Patrick Zaky è detenuto da febbraio a El Cairo, da ieri la pena viene allungata di 45 giorni. Amnesty:”decisione inumana”

Una simile ingiustizia seppure in contesti diversi è ciò che è capitato ad Antonio Gramsci, detenuto fino alla morte durante il periodo fascista.
La decisione inumana
Patrick Zaky è detenuto da febbraio a El Cairo. L’accusa è quella di propaganda sovversiva, ovvero aver diffuso informazioni dannose per lo stato egiziano. Da quel momento è rinchiuso. Ieri i giudici rispondono di no. Nulla da fare. Le iniziali speranze vengono spazzate via, inesorabilmente. Ricorda molto un’altra storia egiziana, quella di Giulio Regeni e speriamo che stavolta le cose si risolvino per il meglio senza che anche Zaky debba pagare con la vita. Le condizioni all’interno del carcere sono pessime. Oggi, è deceduto un giornalista detenuto come Zaky di Coronavirus e tutti i carcerati sono terribilmente esposti all’infezione.

Impedire ad un cervello di funzionare
Simile fu la storia di Antonio Gramsci, intellettuale comunista italiano, detenuto durante il periodo fascista in condizioni precarie al limite del disumano fino alla fine dei suoi giorni. La colpa è quella di essere un antifascista, un intellettuale, un cervello con cui fare i conti, istruito e quindi pericoloso. L’accusa, fra le tante escogitate ad hoc per eliminare quel che rimaneva del Partito Comunista, è quella di attività cospirativa. Durante la detenzione scrive di politica, filosofia con spiccata intelligenza e i suoi scritti verranno raccolti e pubblicati da Einaudi con la supervisione di Palmiro Togliatti (allora segretario del PCI) nel secondo dopoguerra. Prendono vita i “Quaderni dal carcere”. Viene rilasciato ma in condizioni pessime, morirà a pochi giorni di distanza dalla scarcerazione. Gramsci costituiva un pericolo non a caso i fascisti decisero che “quel cervello deve smettere di funzionare”.

La colpa degli intellettuali
Zaky e Gramsci condividono una colpa a distanza di secoli:pensare con la propria testa. E nei paesi dove la libertà è solo apparente e limitata questo consiste in un pericolo. In questi tempi però possiamo fare qualcosa, oltre la solidarietà. Amnesty International ha lanciato una raccolta firme per l’immediata scarcerazione e gli attivisti di Bologna, città dove Zaky frequenta l’università, sono in perenne contatto con i suoi legali in modo da diffondere le informazioni. Ogni giorno che passa si ha la percezione che questa storia si allontani sempre di più da un lieto fine e che si casa di nuovo in un altro incubo Regeni, incubo dal quale dobbiamo ancora svegliarci. Zaky è un po’ riconducibile al Gramsci dei suoi tempi e se guardate bene si assomigliano pure. Libertà per Zaky, memoria per Gramsci.