Siamo tutti predisposti alla violenza? Marina Abramović e Hannah Arendt dicono di sì

Un contesto favorevole, un individuo in una posizione di forza ed uno in una posizione di debolezza: tre semplici ma pericolosi elementi che danno luogo ad un atto violento. 

Immagine della Shoah (lastampa.it)

Marina Abramović nel 1974 conduce l’esperimento sociale ‘Rhytm Ø’ con il quale riesce a dimostrare quanto sia facile sviluppare atteggiamenti violenti. Già Hannah Arendt nel 1963 era arrivata alla medesima conclusione nel saggio ‘La banalità del male’.

Rhytm Ø

Marina Abramović, artista contemporanea serba naturalizzata statunitense, nel 1974 sconvolse il pubblico di Napoli con una performance artistica assai cruda. La Abramović predispose su un tavolo 72 oggetti di vario genere che il pubblico avrebbe potuto utilizzare per interagire con lei e con il suo corpo in un arco di 6 ore. La serie di oggetti da lei selezionati ne comprendeva di ordinari ed inoffensivi come fiori e piume e di potenzialmente pericolosi e nocivi come catene, lamette, coltelli e pistole. La premessa da lei presentata fu:

Ci sono 72 elementi sul tavolo e si possono usare liberamente su di me.
Premessa: io sono un oggetto. Durante questo periodo, mi prendo la piena responsabilità di ciò che accade.

– Marina Abramović

L’artista durante lo svolgimento dell’esperimento rimase costantemente immobile ed impassibile offrendo letteralmente il proprio corpo ad ‘uso’ dei presenti. Ma quali sono state le reazioni dei partecipanti? Inizialmente le persone apparvero intimidite, si limitavano a farle il solletico o a sfiorarla con le piume. Bastò poco tempo perché la situazione degenerasse. Cominciarono a bagnarle il corpo, a tagliarla con le lamette, a stracciarle i vestiti. Sono arrivati a porle la pistola tra le mani, a succhiarle il sangue dalle ferite e a compiere veri e propri abusi su di lei. Pochi furono coloro che la difesero. Lei dall’altra parte reagì con estrema fermezza, nessuna azione dei presenti la turbò né la dissuase dal suo obiettivo.

Rhytm Ø suscitò grande scandalo, aveva dimostrato quant0 anche persone considerate ‘normali’ potessero rapidamente mutare in persone ‘malvagie’. Marina, nonostante la consistente paura di morire percepita, era riuscita nuovamente a svelare la reale natura dell’uomo, a rendere una performance un prodotto artistico provocando ed inorridendo il pubblico.

Le condizioni di Marina Abramović nel corso dell’esperimento Rhytm 0 (soksuwalki.eu)

La banalità del male

Hannah Arendt, come la Abramović, si pone l’obiettivo di studiare l’inclinazione alla crudeltà propria dell’uomo. Lei, di nazionalità tedesca e di origini ebraiche, si è vista costretta a lasciare la Germania nazista nel 1933 e a spostarsi verso l’America. L’olocausto l’ha toccata in prima persona e l’ha spinta nel 1961 ad assistere alle 120 sedute del processo Eichmann, noto criminale nazista. Eichmann in veste di tenente-colonnello del regime coordinò lo sterminio e lo spostamento degli ebrei nei diversi campi di concentramento. Numerose furono le sue responsabilità legate al genocidio eppure non fu mai in grado di prendere coscienza e sottrarsene. La Arendt descrive il processo, le sorti di Eichmann e le proprie considerazioni in merito facendo confluire tutta la materia nel saggio del 1963 ‘La banalità del male’. L’Autrice presenta lo stratega dello sterminio come un uomo ‘spaventosamente normale’, un uomo che ha, semplicemente, ma dannosamente, agito nell’incoscienza e con l’ unica ma cieca premura di adempiere ai propri compiti politici. A discapito di ciò che molti ritengono, gli artefici della violenza verso il popolo ebraico in Germania non furono dei ‘mostri’ ma persone comuni che si sono ritrovate a fare del male ad altri individui poichè condizionati dal contesto.

In accordo con la Arendt il male si manifesterebbe dunque quando non vi è capacità di pensiero:

Purtroppo sembra che sia più  facile convincere gli uomini a comportarsi nel modo più impensabile e oltraggioso, piuttosto che convincerli a imparare dall’esperienza, a pensare e a giudicare veramente, invece di applicare categorie e formule precostituite nella nostra testa.

– Hannah Arendt

Da cosa scaturiscono male e violenza?

Esattamente come nell’esperimento avviato dall’artista Marina Abramović, anche nell’ambito della Shoah, ci si trova di fronte alla presenza di soggetti in una posizione di superiorità, i nazisti, le cui azioni, di qualunque natura esse siano, vengono giustificate e ‘normalizzate’ dallo scenario e, dall’altra parte, soggetti in una condizione di debolezza e impotenza, gli ebrei.

Sulla base dei due esempi pare così che approdare alla violenza sia più facile di quanto sembri. Entrambi ci suggeriscono che di fronte ad una ‘norma’ l’uomo ci si attenga spesso senza riflettere e senza essere più in grado di distinguere consapevolmente ciò che è bene da ciò che è male. Il male non è dunque da considerarsi di origine patologica, è piuttosto intrinseco nella natura umana, è sufficiente solamente un processo che lo avvii. Probabilmente questo meccanismo, cioè l’esercitare potere sui più deboli dimostrando superiorità e forza, fu lo stesso che garantì il successo dei regimi nazisti e fascisti alle quali atrocità pochi si opposero.

“Questo lavoro rivela qualcosa di terribile sull’umanità. Dimostra quanto velocemente una persona può far male in circostanze favorevoli. L’esperimento mostra come sia facile disumanizzare, abusare di una persona che non lotta, che non si difende. Dimostra inoltre che, fornendo lo scenario adatto, la maggior parte della persone apparentemente “normali” può diventare estremamente violenta”.

– Marina Abramović

 

1 thought on “Siamo tutti predisposti alla violenza? Marina Abramović e Hannah Arendt dicono di sì

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: