“Se ti tagliassero a pezzetti”: la concezione Crociana della storia spiegata da De André

De Andrè ci spiega la concezione crociana della storia come storia della libertà attraverso una delle sue canzoni più emblematiche: ‘Se ti tagliassero a pezzetti’. A distanza di anni dalla morte del filosofo napoletano, De André ritiene che i contenuti del suo pensiero siano ancora un qualcosa di urgente.

Benedetto Croce

Storia è storia della libertà, la sua intima essenza è la libertà come perenne espressione dello spirituale. Nonostante i momenti in cui il regressivo nella storia ha la meglio, l’anima e la natura della storia hanno sempre l’ultima parola.

Le categorie e Storia come storia della libertà

Secondo il filosofo napoletano Benedetto Croce la storia è storia della libertà. La  storia è Spirito e l’intima essenza dello spirito è la libertà. Essa è espressione delle sue categorie attraverso le azioni degli uomini, attraverso i fatti. Le categorie della storia sono il bello, il vero, il buono e l’utile (estetica, logica, etica, economia). Esse sono espresse dall’agire umano in maniere sempre diverse e progredite nel corso del tempo pur rimanendo eterne: infatti, a cambiare non sono le categorie, ma i nostri concetti delle categorie. Questa concezione della storia, secondo cui sarebbe retta da queste categorie eterne e immutabili, di primo acchito potrebbe somigliare ad una dottrina metafisica che pone una differenza ontologica tra categoria eterna e la sua modalità espressiva relativa e transeunte, una filosofia della storia esprimente una logica dietro il fluire storico dei fatti. In realtà, fatto e categoria sono un tutt’uno, spirito ed espressione dello spirituale viaggiano all’unisono: individuo e specie, l’idea e la sua espressione convergono e coincidono. La storia, infatti, secondo Croce è ‘storia dei fatti’. La categoria senza il fatto, senza il suo esprimersi continuo (e senza neanche il suo esprimersi potenziale) non avrebbe ragione di essere, essa presuppone sempre la sua possibilità di espressione e l’azione. Da qui l’avversione di Croce nei confronti di ogni concezione della storia improntata sul determinismo e sul finalismo che concepisce i fatti come un qualcosa di secondo ordine rispetto alla logica (di qualsiasi natura essa sia) che sarebbe nascosta dietro di essi. La storia, dunque, è spirito e spiritualità e la spiritualità è la distinzione delle quattro categorie: esse sono sì distinte, ma unite dalla moralità (non dal moralismo). Da qui uno dei principali appellativi che Croce dà alla storia: Storia etico-politica. La storia, essendo storia dei fatti, è continua espressione delle categorie, dunque continuo esprimersi della spiritualità e della moralità che è intrinseca ed intima essenza di essa. L’azione umana è autenticamente spirituale quando è fedele alla moralità che tiene unite le distinte categorie, il progresso storico è dato dall’azione che ripropone l’espressione delle categorie in maniera sempre diversa e progredita, è riproposizione continua delle forme espressive delle categorie (azioni e fatti estetici, etici, politici e utili) in maniera che abbiano qualcosa in più dei modi espressivi precedenti, facendo fruttare l’eredità lasciata da questi ultimi (eredità che è logica e memoriale, possibile solo grazie alla storiografia e non hegelianamente logico-ontologica). La nuova modalità espressiva delle categorie, che accogliendo l’eredità delle precedenti si presenta nella sua innovatività, è definita come ‘Quid maius’, termine che indica quel ‘più’ che è quella sempre più nuova modalità di espressione dello spirituale e dell’universale. A ciò è strettissimamente collegata la concezione della storia come Storia della libertà. La libertà è quella fedeltà alla moralità che tiene unite le categorie che ogni azione deve avere, è la massima espressione morale e spirituale delle categorie in ogni contesto storico. La libertà si esprime attraverso le azioni in maniere sempre diverse nel tempo, ma esse devono essere sempre fedeli all’intima essenza della storia che è etico-politica. La libertà è una costante storica, è il continuo affermarsi della spiritualità e delle categorie attraverso azioni che rimangono fedeli alla moralità che le lega e le avvince. Ci sono però nella storia anche periodi antispirituali in cui quella fedeltà alla storia concepita come etico-politica viene infranta, momenti in cui la libertà e la spiritualità delle categorie della storia vengono negate dal trionfo dell’antispirito, della barbarie, del vecchio sul nuovo. Ma la libertà e la spiritualità hanno sempre l’ultima parola e trionfano sempre sulla barbarie e l’antispirito, la libertà risorge sempre e di continuo dalle sue ceneri poiché nei periodi della barbarie e dell’antispirito essa, apparentemente abbattuta, cova, si rinforza e si rigenera, si muove per tornare più forte. Questa concezione della storia come Storia della libertà è espressa in maniera emblematica ed esaustiva dalla musica e dalla poesia di De André nella canzone ‘Se ti tagliassero a pezzetti’ contenuta nell’album l’Indiano del 1981.

Fabrizio De André

“Se ti tagliassero a pezzetti”. Una canzone crociana

Se ti tagliassero a pezzetti‘ è uno dei più importanti successi di De André, una delle canzoni che maggiormente definisce le idee e il pensiero del cantautore genovese: penultima canzone dell’album ‘Senza nome’  uscito nel 1981 chiamato poi da tutti ‘L’indiano‘ per via del pellerossa a cavallo usato come immagine di copertina per il cd. Il testo deandreiano è permeato dalla concezione crociana della storia come ‘Storia della libertà‘. Cosa succederebbe se la libertà fosse umiliata e offesa, accantonata e mortificata dalla barbarie, se fosse tagliata a pezzetti? La risposta la troviamo già nella prima strofa e già da qui capiamo come la concezione crociana della storia sia stata adottata poeticamente dal cantautore genovese, che come molte volte ha fatto capire, era assiduo lettore di Benedetto Croce: ‘Se ti tagliassero a pezzetti/ il vento li raccoglierebbe/ il regno dei ragni cucirebbe la pelle/ e la luna tesserebbe i capelli e il viso/ e il polline di Dio/ di Dio il sorriso’. La libertà non è dunque soltanto intima essenza della storia, ma è intima essenza della vita e della natura (d’altronde per Croce anche la natura è storia, e ogni parte della natura tende al migliore e al superiore: la pianta all’animale, l’animale all’uomo, l’uomo al più che uomo: allo spirituale) La prima strofa esprime in maniera chiara e ineccepibile la concezione crociana della storia come ‘Storia della libertà‘, esprime come la libertà sia intima essenza della natura e della storia e come ogni volta la storia e la natura (il vento che ne raccoglie i resti, i ragni che la ricuciono, la luna che le tesse i capelli e il viso) provvedano a ricostruire e a rimettere insieme i suoi cocci dopo che è stata umiliata e frantumata dalla barbarie. Scrive Croce: ‘Con diversa intenzione e con diverso contenuto quel detto è qui pronunziato, non per assegnare alla storia il tema del formarsi di una libertà che prima non era e un giorno sarà, ma per affermare la libertà come l’eterna formatrice della storia, soggetto stesso di ogni storia.’ In tutti quei momenti della storia in cui la libertà viene accantonata dall’imporsi della barbarie e del regressivo, la coscienza del nuovo e dello spiritualmente innovativo lavora in segreto per poi sconfiggere la barbarie ed affermare quel quid maius che è ulteriore e nuova espressione delle categorie‘Così, indagando e interpretando, essa, la quale ben sa come l’uomo rende schiavo l’altro uomo sveglia nell’altro la coscienza di sé e lo avvia alla libertà, vede serenamente succedere a periodi di maggiore altri di minore libertà, perché quanto più stabilito e indisputato è un ordinamento liberale, tanto più decade ad abitudine, e , scemando nell’abitudine la vigile coscienza di se stesso e la prontezza della difesa, si dà luogo ad un vichiano ricorso di ciò che si credeva che non sarebbe mai riapparso al mondo, e che a sua volta aprirà un nuovo corso’. Si ripresentano dunque nella storia momenti di barbarie e di regresso, i quali, però, servono alla elaborazione e all’instaurazione del nuovo, di un nuovo corso, del quid maius, della spiritualità e della libertà in una nuova declinazione‘Persa per molto persa per poco/presa sul serio presa per gioco/non c’è stato molto da dire o da pensare/ la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera/ spettinata da tutti i venti della sera.’ Si veda come questa strofa esprime la fluidità della libertà e dello spirituale che intervallati dai momenti bui della storia resuscitando si reistituiscono in maniere sempre nuove, il perdersi continuo della libertà, quasi come se volesse giocare di continuo a nascondino: è necessario affinché certe forme dello spirituale si svecchino e acquistino configurazioni sempre nuove. La libertà viene persa di continuo nella storia ‘per molto‘, ‘per poco’ presa sul serio soprattutto quando non c’è più, per gioco quando è data per scontata ed annoia, quando determinate espressioni categoriali hanno fatto il loro tempo e devono essere demolite affinché si reistituiscano: e questo non per una logica che si trova dietro i fatti storici, ma per costituzione naturale della storia, essa non funziona così: è così. ‘Ti ho incrociata alla stazione/ che inseguivi il tuo profumo/presa in trappola da un tailleur grigio fumo/ i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino/ camminavi fianco a fianco al tuo assassino. La libertà può essere persa in men che non si dica, cammina ‘fianco a fianco al suo assassino, tutto è nelle nostre mani, gli uomini sono gli attori della storia e della libertà e da loro continuamente viene uccisa e riportata in vita. Sono gli uomini a esprimere di continuo le categorie attraverso l’azione e sempre loro sono a tradirle. Nonostante tutti i tradimenti dell’uomo nei confronti della natura della storia che è libertà ed etico-politica, questa natura è sempre viva e si fa sempre presente, si ripropone di continuo trionfando sempre sulla barbarie e ciò è espresso dall’ultima strofa, che è uguale alla prima ma introdotta dalla congiunzione avversativa ‘ma‘ che esprime il trionfo continuo della libertà ‘nonostante tutto’.

Il regno dei ragni cucirebbe la pelle

Breve riflessione su libertà e barbarie oggi

La nostra è un’epoca di libertà e progresso o di barbarie? Se non ci si pensa troppo a lungo la risposta sembra facile: un mondo dove ognuno può fare ciò che vuole facendo un semplice clic o con una ditata sullo smartphone, un mondo dove le informazioni girano in pochi secondi, in cui lo sviluppo della tecnica permette il giro e la circolazione di merci e persone ovunque e in tempi brevissimi è un mondo meraviglioso e libero, privo di limiti e oppressione. Ma riflettendoci meglio, le cose non sembrano essere proprio così: l’iperconsumismo, che è la filosofia dei nostri giorni, che basa la vita delle persone sull’etica del consumo, sta costruendo e ha costruito uomini mostruosi, come Pasolini affermava già in tempi non sospetti. Il nostro contesto storico è abitato da individui isolati il cui unico scopo è consumare e farsi consumare: tutti gli ambiti della vita sono improntati sul culto dell’Io che è soggetto a continue auto-creazioni per essere reso una merce continuamente vendibile. Si rifletta su quale sia ad esempio la funzione di social come Instagram, che è emblema di questo creare e vendere l’Io in salse sempre diverse (si vedano le innumerevoli immagini di se stessi che vengono pubblicate attraverso cui ci vendiamo in modi sempre diversi) proprio come un prodotto industriale prodotto in serie con l’espediente della concezione di  ‘all’ultima moda‘. Come afferma Bauman, il nostro è un mondo di individui scollati e scollegati, allergici ad ogni tipo di attività aggregativa, comunicativa e creativa a causa dell’impegolamento nel comportamentismo consumistico che va ben oltre la sfera economica dell’acquistare e vendere merci. Vista da questo punto di vista, la nostra epoca sembra (a vista di Croce) del tutto regressiva e antispirituale, un’epoca in cui il senso della politica, della bellezza, del sapere e dell’etica è completamente perso e demolito da uno strapotere dell’economia consumistica che ha inglobato, isterilito e imbruttito tutti gli ambiti dello spirituale. Ma se ci fidiamo della concezione crociana della storia, possiamo allora capire (e sperare) che probabilmente questo è uno di quei momenti negativi della storia che servono allo spirituale per rigenerarsi e lavorare di nascosto alla propria riaffermazione, un giorno, magari non troppo lontano, il grande sviluppo tecnico a cui l’umanità è arrivata, da strumento dell’etica del consumo di merci, di sé e degli altri diverrà strumento a servizio dello spirituale e dell’umano, al servizio di un ulteriore ‘quid maius’ della storia dell’umanità.

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