Quali Dei Creatori si celano nei bambini? Ce lo svelano Nietzsche e Totoro

Che potenzialità hanno realmente i bambini? Come possono creare interi universi stando semplicemente seduti a giocare in camera loro? Sono Dei Creatori, costruttori di mondi che prescindono la realtà?

Il tema dell’importanza del bambino è sempre stato oggetto di varie speculazioni filosofiche, letterali, pedagogiche che percorrono tutta la storia del sapere umano. Fin dal’antichità il bambino era visto come un Essere con delle potenzialità enormi, le quali dovevano schiudersi  e manifestarsi attraverso l’intervento degli insegnanti, pedagoghi o di chiunque si prendeva cura di esso. Uno dei filosofi che maggiormente ha trattato riguardo l’importanza del fanciullo e delle sue potenzialità fu il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che nelle sua maestosa opera “Così parlò Zarathustra”,  (dove espone le famose tre metamorfosi dello spirito), affida un ruolo centrale alla figura del fanciullo. Oggi tratteremo di questo tema facendoci aiutare da uno dei capolavori cinematografici che più ha dato importanza alla figura del bambino, “Il mio vicino Totoro” di Hayao Miyazaki

Le tre metamorfosi: cammello, leone, fanciullo

Come ben saprete, parlare di Friedrich Nietzsche in maniera riassuntiva credo sia qualcosa di impossibile. Per questo motivo oggi tratteremo solamente di una piccola parte del suo pensiero, illustrata nell’ opera “Così parlò Zarathustra”, concentrandoci in particolare sulla teoria delle tre metamorfosi dello spirito (cammello, leone e fanciullo). In quest’opera viene ripreso il tema dell’Ubermensch (oltreuomo), che il filosofo aveva già precedentemente esposto nella Gaia Scienza, ma che qui viene approfondito maggiormente, introducendo per l’appunto le famose tre metamorfosi dello spirito, le quali si presentano come il percorso di autoliberazione che la coscienza umana deve percorrere al fine di arrivare a realizzarsi come Ubermensch. Ma illustriamole con calma. La prima metamorfosi è quella del Cammello, l’animale da soma che dice continuamente “Sì”, che obbedisce a ciò che gli viene imposto, che viene caricato dei pesi maggiori e inginocchiandosi accetta silenzioso il suo destino. Questa è la condizione dell’uomo che vive con uno spirito di rinuncia, colui che ha accettato il mondo come negazione dello stesso. È l’uomo cristiano, l’uomo che ha deciso di subordinare la sua vita alla fede e al comando di qualcun altro. La seconda metamorfosi è quella del Leone, opposto al cammello, in quanto si caratterizza per il suo dire “N0″, per il rifiuto continuo ad accettare il mondo così com’è. È colui che accetta la vita con forza e coraggio, aggredendola. Il leone è l’”Io voglio”,  l”essere libero da”, è la fonte dei nuovi valori, della libertà dalle false credenze precedentemente istituite. Ma non è ancora la forma ultima dell’ Ubermensch, in quanto ha sì “ucciso Dio”, ma non riesce ancora a tramutarsi esso stesso in un Dio. Per questo, l’ultima tappa di questo percorso è affidata alla figura del Fanciullo, colui che è riuscito a diventare il Divino, colui che è in grado di dominare il Caos che domina il mondo, colui che è “libero di”. Egli riesce a plasmare il suo mondo, secondo il suo desiderio, attraverso la sua spontanea (e dionisiaca) accettazione della vita, prefigurando un’umanità nuova che è sopravvissuta alla morte di Dio. L’Ubermensch deve così possedere lo spirito creatore del bambino, divenendo volontà di potenza creatrice

Il mio vicino Totoro

Trattiamo ora di questa, a mio parere, meravigliosa opera cinematografica, capace di trattare temi molto profondi attraverso una semplicità disarmante. Per chiunque non conoscesse questo film, (che consiglio fortemente di recuperare), la trama è molto semplice, ma per nulla banale: protagoniste del film sono le sorelline Satsuke e Mei (11 anni la prima, 4 la seconda), le quali si trasferiscono insieme al padre in una nuova casa, in campagna, in attesa che la madre venga dimessa dal vicino ospedale. Da questo momento, per le due bambine inizia un viaggio alla scoperta di un nuovo mondo, abitato da creature fantastiche: dai nerini del buio, spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate, a Totoro, la cui vista, come quella delle altre creature, è un privilegio riservato ai piccoli. Totoro è uno spirito buono dall’aspetto un po’ pittoresco: un incrocio tra una talpa, un orso e un procione. È un personaggio che Mei ha già visto in un libro di fiabe, un troll (in giapponese tororu), ma la bambina avendo solo quattro anni ne storpia il nome in totoro. All’inizio suo padre e sua sorella sono increduli, ma quando non riescono a ritrovarlo non si stupiscono: il padre spiega che è il custode della foresta, e vederlo è un privilegio che non può essere concesso sempre e a tutti. La storia continua soffermandosi sulla vita quotidiana delle due sorelline e di come queste ultime affrontino l’attesa che la madre guarisca in fretta, così da poterla riabbracciare e tornare a vivere tutti insieme. Insomma un film davvero emozionante capace di affascinare tutti, dai più piccoli ai più grandi, grazie alla sua semplicità e profondità

Il bambino come potenza creatrice

Mi affascina sempre come venga considerato il bambino all’interno della filosofia di Nietzsche, un Creatore in potenza potremmo definirlo. E se ci pensate, ha completamente ragione. I valori fondamentali dei bambini nascondono una verità disarmante. Essi attraverso la loro immaginazione, il loro creare mondi fantastici, nei quali solo loro sono realmente capaci di viverci, riescono ad innalzarsi come Spiriti creatori. Particolare è la riflessione che fa il professore Matteo Saudino in una delle sue lezioni che vi linko qui ( https://www.youtube.com/watch?v=O1W9RJDVVR0 ), e cioè che, se ci riflettete, il bambino vive nella sua cameretta come se fosse il proprio mondo, solo lui riesce a vivere e a dominare quel caos che è tipico di ogni camera di qualsiasi bambino, con giocattoli, disegni, libri sparpagliati dappertutto. Solo lui è in grado di trovare un ordine e di controllarlo all’interno di quell’apparente caos che caratterizza la sua camera. Lui inventa il proprio mondo, perchè se decide che la sua cameretta debba trasformarsi ed essere un campo di battaglia in cui si sfidano eserciti, così sarà e nessuno glielo potrà impedire. D’altra parte, anche  in molti film di Myiazaki (se non in tutti) si scorgono temi legati all’importanza della genuinità e semplicità dell’infanzia, dove regnano fantasia e curiosità, come infatti “Il mio vicino Totoro” ci testimonia.Qui il ruolo centrale è affidato alle due bambine. Gli adulti non entrano nelle loro avventure, (anche se, bisogna ammettere che anch’essi svolgono un ruolo molto importante all’interno della storia, la saggezza della nonna rimane una costante ed il padre si rivela amorevole ed attento e la madre, pur essendo in secondo piano, condiziona l’ intero andamento della trama). Fondamentale poi si rivela, in questa storia, il saper attingere dalla fantasia. L’immaginazione è sia meraviglia che concreto aiuto per superare le difficoltà: saranno infatti Totoro e il Nekobus (un bus immaginario a forma di gatto) a permettere il ritrovamento di Mei, fuggita per andare a trovare la madre, finendo però per sbagliare strada e perdersi, oppure per arrivare più rapidamente all’ospedale. In conclusione, sia Myiazaki che Nietzsche ci sorprendono di quante potenzialità abbiano nascoste o a noi ignote i bambini. E rimembrando certi momenti della mia infanzia posso ammettere che hanno pienamente ragione. Rimango sempre meravigliato di quale potenza creatrice abbiano in sè i bambini, capaci di oltrepassare il limite del reale, arrivando così a creare in uno spazio ristretto come quello della loro cameretta, un intero universo, realizzato unicamente da loro stessi

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