Il Superuovo

Dolor y Gloria: Pedro Almodovar mette in scena la “matematica degli affetti” di Spinoza

Dolor y Gloria: Pedro Almodovar mette in scena la “matematica degli affetti” di Spinoza

Meno crudo e graffiante rispetto ai canoni a cui Almodovar ci ha abituato, Dolor y Gloria è un film dove protagonista è l’emozione, determinata e cosciente, di cui siamo portati a scoprire cause e necessità in modo rigoroso e razionale.

L’ultimo film di Almodovar, Dolor y Gloria, è stato un enorme successo, uscito nel 2019, è candidato agli oscar nella categoria miglior film straniero ed è valso una nomination anche ad Antonio Banderas come miglior attore protagonista.

La matematica degli affetti

E’ solito nell’Etica di Spinoza scontrarsi con oggettivizzazioni apparentemente apatiche dei sentimenti. Da logico, infatti, il filosofo sceglie di descrivere le emozioni umane in termini scientifici, quantitativi, causali.

L’uomo, secondo la sua analisi, è quindi soggetto a tre soli affetti principali: gioia, tristezza e cupidità, dai quali derivano tutti gli altri. Le emozioni derivanti dalla gioia aumentano la potenza del corpo, quelle derivanti dalla tristezza, al contrario, la diminuiscono.

Essenza dell’uomo è, inoltre, la cupidità, l’appetito umano, il desiderio di autoconservazione, del tutto analogo al principio di inerzia per cui un corpo permane nel suo stato finché la sua condizione non è modificata da un corpo esterno. Spinoza determina che proprio questa forza, questa spinta (in latino: conatus) è la forza vitale dell’uomo, che cerca costantemente di aumentare la sua potenza, anche per mezzo dell’immaginazione: nell’atto immaginativo, infatti, si riportano alla mente immagini che provocano gioia, così da perpetuare gli effetti benefici che l’oggetto dell’immaginazione ha sul corpo.

frontespizio dell’ “Etica, dimostrata con ordine geometrico” di Baruch Spinoza

L’imitazione degli affetti

Le relazioni sociali sono dunque fondate sull’imitazione degli affetti, sull’empatia. Lo studio speculativo spinoziano ha avuto riscontri anche nel più moderno studio neurologico: i “neuroni specchio”, infatti, ci permettono di sintonizzarci sulla stessa emozione provata dalla persona con cui siamo in sintonia, attivando in noi gli stessi neuroni attivati in quest’ultima.

Una volta sintonizzate le emozioni diventa nostro obiettivo aiutare l’altro, tentando di aumentarne la potenza, per aiutare noi stessi e aumentare la nostra stessa potenza.

Ne risulta, quindi, che seppure la spinta sia sempre egoista, essa sia capace di provocare anche concordia (e non solo discordia come nel caso della gelosia, dove la diminuzione di potenza della persona che abbiamo in odio provoca in noi un aumento di potenza). Non esistono quindi, sentimenti intrinsecamente buoni o nocivi, poiché tutti derivano dall’egoista, necessaria ed essenziale autoconservazione propria dell’essere umano.

 

Dolor

Nell’ultimo film di Almodovar, il vero protagonista è il dolore, fisico e interiore. L’inizio, in cui viene mostrata allo spettatore una lunga cicatrice sulla schiena di Salvador è un anticipo dell’intenzione dell’intero film. Quello del protagonista è un dolore cronico, psicosomatico, un desiderio recondito di lasciarsi vivere, di mettere un punto, di trovare una causa esterna che blocchi il moto di inerzia che lo spinge a continuare nel moto naturale di autoconservazione.

Uno dei principali fattori è l’incapacità di essere accettato dalla madre, eternamente delusa dalla sua inconcludenza e dalla sua omosessualità, a tal punto da rinfacciargli, in punto di morte, di non essere stato “un buon figlio”, una ferita ed un ribassamento di potenza per il personaggio totalmente incolmabili.

Penelope Cruz, interprete della madre di Salvador

Gloria

Salvador è stato un regista acclamato ma ormai in declino da decenni a causa delle condizioni fisiche e della mancanza di ispirazione artistica. Vive quindi nel ricordo della sua vita passata, le locandine dei film e le memorie della passata gloria sono i suoi unici mezzi di temporanea felicità, ma non sono che rimbombi, echi.

Vero è che l’immaginazione porta un breve aumento di potenza, ma tutto il film è un costante omaggio al cinema, al percorso creativo, all’attività.

Quando a Salvador viene chiesto, ormai convinto di poter vivere nel ricordo, cosa potrà fare un regista che non gira e non scrive, la sua risposta: “vivere” non soddisfa, ne’ è presa sul serio da nessuno, motivo per cui il finale sorprende, ma fino ad un certo punto.

Asier Gómez Etxeandía, Pedro Almodovar e Antonio Banderas

Metacinema

Dolor y Gloria è un film estremamente autobiografico, a detta dell’autore stesso, ecco perché alla fine allo spettatore sembra di aver girato il film insieme al regista.

Il principio di inerzia continua, l’abbassamento di potenza non si trasforma nella causa che ne determina la fine del movimento, ma al contrario è la spinta che lo porta all’ultimo grande moto di felicità, all’ultimo “deseo”.

Dal 1963, con l’uscita di 8 ½ di Fellini, lo spettatore ha compreso la potenza del cinema. Fellini dimostra di essere stato indotto al suicidio dal cinema, eppure allo stesso tempo di dovere, a questo mezzo, la capacità di accettare la vita e andare avanti. Dopo 56 anni Almodovar è arrivato a provare la necessità di esprimere lo stesso sentimento, quasi per ricordarsi che il cinema è la sua salvezza, che finalmente può “vivere” di nuovo, e affrontare la vita non più passivamente, ma come in un film appena abbozzato, che ancora “non si sa com’è ”.

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