Snowpiercer: la rivoluzione marxista viene messa alla prova “lungo mille e una carrozza”

Una società in cui tutti hanno gli stessi diritti, l’accesso al potere e la libertà di esprimere le proprie opinioni: questo è l’ideale obiettivo di Karl Marx. In “Snowpiercer”, la rivoluzione proletaria viene sperimentata nella finzione. L’utopia è raggiungibile?

i protagonisti della serie

Il marxismo è, senza dubbio, ancor oggi molto discusso. La teorizzazione di Marx, ad un primo sguardo impeccabile, ha dimostrato nella storia di avere parecchie falle, di essere forse una cosa bella solo “sulla carta”. Nella nuova serie Netflix Snowpiercer sembra esserci un velato riferimento alla rivoluzione tanto osannata dai marxisti. Viene stavolta messa alla prova sullo schermo. Il risultato, però, è ambiguo.

Karl marx e friedrich engels

La rivolta degli oppressi

In una di quelle che si potrebbero definire le più celebri e controverse opere a sfondo politico, Il Manifesto del Partito Comunista, Karl Marx e Friedrich Engels dispensano consigli su come raggiungere un futuro a loro avviso migliore, imponendo una società diversa. Parola chiave dell’opera è rivoluzione: si tratta in particolare della rivoluzione dei proletari, la classe più bassa e svantaggiata. Solo da questo ceto, così povero e scarsamente considerato dalla classe dirigente, potrebbe emergere la forza necessaria a stravolgere una società intera. Marx ed Engels ne sono certi, è giunto il momento che i più oppressi facciano sentire la loro voce, è questa la  loro epoca. Una convinzione fondata su basi ben solide: i due filosofi studiano infatti la storia dell’uomo come una storia di lotte di classe, dove i vari ceti cercano di “schiacciarsi” tra loro l’uno dopo l’altro. Siamo nell’epoca della dittatura della borghesia, dove domina il capitalismo. Ora è necessario trovare un accordo, un equilibrio tra le classi, la parità assoluta: l’orizzonte utopistico del comunismo.

Tra distopia e speranza

Adattamento dell’omonimo film, prodotta dallo stesso registra (il coreano Bong Joon-ho), la serie “Snowpiercer”, lanciata su Netflix nel 2020, mette in scena una realtà distopica, un futuro dove il cambiamento climatico ha preso il sopravvento e ha portato il globo terrestre ad essere del tutto inospitale. Le temperature sono ora inferiori ai 40 gradi, la popolazione umana è stata sterminata. Pochi sopravvissuti cercano di ricostruire una normale società a bordo di un sofisticatissimo treno, appunto lo Snowpiercer. Mille e una carrozza che corrono incessantemente compiendo diverse rivoluzioni intorno alla terra. La voce di Melanie Cavill, la donna che si occupa di dirigere il treno (interpretata da Jennifer Connelly), ogni giorno risuona negli altoparlanti, annunciando notizie e informazioni, ripetendo sempre la stessa frase conclusiva: “queste sono le nostre rivoluzioni sullo Snowpiercer, lungo mille e una carrozza“. Una parola, “rivoluzione”, che appare ambigua ed evocativa. Sembra parlare non solo delle evoluzioni compiute dal treno intorno al globo, ma di quel clima di instabilità e rivolta che viene dalle ultime carrozze e che, dopo 7 anni, sta iniziando a diventare sempre più minaccioso. 

 

Mettere Marx alla prova

La società che è stata ricostruita sullo Snowpiercer è l’esasperazione di un sistema capitalistico: i più ricchi, che si sono potuti permettere il biglietto migliore per il treno, occupano le carrozze di testa, mentre la seconda e la terza classe sono abitate da coloro che via via hanno acquistato un biglietto più economico. Infine, c’è il “fondo”: i fondai sono coloro che hanno preso d’assalto il treno alla sua partenza, la gente comune, sprovvista di biglietto, che è stata dunque relegata nelle ultime carrozze, destinata a una vita di stenti. I trattamenti destinati alle diverse classi sono ben distinti, e vanno ad essere sempre peggiori man mano che ci si avvicina al fondo. Il classismo è estremo. La classe più oppressa, i fondai, hanno ora deciso però di ribellarsi. La forza che Marx si aspettava sorgesse dalle classi più basse, nella serie, emerge realmente. La rivoluzione proletaria viene messa realmente in pratica. I fondai perseguono un’utopia molto simile a quella di cui si parla nel Manifesto, anche se in tal caso si configura più come una socialdemocrazia che come una società comunista. Pari diritti, potere nelle mani di tutti, un parlamento e delle rappresentanze. Niente più differenze nel trattamento: tutti devono aver accesso ai beni necessari e potersi permettersi un buon stile di vita, senza eccessi e senza stenti. I fondai ce la fanno: la rivolta inizia, ma si svolge peggio di come ci si aspettava. Più sangue, più morti, più sofferenze. Il raggiungimento dell’obiettivo si rivela essere doloroso. L’orizzonte idealizzato sembra crollare piano piano, nonostante la determinazione e la convinzione dei protagonisti della rivolta. In Snowpiercer viene svelato anche il “lato oscuro” dell’utopia. Che si rivela essere, forse, non così utopica.

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