Abbiamo intervistato il presidente della ONLUS “Elpis” la nave ospedaliera che aiuta i più bisognosi

La ONLUS “Elpis” porta aiuti sanitari per i più deboli con la sua nave ospedale: intervista al Dottor Giancarlo Ungaro

Nel pieno di questa crisi sanitaria globale abbiamo imparato l’importanza della solidarietà e per questo intervistiamo chi di solidarietà se ne occupa ormai da tempo: il Dottor Giancarlo Ungaro. Egli stesso ci dice: “…la solidarietà concreta è nel nostro DNA.”

Come e quando nasce quest’organizzazione, qual è la sua storia?

La storia dell’Associazione “Elpis Nave Ospedale” ONLUS, con sede legale in Trapani, trae la sua naturale origine e rappresenta l’evoluzione dell’aspetto operativo strettamente sanitario-solidaristico, esclusivamente basato sul volontariato laico. Durante le molteplici missioni sanitarie in diverse località africane, anche attraverso lo studio del territorio, è risultata palese la necessità di pensare all’utilizzo di mezzi d’intervento che potessero superare limiti invalicabili e barriere fisiche territoriali, di alcune località difficilmente raggiungibili con i mezzi convenzionali via terra. Pertanto, la volontà di portare aiuto sanitario e umanitario ai meno fortunati, si è concretizzata nell’ideazione e nella successiva realizzazione di una “Nave Ospedale” che, arrivando dal mare, risultasse, di fatto, uno strumento utile al potenziamento interventistico dell’ordinaria e programmata attività sanitaria, da porre in essere anche in altri luoghi in occasione di eventuali situazioni di crisi, indotte da improvvisi eventi naturali, sociali ed ambientali. Con l’iniziale intervento del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che ha assegnato alla prima citata Associazione (decreto n. 0015790 del 19/5/2009) un vecchio rimorchiatore sovietico, già utilizzato per la pesca e poi posto in disarmo per cessata attività, dopo circa cinque anni sono stati completati i lavori di ristrutturazione, trasformando il vecchio rimorchiatore RK38 in un vero e proprio ospedale itinerante. La nave è stata inaugurata ufficialmente il 13/9/2014. La nave “Elpis” è dotata di sala operatoria, oltre che di servizi vari dedicati alla diagnostica, laboratorio analisi, unità odontoiatrica, etc., ovvero è uno strumento completo ed utile per portare assistenza sanitaria a favore delle comunità bisognose di località isolate, disagiate e non altrimenti raggiungibili, che non hanno altra alternativa se non quella di vedere arrivare, appunto, un ospedale dal mare. L’equipaggiamento della nave prevede anche l’impiego di strutture modulari come container sanitari amovibili, tende pneumatiche per l’allestimento di un ospedale da campo, etc., col fine ultimo di amplificare ed estendere sulla terra ferma l’operato sanitario. Inoltre, la possibilità di poter disporre di attrezzature e strumentazioni occorrenti all’opera dei sanitari ed il poter, quindi, più serenamente, lavorare in un ambiente protetto, in parte distaccato dai disagi che verosimilmente potrebbero essere generati dalla realtà ambientale locale, sarà sicuramente incentivante per i volontari che vorranno partecipare a missioni sanitarie, di necessità, di emergenza, e li renderà più partecipi nel soddisfare il primario bisogno di salute di chi ne ha più necessità. In riferimento alle modalità operative ed allo svolgimento delle proprie attività, la nave Elpis verrà trasferita ed ormeggiata in porti prestabiliti o, in alternativa, in zone costiere o fluviali, strategicamente più idonee, nel rispetto di preventivi accordi operativi concordati e stipulati con le Autorità governative dei paesi interessati al nostro operato, con missionari, partner e autorità locali. Le possibilità e modalità operative rappresentano la vera “mission” della associazione “Elpis Nave Ospedale” Onlus. Questa è fortemente motivata dalla consapevolezza che la cooperazione internazionale mirata al sostegno sanitario per i più bisognosi di salute, costituisce, oltre che un atto di solidarietà verso i meno fortunati, anche il migliore investimento per diminuire il grande divario tra i paesi ricchi e quelli poveri, al fine di abbattere, per quanto possibile, il correlato rischio di contrasti internazionali e di minaccia per la pace nel mondo. Gli interventi, infatti, devono essere fondamentalmente mirati ad avviare e agevolare i processi di auto-sviluppo rendendo le comunità interessate non semplici osservatori passivi ma attivi e diretti protagonisti del movimento in atto. Grazie, quindi, alle nostre convinzioni ed all’esperienza acquisita durante lo svolgimento dei molteplici servizi negli anni di nostra attività, si è giunti alla convinzione che via mare si raggiungono più agevolmente e rapidamente  molti territori aventi grossi limiti fisico-strutturali difficilmente superabili via terra che pongono barriere ad eventuali interventi mirati alla cooperazione e sviluppo, e al superamento di un’eventuale improvvisa situazione di emergenza indotta ad esempio da catastrofi naturali, epidemie, vaccinazioni di massa, ecc. Nasce così il “Progetto Nave Ospedale”.

Come nasce il nome “Elpis”?

E’ stato indetto un Concorso linguistico – espressivo basato sulla presentazione di elaborati scritti e/o iconici corredati da nome e motto inerenti all’argomento interessato: “DAI UN NOME ALLA NAVE OSPEDALE”. Il progetto ha coinvolto gli alunni delle scuole primarie e secondarie di Trapani e provincia, interessati ad approfondire le tematiche inerenti alla solidarietà e alla cooperazione. Lo scopo principale è stato quello di promuovere nelle coscienze delle nuove generazioni “l’amore per l’altro” attraverso forme di solidarietà concreta. La scelta di far “battezzare” la Nave Ospedale” dai bambini deriva dalla necessità ad infondere capillarmente e sin dalla più giovane età, la cultura dell’interessamento, della vicinanza e della solidarietà verso tutte le popolazioni povere e disagiate. Fra le numerose proposte ricevute una Commissione ha scelto il nome “Elpis” che nella mitologia greca era la personificazione dello spirito della speranza.

Di cosa vi occupate?

Gli obiettivi specifici e le potenzialità operative si riconducono, in sintesi, ai seguenti:

  • sostegno sanitario in paesi a basso reddito, con possibilità di svolgere attività di chirurgia poli-specialistica
  • interventi in zone colpite da calamità naturali e/o emergenze di varia natura
  • trasporto di aiuti umanitari e di mezzi di sussistenza
  • assistenza a eventuali naufraghi
  • soccorso sanitario a popolazioni coinvolte in calamità naturali e conflitti bellici
  • attività di ricerca, raccolta dati, formazione, campagne di vaccinazione
  • compartecipazione con altre organizzazioni umanitarie in missioni e progetti sanitari congiunti
  • possibilità di estensione operativa territoriale attraverso l’utilizzo di strutture modulari quali ad esempio container attrezzati, tende da campo, unità mobili e simili
  • sviluppo di microprogetti di supporto alle popolazioni che non possono accedere alle cure sanitarie di base

Dove operate principalmente?

Il Madagascar, paese nel quale si intende attivare l’attività sanitaria tramite la nave ospedale, è la quarta isola del mondo, per grandezza, con una popolazione di circa 19 milioni di abitanti. Dire “circa” è obbligatorio e significativo in quanto ancora oggi sono moltissimi i bambini “mai nati”, poiché mai registrati all’anagrafe. È uno dei paesi più poveri al mondo, con tutte le note conseguenze che derivano dalla povertà, come la denutrizione, le malattie infettive, parassitarie e dermatologiche. Nel paese sono presenti principalmente le seguenti malattie: malaria, peste, dengue, tifo, paratifo ed epatite virale, leishmaniosi, febbri emorragiche, colera, elmintiasi, giardiasi, echinococcosi, schistosomiasi e tracoma. I casi di Aids sono in aumento mentre vi è elevata endemicità per la tubercolosi e la difterite. (fonte di informazione: Walter Pasini “Salute e Sicurezza nei 5 Continenti- situazione al 3 gennaio 2008″). Molte sono, inoltre, le patologie sessualmente trasmesse come la sifilide e la gonorrea. La sanità in Madagascar, sia pubblica che privata, escludendo alcune strutture nelle principali città, è rappresentata da edifici fatiscenti ed inidonei, sprovvisti di presidi, materiale sanitario ed adeguate scorte di farmaci. Ogni minima prestazione, inoltre, è erogata esclusivamente a pagamento. La sanità privata viene solitamente gestita da missionari ed offre condizioni di accesso migliori, rispetto a quella pubblica. Tuttavia, la popolazione, in genere, difficilmente riesce ad accedere alle cure di cui necessita sempre e solo a causa dell’estrema povertà. Ma poiché il nostro obiettivo istituzionale principale è sempre stato quello di aiutare i più deboli, chi non può contare su ospedali e attrezzature sanitarie efficienti, chi avendo solo precarie risorse ha più bisogno e rimarrà più vulnerabile verso questa forma di “selezione naturale” in corso, i nostri sforzi maggiori sono sempre rivolti a mantenere funzionale ed efficiente la nave ospedale Elpis che si trova in Madagascar, ove, purtroppo, è arrivato anche il Covid-19.  A tal proposito, pertanto, a maggior ragione, ci proponiamo di riprendere le nostre missioni sanitarie e umanitarie appena saranno ripresi i collegamenti aerei e sarà possibile spostarsi, in quanto, si ricorda, strutture sanitarie, attrezzature e farmaci sono pressoché inesistenti.

Per quale motivo per raggiungere il Madagascar avete dovuto circumnavigare il continente africano?

La rotta più diretta per raggiungere il Madagascar sarebbe stata attraverso lo stretto di Suez e il Mar Rosso ma avremo dovuto attraversare delle aree fra le quali alcune connotate da una spiccata tensione sociopolitica che avrebbe comportato anche la predisposizione di una scorta armata a bordo. Pertanto, il bilancio complessivo fra esigenze e possibilità ci ha portato a preferire di circumnavigare il continente Africano dal suo lato Atlantico dandoci anche la possibilità di poter effettuare sia soste tecniche per i normali rifornimenti sia delle tappe per poter praticare la nostra attività sanitaria di supporto previo accordi con le rispettive Autorità governative.

Quali sono le figure specializzate che operano in questo progetto?

Gli aspetti operativi della nostra attività sono svolti esclusivamente su base volontaria. In termini complessivi siamo soddisfatti delle richieste di collaborazioni di medici delle più varie specializzazioni. Per la disponibilità di personale infermieristico non ci lamentiamo ma soprattutto la composizione dei team per attivare la sala operatoria necessita una sincronizzazione più spinta delle presenze di alcune professionalità specifiche.

Come finanziate il vostro progetto?

La nostra associazione è completamente su base volontaria. Ad oggi, si è andati avanti solo mediante donazioni, quote associative, 5×1000, campagne di distribuzione di panettoni natalizi e colombe pasquali e ad alcune manifestazioni conviviali espletate ogni anno. A meno di poche professionalità marittime indispensabili per la gestione della nave soprattutto per i periodi di navigazione, tutti i volontari dedicano il loro tempo e risorse a titolo gratuito.

Avete portato aiuti anche in Italia in questo momento così difficile?

In considerazione del particolare momento di emergenza sanitaria anche l’associazione “Elpis Nave Ospedale”, in sintonia con i propri principi ed obiettivi contenuti nello statuto di costituzione dell’Associazione stessa, è scesa in campo per la lotta alla pandemia in corso sostenendo il servizio sanitario locale con i mezzi e le risorse disponibili sul territorio. Abbiamo, infatti, messo a disposizione e posizionati due container shelter (rianimazione e blocco operatorio), uno all’ospedale S. Antonio di Trapani e l’altro al P. Borsellino di Marsala, da utilizzare come moduli di isolamento/rianimazione. Abbiamo, inoltre, donato oltre 350 camici impermeabili da isolamento alla ASP di Trapani e ci stiamo impegnando per continuare a fare ancora di più.

Quanto crede sia importante il terzo settore per la nostra società?

Preso atto che il settore delle Organizzazioni no profit ha subito nel tempo un consistente sviluppo era prevedibile ed anche auspicabile una riorganizzazione organica dell’intero settore. Tralasciando i tecnicismi delle necessarie modifiche statutarie per orientare gli obiettivi del terzo settore ai valori che la alimentano, adesso chi vuole supportare concretamente ha a disposizione degli strumenti di preventiva verifica dei potenziali beneficiari come il Registro Unico nazionale del Terzo Settore (RUNTS). Essendo no profit le principali fonti di sostegno sono costituite da donazioni e/o sovvenzioni varie quindi riteniamo sia importante e soprattutto incentivante fornire la certezza di assenza di scopo di lucro ed anche il divieto di distribuire gli utili. Le finalità del terzo settore sono fondamentali per quegli aspetti di coesione sociale che non sono coperti dagli Enti statali o profit, tuttavia a prima vista potrebbe sembrare stridere il dover sottostare a troppi paletti. Ma un sistema senza regole chiare non può durare a lungo. Per quanto ci riguarda l’operato di Elpis non viene scalfito da questa nuova condizione statutaria in quanto mettere in campo tutte le risorse disponibili, e anche oltre, per alleviare i bisogni di chi ne ha veramente bisogno come forma di solidarietà concreta è nel nostro DNA.

Cosa avete in serbo per il futuro di questo progetto?

Guardiamo al nostro futuro con ottimismo, siamo consci della nostra dimensione strutturale e riteniamo di dover sviluppare la collaborazione con altre Organizzazioni umanitarie con attività simili e/o complementari alle nostre. In quest’ottica, proprio in Madagascar abbiamo iniziato a collaborare con un progetto della Help For Optimism (H4O) e le premesse sono oltremodo soddisfacenti.

Ringraziamo infinitamente il Dr. Ungaro per aver concesso questa breve intervista, augurando il meglio per la sua missione.

Dopo aver intervistato il presidente di questa associazione, si è posta una domanda anche a chi si occupa, per questo progetto, di far interfacciare i giovani con il mondo delle ONLUS: il signor Lorenzo Gulotta.

Cosa si può fare per avvicinare i giovani al mondo della solidarietà?

Sono Lorenzo, ho 20 anni, sono un figlio del Ventunesimo secolo e mi sono sempre reputato un tipo solidale nel senso disinteressato del termine. Metto le mani avanti dicendo che descrivo la questione in modo generale, ci sono ragazzi molto solidali e sinceramente ne conosco abbastanza. Avvalendomi del mio bagaglio di esperienza posso affermare che per i miei coetanei la solidarietà verso il prossimo difficilmente rientra nei nostri interessi principali e raramente fa parte della nostra quotidianità. Per vincere una certa forma di innato egocentrismo probabilmente serve una visuale più ampia. Quando mi sono rapportato con Elpis ho subito pensato di usare i social come canale principale per dare più visibilità a questo team di volontari che, senza dubbio, se ne meritano tanta. Ormai tutti condividono le proprie idee sui social, soprattutto noi giovani ma purtroppo spesso il web viene utilizzato per apparire migliori e risultare di interesse. Voglio sfruttare questo trend per far passare il nostro messaggio (molto semplice ma molto potente): usare un ventaglio di informazioni reali per diffondere l’idea che chiunque spontaneamente può aiutare il prossimo partendo da gesti semplici che rientrano nella nostra quotidianità. Raccontarvi le nostre missioni non è questione di pubblicità per farvi vedere che siamo più bravi di altri, è piuttosto per farvi apprezzare esperienze reali che hanno un valore umano importantissimo per tutte l’età.

Ringraziamo anche Lorenzo per la sua breve intervista.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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