Gli tolgono il pc, lui tenta il suicidio: cos’è la sindrome di Hikikomori?

Il ragazzo, un 19enne di Torino, viveva da anni segregato in casa esclusivamente in compagnia del suo computer: ora è ricoverato in condizioni gravissime.

(fonte: torino oggi)

Un eremita violento e invisibile

Il fatto avvenuto a Torino, e che è stato riportato dalle maggiori testate italiane, riguarda un ragazzo di 19 anni, abitante in zona Mirafiori, che versa in gravissime condizioni dopo il folle gesto di sabato pomeriggio 29 giugno: ha cercato di lanciarsi dal quinto piano della sua casa dopo l’ennesimo litigio con la madre che, esasperata, tentava di staccarlo da quell’aggeggio infernale che lo stava consumando dall’interno.

L’aveva reso un fantasma: nessuno dei suoi vicini lo conosceva nonostante sapessero che lui abitava lì.

L’aveva reso una bestia: sempre a detta dei vicini alcune volte le discussioni con la madre diventavano particolarmente accese, col ragazzo che la aggrediva fisicamente.

 

Sindrome dell’auto-esclusione

Non è certo una new entry nell’elenco dei disturbi psicologici, anche se ne sentiamo parlare poco in tv o sui giornali.

Ci troviamo in Giappone (a Saito, per la precisione), quando compare per la prima volta alla fine degli anni ’90. Hikikomori è una particolare condizione che riguarda soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti, definita letteralmente “ritiro sociale autoimposto”.

Come detto, nasce in Giappone ma negli ultimi anni il fenomeno si sta espandendo in tutto il globo. E’ stato spesso associato – erroneamente – all’internet addiction, ma gli studi mostrano che solo nel 10% dei casi è stato riscontrato anche questo tipo di dipendenza. La dipendenza da internet e social network ne coadiuva l’insorgere, ma Hikikomori non è solo questo.

Tale condizione si caratterizza infatti per un rifiuto verso la vita sociale e scolastica o lavorativa per un periodo di tempo abbastanza prolungato (almeno 6 mesi); inoltre marcata è la mancanza di relazioni intime, ad eccezione di quelle con i familiari più stretti. Ancora possono fingere di recarsi a scuola o a lavoro, mentre vagano per l’intera giornata senza meta: insomma, un ampio spettro di comportamenti per un disturbo che attacca un ampio spettro di soggetti sensibili, come i giovani adulti e gli adolescenti.

(fonte: voglio vivere così magazine)

Un killer silenzioso

In generale, a differenza di altri disturbi psicopatologici che provocano comportamenti esternalizzati ben evidenti alle famiglie e agli operatori della salute, come uso di sostanze psicotrope o comportamenti sessuali rischiosi, i giovani che si caratterizzano per un ritiro dalla vita sociale e lavorativa sembrano essere molto più invisibili e il loro disagio rischia di passare inosservato.

Umberto Raiola

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