Skins: il concetto di libertà nella filosofia di John Stuart Mill

La serie tv britannica narra le vicende di alcuni ragazzi di Bristol che frequentano gli ultimi due anni delle superiori, tra eccessi e comportamenti potenzialmente pericolosi. Come analizzerebbe la questione il filosofo, dal punto di vista della libertà dell’individuo?

Il cast della prima stagione di Skins

Skins è una serie tv che ha avuto un grande successo tra i giovani, ed è stata trasmessa per la prima volta tra il 2007 e il 2013. In Italia è tuttora disponibile su Netflix. Ciò che ha reso celebre il teen drama è stato l’utilizzo di giovani attori emergenti, che interpretavano personaggi della loro età. Il cast veniva rinnovato ogni due anni: i protagonisti e i registi si sono più volte dimostrati decisi in questa scelta, affermando che non avrebbe avuto senso far interpretare il ruolo di adolescenti a degli, ormai, adulti. Anche gli sceneggiatori erano esordienti: l’età media era di soli 21 anni. La serie ha avuto un’enorme risonanza anche per aver trattato diversi temi importanti senza censure: malattie e disturbi mentali, problemi familiari, orientamento sessuale, bullismo e abuso di sostanze. Nel Saggio Sulla Libertà, John Stuart Mill parla di libertà sociale: la natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull’individuo, esponendo anche una critica al paternalismo.

John Stuart Mill e la critica al paternalismo

L’autore, nel suo saggio, critica la pretesa di proibire agli individui dei comportamenti (come per esempio il bere o l’assunzione di droghe) che, senza recar danno agli altri, sembrano però contrari al loro stesso bene: “Nessuna persona o gruppo di persone è autorizzata a dire ad un’altra persona che per il suo bene non può fare della sua vita ciò che sceglie di farne”. J. S. Mill si riferisce qui a persone adulte, ma possiamo applicare questa sua visione anche ai protagonisti di Skins, che hanno un’età compresa tra i 16 e i 18 anni, per cercare di capire se i loro comportamenti impulsivi e pericolosi siano, perlomeno da questo punto di vista, giustificabili. Per il filosofo ogni individuo è libero di raggiungere la felicità come meglio crede, nessuno può costringerlo a fare qualcosa, ma solo dare dei consigli. Infatti, egli aggiunge che: “Ciascuno è l’unico autentico guardiano della propria salute sia fisica sia mentale che spirituale.

John Stuart Mill

Argomentazioni ed eccezioni della libertà

Egli argomenta il discorso basandosi su tre argomenti: in principio dice che il singolo è la persona più interessata al proprio benessere, più di quanto non lo sia la società. Aggiunge poi che la società ha avuto in ogni caso il modo, con l’educazione, di prevenire nel singolo i comportamenti sgraditi: questo è un altro aspetto che ritroviamo nella serie tv, dove possiamo osservare la quasi totale assenza di figure genitoriali solide ed educative. In ultimo luogo, Mill conclude che se non si ponessero dei limiti all’interferenza del pubblico sui comportamenti privati, questo finirebbe per punire, come già è successo in passato, non ciò che è provatamente dannoso per i singoli stessi, ma tutto ciò che va contro le preferenze o superstizioni sociali, contro la morale. John Stuart Mill elenca poi una serie di eccezioni della libertà, dicendo per esempio che è lecito proibire agli individui di vendersi come schiavi perché il principio di libertà non può essere usato per legittimare la rinuncia alla libertà stessa.

I limiti della libertà – distinguere il bene dal male

Il termine libertà, quindi, non può esistere in senso assoluto e senza alcun limite. Per prima cosa, il filosofo afferma: “Gli uomini hanno il dovere reciproco di aiutarsi a distinguere il bene dal male, e incoraggiarsi a scegliere il primo ed evitare il secondo”, nonostante ciò non sia una forma di obbligo. Aggiunge inoltre: “La libertà dell’individuo deve avere questo limite: egli non deve creare fastidi né disagi agli altri.” Ciò significa che il limite della mia libertà è la libertà altrui: io sono libero di fare ciò che voglio, anche se è dannoso per me, ma non posso ledere in nessun modo la libertà dell’altro. Solo nel caso in cui l’individuo arrechi danno agli altri, lo Stato è in dovere di intervenire limitando la libertà individuale. Per Mill, invece, limitare la libertà di espressione è sempre un crimine: ognuno può sentirsi libero di conformarsi o di non conformarsi ad un modello di opinioni, sentimenti ed usanze che la società impone come norma di condotta.

Chiara Checchetto

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