Scioperi in Francia: ecco perché Locke e Machiavelli li avrebbero sostenuti

Il 5 dicembre 2019 è una data da tempo attesa in Francia, in cui migliaia di francesi scenderanno lungo le vie delle loro città per manifestare contro la riforma delle pensioni proposta dal presidente della repubblica Emmanuel Macron.

Inizio delle manifestazioni a Parigi, 18ème arrondissement

L’affluenza comprende salariati di ogni ambito, ma non solo. Infatti, anche molti studenti saranno presenti, in lotta contro la precarietà studentesca. L’obbiettivo dei cittadini è, attraverso scioperi e manifestazioni, mostrare lo scontento generale, nell’intento principale di bloccare riforme che dovrebbero entrare in vigore.

La Francia e le rivolte

A partire dalla Rivoluzione Francese, la Francia ha conservato un’indole rivoluzionaria, che nel corso degli anni non ha mai esitato a mostrare in momenti di insoddisfazione. È infatti ben noto il tanto discusso fenomeno dei gilets jaunes che da ormai un anno scuote il paese. Conservando questa indole reattiva e rivoluzionaria, anche in questi ultimi mesi il paese ha continuato a palesare lo scontento tra scioperi e manifestazioni che da settembre si ripetono. Tuttavia, questo malcontento generale si esprimerà pienamente attraverso lo sciopero del 5 dicembre. I lavoratori, futuri pensionati, protestano contro la riforma delle pensioni proposta dal presidente della repubblica, in quanto considerata causa di future disuguaglianze tra i cittadini. Accanto ai salariati, una vasta schiera di studenti parteciperà per solidarietà e per protestare contro la precarietà studentesca. Il 13 novembre scorso, spinto dalla disperazione, uno studente si è immolato a Lione in segno di protesta contro la precarietà in cui era costretto a vivere. Questo gesto ha causato una generale presa di coscienza tra studenti, che sono ora decisi a battersi per ottenere più aiuti e fondi economici nel corso della loro carriera formativa. Dunque, allo scontento generale i francesi rispondono così, scioperando e manifestando. Ma è giusta la loro reazione?

“Inégalités sociales, injustices fiscales…”

Locke e il diritto di ribellione

Nel XVIIesimo secolo, il filosofo contrattualista John Locke annuncia la sua idea di regime ideale nei due Trattati sul governo. Secondo il filosofo, i cittadini dallo stato di natura, in cui regnano libertà e uguaglianza, decidono di formare uno stato civile al fine di ottenere più sicurezza e stabilità. Difatti, seppur lo stato di natura sia piacevole, si corre spesso il rischio che vi siano trasgressori che minaccino il benessere dei singoli. Perciò, di comune accordo, gli uomini decidono di introdurre istituzioni e delegare i loro diritti, notamente quello di punire e di legiferare ad alcuni individui scelti di comune accordo. In questo stato regolato da istituzioni vi sono tuttavia ragioni che potrebbero condurlo alla dissoluzione, quali ad esempio la presenza di magistrati ingiusti e irrispettosi delle regole e dei patti comuni. In questo caso, Locke annuncia il diritto di resistenza. Ovvero, il diritto dei cittadini alla ribellione contro un regime non rispettoso di essi. In tal caso, specifica Locke, i ribelli non saranno i cittadini, ma i magistrati, in quanto irrispettosi del reciproco patto di fiducia instaurato.

Il conflitto benefico di Machiavelli

Machiavelli, considerato il filosofo della guerra e del popolo, elogia particolarmente il conflitto, definendolo addirittura benefico. Difatti, proponendo l’esempio della Repubblica romana, egli dimostra come, a partire dal conflitto tra plebe e Senato, si possa gradualmente passare dai temporanei tumulti, a buone leggi, che soddisfino meglio il popolo, garantendo una migliore educazione, quindi un aumento di virtù, fino a giungere alla grande Repubblica. Questa catena di eventi è necessaria e fondamentale. Machiavelli sostiene che la lotta del popolo per la sua libertà è un fattore della grandezza della repubblica romana, in quanto, grazie a questo conflitto interiore, fu possibile comprendere e soddisfare i bisogni del popolo. Seguendo tale logica, la reazione dei francesi risulta giustificata in quanto mezzo necessario per esprimere i loro bisogni. Dunque, i tumulti causati dagli scioperi in Francia potrebbero rivelarsi produttivamente positivi, in quanto fonte di leggi migliori, che soddisfino un paese che mai cesserà di opporsi a sistemi che minaccino i loro ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza.

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