della sua vita. Decisa nel ricomporre i pezzi del suo puzzle, la giovane parte per un cammino di alcuni mesi attraverso il sentiero escursionistico delle coste del pacifico, noto come Pacific Crest Trail. Nel corso del viaggio, Cheryl ha l’occasione di volgere lo sguardo innanzitutto a sé stessa, riscoprendo passioni e ambizioni che ella non sapeva di possedere. Non aveva mai apprezzato la vita e sin da piccola non capiva come sua madre, povera e sposata con un uomo violento, potesse avere sempre il sorriso stampato sulle labbra. Ciò che provava per Bobby, questo era il nome della madre, non fu mai così chiaro come al momento della sua morte: era lei la sua ispiratrice. Nel bel mezzo del suo viaggio assume, più che mai, il ricordo di Bobby come motivazione per proseguire e giungere ad essere la donna che sua madre avrebbe tanto ammirato. L’intero film si configura infatti come una rievocazione di ricordi della sua vita passata, proprio come se la protagonista scavasse all’interno di sé per riportarli alla luce ed indagarli. Ciò che vale la pena sottolineare è la risposta data dalla protagonista alla domanda rivoltale da un’altra escursionista: “ti pesa la solitudine?“. Cheryl, ormai vicina alla fine del suo viaggio e con essa al conseguimento del proprio fine, rispose:

“Ad essere sincera mi sentivo molto più sola nella mia vita normale che qui.”

Con questa risposta la giovane ci fa riflettere su un aspetto decisivo, vale a dire il tema della solitudine che spesso proviamo nella routine della nostra vita, svalorizzati e nascosti dietro all’apparenza. Il film, che straordinario lo è davvero, ci invita, attraverso i suoi momenti di drammaticità, a credere che dentro ciascuno di noi ci sia una piccola Cheryl che tenta di emergere e a cui dare ascolto.

Bobby interpretata da Laura Dern

 

Il senso della felicità è dentro di noi

La necessità di cambiare e scoprirci davvero può bussare al nostro cuore e alla nostra mente in un momento di difficoltà, quando ci sentiamo sopraffatti e vorremo porre fine a tutto ciò che ci tormenta. Rammaricati nel nostro dolore, ci accorgiamo allora quanto sia importante mettersi in discussione, chiedersi se la strada fino ad allora percorsa fosse davvero ciò che faceva al caso nostro o se fosse in realtà un fantasma, frutto della proiezione del volere di qualcun altro. A questo proposito è importante sottolineare il valore che può assumere il cambiamento nella vita di ciascuno di noi. Cambiare non è affatto semplice, lo sappiamo tutti, ma tale azione ci permette di evolvere. Invito a porsi la seguente domanda: “sono felice?” Resteremo sorpresi da come una domanda, la cui risposta può apparire all’apparenza scontata, possa essere in grado di stravolgere il nostro mondo, di rimescolare tutti quei pezzetti che lo tengono insieme. Conoscere sé stessi significa anche conoscere i propri limiti ed ecco che Socrate, forse inconsapevolmente, oltre a spronarci alla ricerca della verità che è in noi, ci guida verso un’accettazione di ciò che siamo, con l’obiettivo di rendere le nostre imperfezioni un punto di forza. La protagonista di Wild assume il controllo della propria vita attraverso il viaggio, ma in realtà a ben guardare il vero viaggio ella lo  compie attraverso sé stessa. Certo, la domanda che probabilmente suscita da tutto ciò è la seguente: “occorre partire e abbandonare tutte le nostre certezze per capire chi siamo?” Ciascuno di noi necessità di una modalità differente per dialogare con quella parte di sé nascosta, ciò che accomuna tutti è la necessità di fermarsi, mettere in pausa il tempo ed interrogare il proprio cuore. Concludo con una frase tratta dal film “L’attimo fuggente” e pronunciata precisamente dal professor John Keating, il mitico Robbie Williams: “è proprio quando credete di sapere una cosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

 

 

 

 

 

 

 

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