“Grande re, fate giustizia!” La superiorità della ragion di stato secondo Hegel ed Hero

Nel 2002 esce nelle sale della Cina il film “hero”, una storia sull’unità dei sette regni in cui era divisa la Cina, più di duemila anni fa. Il messaggio trasmesso dal capolavoro di Zhang Yimou, ovviamente apprezzato dal governo cinese, potrebbe trovare d’accordo anche Hegel.

Il protagonista Senza Nome, interpretato da un magistrale Jet Li

Eroe

E’ una dovuta premessa tessere le lodi tecniche di questo gioiello cinematografico. Il più costoso della storia del cinema cinese (escludendo Hong Kong), Hero vanta una fotografia perfetta, scenografie mozzafiato, un utilizzo cromatico di costumi, ambientazioni e filtri a dir poco geniale. I ritmi e la recitazione sono solenni ma mai teatrali, in linea con la trama, con un Jet li che finalmente dimostra di essere non solo un grande artista marziale ma anche attore. Infine, le coreografie dei combattimenti sono oniriche e surreali, più che a degli scontri all’ultimo sangue, si ha l’impressione di assistere a delle danze ben studiate. La storia, estremamente romanzata, narra le gesta di Senza Nome (Jet Li), un funzionario di basso rango estremamente abile con la spada , acclamato come eroe per aver ucciso tre assassini che da tre anni minacciavano il re di Qin (da leggersi come Cin). Siamo nel III secolo a.c., la Cina non esiste, è divisa in sette regni in costante conflitto tra loro. Yin Zheng, re di Qin, ha un sogno: “la pace sotto un unico cielo”. L’unificazione dei sette regni è l’unica cosa che può portare pace e prosperità a tutti i popoli. Un simile progetto comporta la soppressione di tutte le monete, tutte le lingue, tutte le istituzione in favore dell’assolutezza. Una lingua, una moneta, un governo. E, sopratutto, inimmaginabili quantità di sangue versato. Spada Spezzata(Tony Leung), uomo del regno di Chao, insieme a Neve che vola (Maggie Cheung) e Cielo (Donnie Yen), è deciso ad uccidere colui che vedono come un signore della guerra, assetato di sangue e potere. La loro dipartita è dunque motivo di giubilo per il sovrano, che invita Senza Nome a corte, lo ricompensa con oro e terre e gli permette di bere con lui ad una distanza di “soli” 20 passi, un onore che nessuna riceveva da ben tre anni. Tuttavia, il racconto di Senza Nome appare al perspicace re alquanto bizzarro. Cielo, guerriero dall’abilità leggendaria con la sua lancia d’argento, viene sconfitto con una sola mossa, mentre Neve Che Vola e Spada Spezzata, vengono descritti come due personaggi meschini ed impulsivi, che Senza Nome è riuscito a sconfiggere mettendoli l’uno contro l’altra. Il re, che aveva già affrontato i due, sapeva bene quanto onorevoli fossero. Dunque si svela l’inganno: i tre assassini hanno finto di morire per permettere allo spadaccino di avvicinare il re ed ucciderlo facilmente.

La menzogna di Senza Nome rappresentata dal colore rosso, onnipresente per tutta la prima parte del racconto, in una scena con Maggie Cheung e Zhang Ziyi

La via della spada

A questo punto Senza Nome mostra al re una enorme pergamena con la rappresentazione calligrafica della parola “Spada”, scritta da Spada Spezzata. Osservandola, il sovrano comprende la filosofia che si cela dietro l’arte della spada dell’uomo che ha attentato alla sua vita: il vero guerriero è colui che non ha più bisogno di utilizzare il suo strumento di morte, colui che, con la guerra, ha portato la pace e non necessita più della violenza. A questo punto il re, stupefatto, comprende che proprio Spada Spezzata, il suo più acerrimo nemico, aveva afferrato e condiviso la sua visione del mondo. Yin Zheng è un uomo spietato, le cui mani sono macchiate del sangue di migliaia di innocenti e di culture distrutte, di cui ancora oggi nella realtà dei fatti non si trova traccia. Tuttavia, egli non è assetato di sangue o potere, non è un egocentrico signore della guerra. La sua intenzione è quella di conquistare i 7 regni per non dover più conquistare, versare il sangue di migliaia di innocenti affinché non vi sia più necessità di versarlo, combattere per smettere di combattere. Eppure Spada Spezzata ha permesso effettivamente a Senza Nome di avvicinare il re. Accettando il suo destino, il sovrano lancia la sua spada al funzionario, si volta e attende la morte. Con un coreografico e surreale balzo, Senza Nome piomba alle spalle del re impugnando la spada. “Non dimenticate mai, maestà: sotto un unico cielo” sussurra Senza Nome all’orecchio del re. Gettando la spada per terra, Senza Nome si allontana, fra le guardie che, pur circondandolo, non osano attaccarlo. Lo scopo di Senza Nome era portare forza al sovrano, rincuorarlo sulla giustezza del suo proposito e liberarlo dalla paura.

Giustizia

“Grande re, fate giustizia, fate giustizia!”. E’ il popolo, rappresentato da un piccolo esercito di consiglieri, che chiede al re di fare giustizia. In una maniera che ricorda moltissimo i cori del teatro greco/romano, questi personaggi parlano all’unisono e chiedono al re la morte dello spadaccino.”Questo chiede la sacra legge di Qin!” e ancora “In un grande paese, affinché tutto sia unito, la legge va rispettata!”. Senza Nome ha attentato alla vita del re, bisogna farne un esempio, poco importa quale fosse il suo scopo. La legge è uguale per tutti, anche per un eroe che, con le sue azioni, ha contribuito al processo di unificazione dei regni. Come direbbe Hegel, neppure un singolo caso può essere esente dalla fredda applicazione della legge, ogni particolarismo danneggia lo stato, la sua forza e la sua unità. L’intero film è pregno della logica hegeliana, in cui la ragion di stato assicura la pace e tanto basta a giustificare, in questo caso, la violenza sanguinaria del re, la sottomissione ed omologazione degli altri sei regni ed infine, la morte di Senza Nome: dovendo dare l’esempio, dimostrando la sacralità della legge di Qin, il re acconsente, visibilmente a malincuore, alla condanna dello spadaccino, il quale, stoicamente, rimane immobile mentre uno stormo di frecce lo raggiunge sibilando. Pur essendo perfettamente in grado, come mostrato all’inizio del film, di bloccare le frecce, Senza Nome accetta la condanna del suo re, in nome della pace sotto un unico cielo.

Una storia che, oggi, fa riflettere in merito al caso Sea Watch, certamente meno epico ma da porre su uno stesso piano formale. Lascio a voi le riflessioni a tal proposito.

Tiziano Attivissimo

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