I sette peccati capitali: The Seven Deadly Sins e Tommaso d’Aquino a confronto

Come sono rappresentati i sette peccati capitali nel manga giapponese The Seven Deadly Sins? Quali sono le differenze con la concezione della tradizione filosofica e religiosa occidentale? 

(Fonte: Just Nerd)

The Seven Deadly Sins (titolo originale Nanatsu no taizai, tradotto in italiano I Sette Peccati Capitali) è un manga giapponese appartenente al genere shōnen scritto e disegnato da Nakaba Suzuki e pubblicato dal 2012 sul Weekly Shōnen Magazine. Ha inoltre ricevuto un adattamento anime su Netflix che conta di due stagioni. Racconta la storia di un gruppo di cavalieri chiamati (appunto) “I sette peccati capitali”, a causa di una colpa che hanno commesso nel loro passato e che ora stanno cercando di espiare. Essi sono una vera e propria rappresentazione, o meglio una vera e propria incarnazione dei sette vizi capitali della dottrina cattolica: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia. Ma li rispecchiano assolutamente oppure ne danno una interpretazione diversa da quella della tradizione filosofica e religiosa occidentale? Scopriamolo!

(Fonte: Metropolitan magazine)

I sette peccati capitali nella tradizione filosofica e religiosa

Anche se i sette vizi capitali appartengono alla tradizione cattolica, la base etica su cui si fondano è stata fornita da Aristotele nell’Etica Nicomachea. Aristotele definisce la virtù come lo stato abituale a scegliere il giusto mezzo e di contro il vizio come lo stato abituale a scegliere per eccesso o per difetto (per esempio il coraggio è quella virtù che si esercita nei confronti della paura e che sta nel giusto mezzo tra li vizi della viltà e della temerarietà). Partendo da queste definizioni il filosofo greco elenca una serie di virtù con relativi vizi ma il primo elenco che assomiglia all’attuale elenco dei sette peccati capitali lo dobbiamo al monaco Evagrio Pontico nel IV secolo (d.c.). Nello specifico egli individua otto “pensieri del male”: gola, lussuria, amore per il denaro, tristezza, rabbia, accidia, vanagloria e orgoglio. Sarà poi Papa Gregorio I nel 590 (d.c.) a dare la formulazione attuale unendo tristezza e accidia, vanagloria e superbia e aggiungendo l’invidia. Invece, chi si è occupato di dare una sintesi formale e una giustificazione filosofica a questo elenco è San Tommaso d’Aquino, per il quale i sette peccati capitali corrispondono a sette tentazioni viziose dell’uomo provocate dal suo desiderare in modo disordinato quattro beni e dal suo fuggire sempre disordinatamente da altri due beni a cui è associato il male.

(Fonte: Aleteia)

Iniziamo dai quattro beni che se desiderati disordinatamente provocano i vizi. Il primo è la propria eccellenza (legata a gloria e onore) che causa la superbia, ovvero il desiderio di essere superiori agli altri. Il secondo è la conservazione dell’individuo (legata a cibi e bevande) che causa la gola, ovvero l’abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola. Il terzo è la conservazione della specie (legata alla sessualità) che causa la lussuria, ovvero la dedizione al piacere e al sesso. Infine, le ricchezze che causano l’avarizia, ovvero il desiderio disordinato dei beni temporali. Analizziamo poi i due beni che se fuggiti disordinatamente provocano i vizi. Anzitutto, c’è il proprio bene spirituale (che si trascura a causa della fatica) che causa l’accidia, ovvero il lasciarsi andare al torpore dell’anima. Secondariamente, c’è il bene altrui (che si fugge perché danneggia il nostro proprio bene) che causa l’invidia e l’ira: la prima consiste nel provare tristezza per il bene altrui, la seconda invece nel voler vendicare in modo violento un torto subito.

(Fonte: Wattpad)

I sette peccati capitali in The Seven Deadly Sins

Dopo aver analizzato i sette peccati capitali nella tradizione filosofica e religiosa occidentale, vediamo ora come sono incarnati nei protagonisti di The Seven Deadly Sins.

Meliodas è un demone, figlio del Re dei Demoni (anche se ha l’aspetto di un ragazzino), nonché il capitano del gruppo cavalleresco dei Seven Deadly Sins e incarna il peccato d’ira (simboleggiato dal dragone tatuato sul braccio). La sua colpa da espiare è quella di aver distrutto il regno di Danafol e aver ucciso i suoi abitanti, poiché completamente dominato dalla sua ira dopo l’ennesima morte di Elizabeth davanti ai suoi occhi. 

Diane è una gigantessa (una delle poche rimanenti) e incarna il peccato d’invidia (simboleggiato dal serpente tatuato sulla coscia). La sua colpa da espiare è la falsa accusa di aver ucciso l’amica Matrona, della quale era gelosa. Diane è in realtà innocente, poiché in realtà l’amica era stata uccisa da un gruppo di cavalieri di Lionesse, che volevano abbattere un gigante per trarne fama e gloria.

Ban è il migliore amico di Meliodas e incarna il peccato d’avarizia (simboleggiato dalla volpe tatuata sull’addome). La sua colpa da espiare è la falsa accusa di aver ucciso Elaine con lo scopo di appropriarsi della Fonte della giovinezza. Ma in verità Ban è innocente poiché il responsabile dell’uccisione di Elaine era stato un demone che lui ha sconfitto bevendo dalla Fonte.

King è il Re delle Fate e incarna il peccato d’accidia (simboleggiato dall’orso tatuato sulla caviglia). La sua colpa da espiare è quella di aver abbandonato il suo regno durante lo sterminio delle fate da parte degli umani e, in seguito, di aver ignorato lo sterminio degli umani da parte dell’amico Helbram. Ma, anche nel suo caso, la colpa non è direttamente sua poiché nel suo tentativo di salvare l’amico era stato colpito da dietro finendo nel fiume e perdendo la memoria.

Gowther è una bambola senziente creata da un potente mago e incarna il peccato di lussuria (simboleggiato dall’ariete tatuato sul petto). La sua colpa da espiare è la falsa accusa di aver violentato e ucciso Nadja, la sorella minore di re Bartra. In realtà, i due erano molto innamorati e Nadja aveva tenuto nascosto a Gowther una malattia mortale che la stava uccidendo. La morte l’aveva colta proprio mentre era a letto con Gowther e questi nel tentativo di salvarla aveva cercato di strapparsi il cuore, cosicché quando i due amanti erano poi stati trovati insieme a letto ricoperti di sangue.

Merlin è una potente e attraente maga e incarna il peccato di gola (simboleggiato dal cinghiale tatuato sul corpo). La sua colpa da espiare è quella di aver causato la distruzione di tutti gli abitanti della sua città natale per la sua sete di potere. Infatti, Merlin è dotata del rarissimo potere magico Infinito che le permette di far durare per sempre i suoi incantesimi. Per questo sia il Re dei Demoni che la Dea Suprema avevano cercato di portare la giovane maga dalla loro parte. Merlin aveva promesso che sarebbe passata dalla parte di chi le avesse fatto il dono migliore, promessa che non mantenne mai causando come punizione la distruzione di Belialuin.

Escanor è l’unico vero umano del gruppo e incarna il peccato di superbia (simboleggiato dal leone tatuato sulla schiena). La sua colpa da espiare è quella di aver ereditato Sunshine, l’immenso potere di Mael (uno dei quattro Arcangeli). Questo potere aumenta di potenza proporzionalmente con il levarsi del sole (quindi raggiunge la sua massima potenza a mezzogiorno) e opera una radicale trasformazione nell’aspetto e nella personalità di Escanor. Di notte è un ometto basso e mingherlino, timido e vile mentre di giorno è un omone forte e muscoloso, superbo e orgoglioso.

(Fonte: Project Nerd )

Conclusioni

Da questo breve confronto si possono già vedere delle importanti differenze nel mondo in cui vengono rappresentati i sette vizi capitali. Anzitutto, se nella tradizione filosofica e religiosa occidentale i vizi sono “abiti del male” frutto dell’abitudine, quindi di azioni ripetute, in The Seven Deadly Sins i vizi sono delle grandi colpe (spesso false, di cui i personaggi non sono direttamente responsabili) che si commettono una volta sola ma che hanno una grande impatto sulla psicologia di chi li compie tanto da definire la loro personalità e da spingerli a passare il resto della loro vita ad espiare questa colpa. Inoltre, nel manga i poteri  dei personaggi derivano proprio dai loro vizi. Sembra quindi che i vizi possano avere anche un risvolto positivo, al contrario nella visione occidentale essi hanno una connotazione assolutamente negativa. Resta solo da chiedersi una cosa: a cosa sono dovute queste differenze? Sono dettate da un fatto culturale, cioè dalla diversa prospettiva che la cultura giapponese può avere su un prodotto concettuale prettamente europeo? Oppure semplicemente dipendono dal fatto che i vizi capitali, invece di essere tratti da un punto di vista speculativo, sono usati come espedienti narrativi? A voi l’ardua sentenza.

Benjamin Cucchi

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