“Less is more”: accumulare ricchezze può davvero renderti felice?

Vivere possedendo soltanto l’essenziale, rinunciando totalmente al superfluo… È forse questa la chiave per poter raggiungere la felicità?

Essere davvero felici grazie a degli oggetti è possibile? Continuare ad acquistare, impilando oggetti su oggetti, riesce davvero a colmare quel “vuoto esistenziale” che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita?

Storia del minimalismo

Il minimalismo nasce negli anni Sessanta del secolo scorso non come stile di vita, ma come protagonista di un radicale cambiamento artistico. Il termine viene coniato dal filosofo inglese Richard Wolheim nel 1965 all’interno di un suo articolo pubblicato all’interno della rivista “Arts Magazine”, intitolato “Minimal Art”. Per “Minimal Art” si intende quella corrente che cambiò radicalmente il clima artistico degli anni Sessanta. La nuova corrente artistica è caratterizzata da un processo di riduzione della realtà, dalla non espressività e dalla ricerca dell’Essenziale che andava contro  tutti i movimenti artistici precedenti. Tutto il mondo dell’arte viene invaso da questa nuova corrente, e a testimonianza di ciò è possibile citare Mies Van Der Rohe, un architetto tedesco che nel suo manifesto “Less is more” spiega come sia necessario ridurre tutto agli elementi più essenziali.  Oggi, più che una corrente artistica, il Minimalismo è diventato uno stile di vita che viene abbracciato da quanti desiderano liberarsi dagli eccessi causati dal Consumismo.

I pericoli del minimalismo

All’interno della diciassettesima stagione della nota sitcom statunitense “I Griffin” vi è un episodio:”Gettalo via” che, in modo scherzoso, riesce a far comprendere quali possano essere i “pericoli” di una vita estremamente minimalista. All’interno della puntata, Lois, uno dei personaggi principali, dopo aver letto un libro sulle gioie che derivano dal gettar via gli oggetti superflui, inizia a gettare ogni oggetto che non riesce più a darle alcuna gioia. In un primo momento la donna sembra aver trovato una sorta di “pace interiore” grazie al suo nuovo stile di vita minimalista, ma ben presto la situazione le sfugge di mano e Lois diviene una vera e propria fanatica del Minimal. Dopo aver buttato fuori di casa la sua famiglia, la donna getta via anche la casa che si trasforma in un luogo totalmente bianco. Rimasta da sola nel bianco della sua casa, Lois comprende di non aver buttato via soltanto il superfluo, ma anche l’essenziale, ed inizia a provare un forte senso di vuoto che la spinge a voler tentare di togliersi la vita. Salvata in extremis dalla sua famiglia, la donna comprende che sono le piccole cose a dare un senso alla vita e che non è del tutto sensato disfarsi di ogni singolo oggetto.

Il minimalismo come stile di vita

Lo stile di vita “minimal” è ormai largamente diffuso e sempre più spesso le persone decidendo di rinunciare a tutti gli oggetti ritenuti superflui per poter vivere solo con ciò che è davvero necessario. Lo stile di vita minimalista, esattamente come l’arte, prende spunto dalla filosofia Zen giapponese. Minimalismo non significa ‘rinuncia’, minimalismo significa ‘evasione dal senso di caos che deriva dal possesso di troppi oggetti futili’. Scopo ultimo del Minimalismo è riuscire a raggiungere un profondo senso di libertà fisica e mentale dalle oppressioni causate dai troppi oggetti che quotidianamente ci circondano, accostandosi ad uno stile di vita più “umile” che riesca a farci concentrare su ciò che davvero dà valore alla vita umana. Rinunciare, dunque, per riuscire a recuperare la capacità di apprezzare l’essenziale che ci è stato tolto dagli estenuanti ritmi di vita che ognuno di noi conduce.

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