Se guardi nell’abisso… attento ai sintomi da risalita! Made in Abyss incontra Nietzsche

Un enorme cratere dalle origini sconosciute ha portato numerosi esploratori a costruirvi una città attorno, per poterne scoprire i segreti e comprendere cosa si celi nelle sue profondità. 

L’opera di Akihito Tsukushi prende vita come un’innocente avventura per bambini ma solo con lo scorrere dei capitoli (o degli episodi se si segue l’anime) si capisce che non si tratta di uno Shōnen. L’abisso si dimostra brutale e vendicativo, la natura umana viene messa a dura prova, rendendo l’abisso nietzchiano più vivo che mai.

L’abisso non perdona

La scoperta di una voragine così estesa e con una profondità quasi incalcolabile suscitò l’interesse degli avventurieri ma ciò che convinse loro ad erigerne una città lungo i suoi bordi furono le miriadi di oggetti misteriosi rinvenuti all’interno dell’Abisso. Man mano che la profondità aumenta i tesori diventano più ricercati e intrisi di una qualche aura mistica. Fu così che i cittadini di Orth iniziarono come a venerare quell’Abisso tanto affascinante quanto pericoloso. Nietzsche in questo caso non annuncerebbe la morte di Dio, lo andrebbe a collocare là dove nessuno può vederlo o sentire. Che l’Abisso sia l’ingresso verso la verità? O forse non è altro che un sadico ecosistema avido di vite? In ogni caso, gli abitanti pregano l’Abisso, definendosi suoi figli, rispettandolo e temendolo, esattamente come si fa con Dio. Gli studiosi hanno ripartito l’Abisso in diversi strati, ognuno dei quali affligge una maledizione a chiunque vi entri per poi risalire. I malesseri dei primi strati non portano grossi malori ma man mano che si scende in profondità si giunge alla perdita della propria umanità e, infine, alla morte.

Una storia profonda, quasi… abissale

La trama prende vita nell’orfanotrofio della città di Orth. La struttura accoglie i figli degli esploratori che sono venuti a mancare durante le ricerche nell’Abisso, istruendoli a loro volta per seguire le orme dei genitori. Non c’è lavoro più importante e soddisfacente che essere un esploratore e ogni orfanello sogna di scalare le gerarchie per diventare un fischietto bianco, il grado più elevato, l’unico con il permesso di scendere nelle profondità dell’Abisso. La protagonista è una ragazzina di dodici anni di nome Riko, la quale, durante una normale spedizione con il resto dei suoi compagni, trova uno strano robot con sembianze di bambino: Reg. Quest’ultimo ha perso la memoria e, a seguito di un messaggio della madre di Riko, i due amici sprofonderanno all’interno dell’Abisso in cerca di risposte.

Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.

Nietzsche, Al di là del bene e del male

L’abisso in Nietzsche: occhio a dove guardi

Sicuramente a primo impatto, le corrispondenze tra Made in Abyss e l’abisso nietzschiano possono sembrare misere, forse addirittura inesistenti. Da un lato abbiamo una ricerca di sé stessi in una lotto contro la mera brutalità e, dall’altra, una critica alla società materialistica del XX secolo. Sarà attraverso l’evoluzione della trama che si andranno ad assottigliare le discrepanze ma, senza troppi spoiler, questo Abisso, Nietzsche non l’avrebbe fissato comunque, o almeno non troppo a lungo. Nietzsche accusò la società moderna di aver distrutto brutalmente la Tradizione e la metafisica a favore di un progresso tecnologico in una costante crescita insensata. La persecuzione di una meta inesistente porta l’essere umano a bramare un qualcosa che non raggiungerà mai, ossessionandosi a una vetta inarrivabile poiché il progresso stesso è in continua evoluzione e quindi irraggiungibile. Nietzsche sembra quasi strizzare l’occhio a Zenone ma con una visione molto più critica e quasi preoccupata. Chi si addentra nell’abisso ne resta intrappolato poiché viene catturato dalle sue stesse ossessioni. Da cacciatore ne diventa preda e di questo Riko ne è pienamente consapevole. Il continuo scrutare all’interno dell’abisso nietzschiano porta l’uomo a diventare un viaggiatore senza meta, privo di un arrivo e ormai incapace di tornare in superficie. L’essere umano ormai si è trasformato in un qualcosa di indescrivibile, come se l’abisso della ricerca avesse intaccato la sua anima, privandolo della propria umanità.

Disegno di Maximilien Le Roy nella grapich novel Nietzsche, la stella danzante (edizioni Ferrogallico).

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