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Vaginismo: un muro fatto di tabù, credenze, paure e pressioni sociali

Vaginismo: un muro fatto di tabù, credenze, paure e pressioni sociali

Uso la storia di Esty di Unorthodox e provo a parlarvi di vaginismo ma senza spoiler, promesso.

 

 

Unorthodox è la serie più discussa di questa settimana e, oltre ad aprirci gli occhi sulla condizione delle donne nelle comunità ortodosse, apre il dialogo su una patologia ancora molto ignorata dalla comunità scientifica e dalla società: il vaginismo.

 

Esty: È una malattia?
Sessuologa: Non come il morbillo.

La serie tv fa emergere molto bene la definizione di vaginismo. Esty non riesce ad avere un rapporto sessuale penetrativo perché il dolore che sente è troppo forte. Dopo mesi spesi nel tentativo di avere un rapporto con il marito, la protagonista si rivolge ad una sorta di sessuologa della comunità in cui vive.  Questa riesce a farle una diagnosi di vaginismo attraverso una macchina che misura i suoi livelli di ansia (ovviamente non c’è alcun fondamento scientifico nell’uso di questa tecnica).

“È una malattia?” chiede Esty.
“Non come il morbillo” risponde la sessuologa.

In realtà è proprio una patologia, con cause, sintomi e cura proprio con la stessa dignità del morbillo.
Quello che determina questa patologia, e che la serie TV non spiega, è che i muscoli che circondano l’entrata della vagina si contraggono in uno spasmo involontario che si oppone all’entrata del pene o di qualsiasi altro oggetto. Dal punto di vista psicologico, il vaginismo viene definito come persistente o ricorrente difficoltà della donna ad accettare la penetrazione vaginale del pene, di un dito o di un oggetto, nonostante l’espresso desiderio della donna di farlo. Ci sono spesso un evitamento fobico e una paura anticipatoria del dolore (Basson et al.). Questa seconda parte della definizione potrebbe giustificare gli alti livelli d’ansia che vengono misurati alla protagonista, ma ovviamente l’ansia da sola non è sufficiente per fare una diagnosi.

Esty non è la sola: il vaginismo è la causa più frequente di matrimonio non consumato. È un disturbo sessuale che interessa circa il 2% delle donne in età puberale, ma se avete già letto qualche mio articolo lo saprete, come tutte le patologie sessuali, i dati epidemiologici non sono certi perché non tutti si rivolgono ad un professionista quando hanno un problema sessuale.

 

La tua mente e il tuo corpo non comunicano tra loro

Secondo la sessuologa di Esty la causa del vaginismo è una mancata comunicazione tra mente e corpo. Le cause in realtà sono altre e ancora poco chiare. Le possiamo classificare in cause biologiche e cause psicologiche.

Cause biologiche.
Le cause dovute a anomalie fisiche, sono rare. La maggior parte si presentano fin dal primo rapporto sessuale. Hanno valutato in queste donne tramite una macchina che misura la tonicità dei muscoli (elettromiografo) che il muscolo elevatore dell’ano, un muscolo che circonda la vagina, è più contratto. Ma ancora è acceso il dibattito su quale sia il vero muscolo responsabile. Quello che è sicuro è che questa contrazione prolungata oltre a dare stipsi, può essere la causa del forte dolore provato durante la penetrazione.

Cause psicologiche.
Le cause psicologiche sono le più frequenti e sono tutte quelle situazioni che associano la sessualità, e la penetrazione in particolare, a stimoli negativi. Esty è l’esempio perfetto: una ragazza di 19 anni che prima di sposarsi non aveva mai sentito parlare nemmeno dell’esistenza della vagina (esilarante la scena in cui lei scopre di averne una). Gli studi sottolineano che crescere in un ambiente ultraortodosso dove ci sono molti tabù e inibizioni educative a cui spesso si associa una sopravvalutazione della verginità, facilita la comparsa del vaginismo. Donne con vaginismo spesso riportano il fenomeno dello “spectatoring”, si sentono cioè osservate durante l’atto sessuale. Vuol dire che le pressioni sociali riguardo il sesso e la vita sessuale sono così radicate da rimanere nella testa anche durante l’atto più liberatorio che ciascuno di noi può fare: il sesso.

Avere paura della “deflorazione”, della gravidanza, del parto o aver udito racconti drammatici relativi al primo rapporto sono altre cause che concorrono allo sviluppo di una fobia verso la penetrazione. È interessante notare come le donne affette da vaginismo spesso presentino anche disturbi d’ansia o altre fobie (agorafobia, acrofobia ecc.). Infine, una causa importantissima riguarda il partner. Molti studi sottolineano come il vaginismo possa essere situazionale, possa, cioè, presentarsi con un partner ma non con un altro. Per questo molti percorsi di terapia riguardano la coppia e non la donna singolarmente.

Esiste una cura?

Ancora sappiamo poco di questa patologia. La buona notizia è che quasi tutte le donne che iniziano un trattamento stanno meglio e spesso guariscono. La terapia agisce sia sul livello fisico che su quello psicologico dell’ansia, della fobia e delle pressioni sociali.

Un percorso psicoterapeutico e di terapia sessuologica hanno l’obiettivo di far abbassare l’ansia correlata alla penetrazione. Successivamente si può lavorare sulla parte fisica attraverso la riabilitazione del pavimento pelvico e i dilatatori vaginali (gli stessi forniti ad Esty che però senza trattare la parte psicologica servono a poco).

La riabilitazione del pavimento pelvico ha moltissimi risultati positivi. In maniera molto semplificata, il pavimento pelvico è l’insieme dei muscoli che si trovano nella zona genitale, se uno di questi è molto contratto si può fare una vera e propria terapia fisico-riabilitativa per farlo rilassare. Come quando andate dal fisioterapista perché avete una contrattura ai muscoli della schiena, è esattamente la stessa cosa ma fatta da un’ostetrica o da un medico specializzati in questo tipo di riabilitazione.

È importante anche lavorare sul senso di inadeguatezza personale e di coppia e sui vissuti di colpa e del piacere. La nostra protagonista ripete molte volte di sentirsi guasta e di credere di avere qualcosa che non funzioni. In realtà farsi aiutare da un professionista è fondamentale per superare queste assurde credenze, a vivere in sintonia con il proprio corpo e quello dell’altro, le proprie emozioni e i propri sentimenti. È fondamentale scoprire e riscoprire la sessualità come fonde di benessere prima di tutto per sé stesse.

 

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