Quando il provvedimento #iorestoacasa si trasforma nella possibilità di praticare l’otium letterario

Il 9 Marzo 2020 ogni vita ha rallentato. Il nostro tempo però non dovrebbe cedere il passo alla noia. Il suggerimento è quello di sfruttarlo praticando l’otium tanto caro ai classici e a Petrarca.

Gary Oldmand de “L’ora più buia” (Darkest Hour) 2017. Regia di Joe Wright.

A sei giorni dalle Idi di Marzo, il premier Giuseppe Conte annuncia l’inasprimento per le norme contro il diffondersi del contagio del coronavirus, che possiamo sintetizzare con quello che ormai è diventato un mantra: ‘Io resto a casa‘. Non ci saranno zone rosse o zone gialle, ma tutta l’Italia sarà zona protetta, ogni occasione sociale e ogni spostamento essenzializzato. E mentre la clessidra della quarantena si svuota perché non dedicare parte del nostro tempo alla lettura e alla meditazione?

“L’ora più buia”

Siamo nel 1940 in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale, e Winston Churchill è costretto ad affrontare un momento cruciale per il suo paese: decidere se negoziare con la Germania nazista e con Hitler o continuare la guerra. Il novello Primo Ministro la definì “l’ora più buia”“In questi giorni ho ripensato ad alcune vecchie letture, a Winston Churchill. Questa è la nostra ‘ora più buia’. Ma ce la faremo”. Lo scrive su Instagram il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, facendo riferimento all’emergenza che il Paese sta attraversando per il Coronavirus. Presa coscienza e consapevolezza della pandemia possiamo fare la differenza rispettando le regole, e mentre lo facciamo cogliamo l’invito dell’ozio. Ma prima scopriamo cos’è!

Otium et negotium

Ozio dal latino otium, è innanzitutto da intendersi in antitesi al negotium, ovvero al tempo speso nelle pubbliche occupazioni, ma non ha a che fare con il “dolce far nulla” in senso stretto. E’ piuttosto quel tempo dedicato alla letteratura e alla contemplazione in merito a questioni pressoché filosofiche, che dimostra la cura di sé e della propria saggezza. Le visioni nel mondo classico erano delle più disparate: c’era chi sceglieva solo ed esclusivamente l’otium, chi il negotium e chi trovava un equilibrio tra le due cose. Ripercorriamole insieme!

  • I primi che accennano a uno stile di vita dedito solo ed esclusivamente all’otium sono i poetae novi o neoteroi, tra i quali ricordiamo Catullo che compose un carme (52) in cui palesa il disprezzo per il negotium esordendo: “Che schifo la vita politica!”. Cicerone lo critica, li critica. Infatti le denominazioni date ai poeti derivano dall’etichetta che il sommo prosatore gli aveva affiancato con intenzione ironica e dispregiativa; egli disapprovava, per ragioni ideologiche più che artistiche, l’ostinato distacco dalla tradizione poetica romana arcaica. Cicerone di contro vanta il fatto che seppe trovare un equilibrio, un’armonia, tra l’otium e il negotium. Tanto attivo nella sfera pubblica in qualità di questore, console, giudice, quanto nella sfera letteraria, dal momento che verrà preso a modello dalla generazione contemporanea, e poi da quella successiva, per la prosa.
  • Per il poeta latino Orazio l’otium rende liberi dalle ambizioni che rincorre chi si affanna a svolgere l’uno o l’altro compito. Dunque l’otium è la sola via che conduce alla felicità.

“Venere ama il tempo libero; tu che vuoi la fine di un amore datti al lavoro e sarai al sicuro: l’amore si ritira di fronte all’attività.”

  • La frase succitata è quella di Ovidio, che mette in stretta relazione il tempo libero all’attività, come rafforzativo del fatto che l’otium non ha a che fare col “dolce far nulla” ma neanche con gli affari pubblici. Nei Remedia amoris tratteggia l’otium come conseguimento di una maggiore sapienza e all’affinamento delle virtù.
  • A Seneca si deve il merito di aver analizzato l’otium anche filosoficamente. Nel De otio il filosofo delinea la presenza di due repubbliche. La prima repubblica è grande, è l’universo in cui risiedono uomini e dèi; la seconda repubblica è piccola ed è quella in cui svolgiamo le nostre attività quotidiane. La prima è quella che ci predispone all’otium:

“Questa repubblica grande noi possiamo servirla sino in fondo anche nel ritiro, anzi non so se meglio nel ritiro, indagando che cos’è la virtù, se è una o molteplice, se la natura o l’educazione rende buoni gli uomini, se è un corpo unico questo che abbraccia l’insieme dei mari e delle terre e ciò che c’è dentro il mare e le terre, o numerosi corpi di tale genere Dio ha disseminato; se la materia da cui traggono origine tutte le cose è tutta continua e piena, o discontinua e il vuoto è frammisto ai corpi; di quale natura è Dio, se contempla inoperoso la sua opera o vi mette mano, se l’avvolge all’esterno o è immanente al tutto; se l’universo è immortale o è da annoverare tra le realtà caduche ed effimere.”

De vita solitaria 

Per circa un ventennio, dagli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta del ‘300, Francesco Petrarca visse a Valchiusa, a quindici miglia da Avignone, sede dell’allora attuale corte papale, costretto a vivere secondo l’ideale classico di otium, che darà materia, più tardi, a uno dei suoi più importanti saggi morali, il De vita solitaria, insieme con il De otio religioso. Le due opere recano chiari segni dell’ispirazione cristiana, così come dell’interesse per i grandi classici latini. A questo interesse si aggiunge poi quello dell’introspezione e dell’esortazione. Il Petrarca adulto è un uomo pentito e contrito, un uomo che ha subito il trapasso dall’ambizione letteraria e dall’amore lussurioso per Laura alla conversione cristiana. Il primo trattato esce nel 1346, ed è un elogio della solitudine e dell’otium letterario volto perlopiù alla lettura degli antichi e alla scrittura per i posteri. Il secondo, scritto dopo una visita al fratello Gheraldo, divenuto monaco certosino, è un paragone tra la vita serena dei monaci perché hanno rinunziato al mondo, al negotium, e le pene di chi, come Petrarca, nel mondo è ancora coinvolto.

#iorestoacasa

E tu accetterai l’invito dell’otium? E’ vero che non tutti sono nati con il dono e la passione di una bella penna, ma tutti possiamo ossigenare la nostra mente attraverso la lettura e la meditazione. O in senso ancora più largo possiamo interessarci di cultura mentre le lancette dell’orologio continuano a ticchettare. E quindi che ci aspetti a leggere quanti più articoli possibili del Superuovo? Che ci aspetti a intraprendere un lungo viaggio immobile che si chiama leggere scegliendo un libro? Oppure visita un museo comodamente da casa tua tra i 10 che ti sto per allegare:

1. Pinacoteca di Brera – Milano https://pinacotecabrera.org/

2. Galleria degli Uffizi – Firenze https://www.uffizi.it/mostre-virtuali

3. Musei Vaticani – Roma http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/catalogo-online.html

4. Museo Archeologico – Atene https://www.namuseum.gr/en/collections/

5. Prado – Madrid https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works

6. Louvre – Parigi https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne

7. British Museum – Londra https://www.britishmuseum.org/collection

8. Metropolitan Museum – New York https://artsandculture.google.com/explore

9. Hermitage – San Pietroburgo https://bit.ly/3cJHdnj

10. National Gallery of art – Washington https://www.nga.gov/index.html

Buona cultura!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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