Il Superuovo

Sally Rooney e Kant ci insegnano l’importanza del rapporto “io-tu”

Sally Rooney e Kant ci insegnano l’importanza del rapporto “io-tu”

 

Le relazioni confuse dei personaggi di Sally Rooney ci ricordano da vicino l’Etica kantiana

In un’Irlanda dinamica e anticonformista si muovono i personaggi alle prese con piccoli e grandi problemi quotidiani. Quasi fossero moderni Dubliners. È questo l’universo di Sally Rooney, in cui il quotidiano si veste di poesia.

PARLARE DEL QUOTIDIANO: COME NASCE UN FENOMENO LETTERARIO

Un caso letterario. Così è stata definita da più parti Sally Rooney, stella emergente ma già affermata della letteratura mondiale. I suoi racconti sono la celebrazione della vita comune.

La forza della Rooney risiede probabilmente proprio in questo, nella capacità di esaltare il banale. Le situazioni dei protagonisti sono assolutamente ordinarie, eppure assumono una luce di unicità e grandezza, filtrate dalle riflessioni interiori dei propri attori.

È facilissimo immedesimarsi, in particolare se si appartiene alla generazione raccontata dalla scrittrice. L’età che va dai venti ai trenta anni, con tutte le sue infinite sfumature: sfacciataggine, insicurezza, invincibilità, vulnerabilità, immortalità e precarietà.
A oggi sono stati tradotti in italiano il romanzo d’esordio, Persone normali e il suo capolavoro Parlarne tra amici. Dal primo, è stata tratta una fortunata serie.

Al di là delle ovvie differenze specifiche, entrambe le opere si concentrano su un nodo fondamentale dell’esistenza umana: il rapporto io-tu.
Non si tratta, in effetti, di un generico confronto soggetto-alterità, ma di quella interpersonalità che guida necessariamente la nostra vita, ci piaccia o meno.
Proviamo a seguire due strade parallele: i romanzi della Rooney e l’Etica di Kant.

VORREMMO VIVERE DA SOLI, MA NON POSSIAMO: L’ETICA KANTIANA

Generalmente, quando si parla dell’Etica kantiana, si fa riferimento alla Critica della ragion pratica. Anche il nostro discorso partirà, dunque, da questo testo, per poi approfondire altre opere.
Riassumere in maniera puntuale l’intero pensiero morale contenuto nella Critica in poche righe è ovviamente impossibile e richiederebbe un digressione metafisica che condurrebbe troppo lontano.
Ciò che occorre evidenziare, in effetti, concerne la formulazione dei tre imperativi categorici, struttura portante di tutto l’impianto etico. In particolare, ci interessa il secondo:

agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.

Tale formulazione è piuttosto celebre, ma spesso è interpretata solo parzialmente. In effetti, complice anche la semplificazione scolastica che ne offre una versione accorciata, si legge questa massima come l’invito alla piena realizzazione della dignità e dell’affermazione individuale. Questo è assolutamente vero. Ma troppo spesso si tende a non considerare due termini fondamentali: anche e semplicemente

In queste due parole si concentra tutto il pensiero morale kantiano. Kant è ben consapevolezze che l’uomo non può fare a meno del suo simile. Il fine morale è quello di garantire e celebrare la dignità e libertà del singolo. Tuttavia questo obiettivo si scontra con la realtà dei fatti: ognuno è mezzo per l’altro. L’analisi kantiana è lucida e realista: per quanto si cerchi di affermare l’autodeterminazione, bisogna riconoscere la sua impossibilità. La relazione interpersonale io-tu è imprescindibile e si manifesta in un conflittuale rapporto tra indipendenza e necessità. Ogni persona vuole essere libera, ma nessuno lo è realmente. Ogni individuo è al contempo strumento e artigiano: da una parte, infatti, è mezzo per gli scopi altrui. Dall’altra strumentalizza gli altri per i propri scopi.

Una visione cruda e pessimistica, ma solo apparentemente. Lo scopo della morale è proprio quello di riconoscere questo limite antropologico e innalzarlo a principio etico.

È ciò che Kant chiama insocievole socievolezza. Con tale locuzione, il filosofo tedesco riassume tutta la sua dottrina etica. L’uomo di per sé è insocievole. Vorrebbe essere libero e solo, scevro da ogni legame con l’altro, concentrato solo sulla propria realizzazione. Tuttavia, egli non può. Non solo perché vive in una struttura sociale, ma soprattutto perché è proprio a quella struttura sociale a forgiarlo nella sua individualità.

L’immagine che ci presenta in Metafisica dei costumi è di eccellente capacità espressiva. L’uomo è come un albero. Piantato da solo in un campo, avrebbe tutto il nutrimento e lo spazio per crescere a dismisura. Tuttavia, probabilmente si svilupperebbe in modo disordinato, contorto e, forse, non raggiungerebbe quelle altezze per cui è destinato.

Al contrario, un albero piantato tra altri alberi dovrà condividere le proprie risorse, a volte rinunciare a esse. Ma crescerà dritto e robusto. Questo è l’uomo in società. In fondo, questo è anche il significato del primo imperativo categorico:

 devo perché devo.

Questo imperativo non è altro che l’espressione morale dell’individuo che si riconosce parte di una comunità ed esercita la sua libertà nell’obbedienza delle sue regole.

NESSUNO SI SALVA DA SOLO: KANT APPLICATO AI PERSONAGGI DELLA ROONEY

Torniamo, quindi, a Sally Rooney.

Alla luce di quanto detto, sarà più facile interpretare il messaggio dietro l’apparente banalità dei suo romanzi.

Sia in Persone normali che in Parlarne tra amici ci troviamo di fronte a personaggi incapaci di maturare un sano rapporto io-tu.

Nel primo caso, Marianne e Connell, amici e amanti sin dall’adolescenza senza riuscire mai a costruire un vero rapporto.

Nel secondo, il quadrilatero amoroso tra Frances, Nick, Bonnie e Melissa.

Ognuno di essi tenta disperatamente di affermare la propria totale autonomia, fallendo.

I romanzi della Rooney non sono altro che il delicato resoconto di ciò che avviene continuamente: persone che si cercano e si perdono. Una perenne altalena tra voglia di libertà e bisogno di condivisione.

Ma come in Kant, anche per la scrittrice irlandese la seconda vince sulla prima.

Entrambi i romanzi si concludono con un finale aperto. Ma il messaggio è chiaro: nessuno si salva da solo. Per quanto sia spaventoso da dire, ognuno di noi deve essere legato all’altro, per poter vivere autenticamente.

-Il modo in cui mi ero sentito quella sera, sapendo che eri vicina e sentendomi completamente paralizzato è molto simile a questa telefonata. Se ti dicessi dov’è la mia macchina, difficilmente sarei in grado di andarmene.

-Vienimi a prendere.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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