Ecco i 6 tipi di mobbing e come riconoscerli: il “bullismo” nei luoghi di lavoro

Il mobbing consiste in violenze morali e psicologiche reiterate nel tempo, che limitano la qualità di vita del soggetto che le subisce.

Il mobbing è per definizione un fenomeno di vessazioni sistematiche attuate deliberatamente da superiori, colleghi ed eccezionalmente subordinati nei confronti di uno o più lavoratori attraverso azioni ripetute che mirano ad emarginare, compromettere il futuro professionale e la dignità, e che possono danneggiare l’integrità psicofisica.

Il mobbing, soprattutto se vissuto a lungo, comporta in moltissimi casi alterazioni della qualità della vita. La vittima tende a ritirarsi dal proprio ambiente, diminuendo i propri interessi perché prova imbarazzo e vergogna della situazione che vive. Questo comportamento è indice del disagio psicofisico della persona che può sfociare, in alcuni casi, in una condizione clinica con conseguente danno alla salute. Infatti si ritiene che situazioni di conflittualità interpersonale marcata e protratta siano dotate di potenziale stressogeno e possano determinare conseguenze a carico della sfera psichica, psicosomatica e comportamentale.

La vittima del mobbing può presentare sintomi vari, come disturbi del sonno, ansia, depressione, cefalea, emicrania, palpitazioni, picchi ipertensivi, disturbi del comportamento con reazioni aggressive, disturbi alimentari, aumento del consumo di alcolici, farmaci o fumo di tabacco.

Il mobbizzato è un soggetto che chiede il riconoscimento della propria sofferenza e dei torti subìti auspicando un intervento che fermi il meccanismo che lo sta “stritolando”.

Esistono diverse tipologie di mobbing e schematicamente possono essere raggruppate in 6 categorie:

1) Mobbing Strategico

Ovvero quando il dipendente è oggetto ripetuto di soprusi in modo deliberato e di pratiche dirette ad isolarlo dall’ambiente di lavoro, finanche alla sua espulsione. È una forma di mobbing che viene usata strategicamente dalle imprese per promuovere l’allontanamento dal mondo del lavoro di soggetti in qualche modo scomodi.

2) Mobbing Emozionale

Deriva da un’alterazione delle relazioni interpersonali, cioè esasperazione dei comuni sentimenti di ciascun individuo (per esempio quelli di rivalità, gelosia, antipatia, diffidenza, paura, ecc.), sia di tipo gerarchico, sia tra colleghi.

3) Mobbing Verticale

Si ha quando l’azione discriminatoria viene messa in atto da un superiore (dall’alto verso il basso) o da un subordinato (dal basso verso l’alto).

4) Mobbing Orizzontale

Delinea una discriminazione, nei confronti di un soggetto, messa in atto da un gruppo di colleghi.

5) Mobbing Doloso

Può essere definito come una serie continua e intensa di atti ostili del management o dei colleghi verso un lavoratore sgradito, volti deliberatamente a rendergli la vita impossibile. Questo è punibile sia civilmente che penalmente. In questo caso potrebbe esserci la responsabilità diretta del datore di lavoro sulla base degli atti vessatori.

6) Mobbing Colposo

Non è direttamente imputabile in modo “oggettivo” a qualche soggetto, ma ad una serie di circostanze, definibili come “contesto” che comunque determinano la sintomatologia dell’individuo sul piano emotivo, cognitivo, comportamentale, relazionale e psicosomatico. Le azioni avversative sono quindi costituite da attacchi alla persona e alla situazione di lavoro, cioè alla professionalità e allo sviluppo di carriera. Gli attacchi alla persona, che diviene la vittima, consistono in comportamenti di esclusione, isolamento, emarginazione o anche offese, minacce di violenza, ridicolizzazione, intromissioni nella vita privata, istigazioni contro la persona da parte di altri ecc.. Gli attacchi alla situazione di lavoro sono rappresentati invece da dequalificazione, assegnazione di attività incompatibili con il background professionale o culturale del dipendente, critiche continue, riduzione dei compiti e delle responsabilità del lavoratore o anche sovraccarichi di lavoro con scadenze impossibili da rispettare, trasferimenti non giustificati da esigenze aziendali in sedi lontane e disagiate, trasferimenti non concessi in assenza di valide motivazioni, provvedimenti disciplinari infondati, ecc..

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