Le allucinazioni si manifestano in condizioni molto particolari ed un recente studio ha evidenziato una riduzione dell’attività neurale, per giunta fuori dal tempo. Durante queste esperienze, il cervello cerca di compensare i dettagli mancanti, formando però immagini distorte.

Quando una persona vive l’esperienza delle allucinazioni significa che c’è stata una violenta rottura della percezione e delle facoltà cognitive. Queste si presentano in condizioni di alterazione della coscienza, osservabili in alcune condizioni psichiatriche e quando si assumono droghe psichedeliche, come l’LDS. Purtroppo ciò che realmente succede nel cervello di una persona (cioè l’attività cerebrale)  quando sperimenta delle allucinazioni è tutt’ora poco chiaro. Un gruppo di ricercatori però ha deciso di approfondire la questione, cercando di capire l’origine neurale profonda del fenomeno. Hanno somministrato una droga allucinogena a dei topi ed i risultati hanno indicato una riduzione generale dell’attività neurale piuttosto che un suo incremento.

Lo studio

Alcuni ricercatori dell’Università dell’Oregon hanno somministrato una sostanza psichedelica della classe di LDS e psilocibina (chiamata DOI) a dei topolini. Questa particolare sostanza si lega ad una specifica classe di recettori della serotonina, inducendo così le allucinazioni visive. Dopo l’assunzione della sostanza, gli animaletti guardavano delle immagini su uno schermo, mentre l’attività della loro corteccia visiva veniva costantemente monitorata. Nel momento in cui si presumeva che la droga, dopo aver fatto effetto, stesse inducendo delle allucinazioni, veniva registrata una riduzione dell’attività della loro corteccia visiva.

Tutto questo contrasta con quello che normalmente si pensava in merito. Si era infatti dell’idea che durante le allucinazioni visive i neuroni si attivassero all’impazzata o che ricevessero dei segnali incongruenti tra loro. Gli autori dello studio si dicono sorpresi da questi risultati proprio perché pensavano di poter trovare un’iperattivazione della corteccia visiva, anziché una riduzione della sua attività.

La possibile spiegazione

L’ipotesi avanzata dai ricercatori per cercare di spiegare questi risultati indicherebbe una compensazione da parte di altre regioni cerebrali durante le allucinazioni. In altre parole la riduzione dell’attività visiva indurrebbe altre regioni a riempire i buchi con dettagli che vengono percepiti come allucinazioni. Questo accade per bilanciare l’informazione e l’interpretazione di quest’ultima. Se si attribuisse troppa importanza alle interpretazioni a discapito dei fatti, si correrebbe il rischio di incappare in un’allucinazione, come succede per esempio quando sognamo in modo particolarmente vivido.

Cervello
In caso di allucinazioni, alcune regioni cerebrali si attivano per riempire i buchi e cercare di dare origine ad una percezione che il soggetto poi riterrà essere reale.

Purtroppo uno dei limiti dello studio era l’impossibilità di affermare con certezza se i topi si trovassero effettivamente in uno stato allucinatorio. La cosa è stata supposta osservando alcuni movimenti a scatti della testa, delle zampe e l’alterato segnale neurale. Conoscere in furuto l’origine delle allucinazioni potrebbe aiutare le persone ad esserne meno spaventate o addirittura ad attenuarle, visto che nella maggior parte dei casi si presentano all’interno di quadri psichiatrici importanti, come la schizofrenia.

Le allucinazioni

Si tratta di un fenomeno psichico durante il quale elementi immaginari vengono percepiti come reali, per questo spesso viene definita come ‘percezione senza l’oggetto‘. Nonostante manchi effettivamente il dato sensoriale, il cervello comunque produce una risposta ad uno stimolo che di fatto non esiste. Nel caso di allucinazioni visive sono presenti immagini sovrapposte allo sfondo reale esistente e poiché si tratta di un meccanismo inconsapevole, il soggetto non ha dubbi sull’autenticità di ciò che sta guardando. Non esistono solo allucinazioni visive, sono presenti anche quelle uditive (più frequenti), tattili, gustative ed olfattive. In altre parole ogni senso può essere coinvolto e ‘spinto’ a percepire qualcosa che in realtà non esiste.

Diversi tipi di allucinazione

Le allucinazioni, oltre a poter coinvolgere ogni nostro organo di senso, sono distinte in semplici e complesse. La prima si verifica quando è coinvolta un’unica modalità sensoriale, quindi si avrà per esempio un’allucinazione solo visiva o solo uditiva. Inoltre la percezione di questo tipo di allucinazione non necessita di essere decodificata. Le allucinazioni complesse invece coinvolgono più modalità sensoriali in contemporanea e sono codificate in aree crebrali differenti.

Allucinazioni
Non è necessario assumere delle droghe o essere schizofrenici per avere delle allucinazioni.

Oltre a questa classificazione, le allucinazioni possono essere distinte in tanto gruppi diversi. Ci sono le allucinazioni definite ipnagogiche ed ipnopompiche che si verificano quando la persona sta per addormentarsi o per risvegliarsi. Esistono anche allucinazioni negative che si verificano nel momento in cui un oggetto reale non è percepito dalla persona, il tutto in assenza di lesioni a carico dell’apparato uditivo o visivo. Le allucinazioni cenestesiche invece sono rivolte verso l’interno del corpo perché portano la persona a percepire in modo alterato la consistenza dei suoi visceri, la loro funzione o a percepire un’invasione da parte di animali o corpi estranei.

Infine abbiamo le allucinazioni divise in base alla modalità sensoriale che coinvolgono. Quelle visive possono presentarsi sottoforma di elementi semplici o complessi, con caratteristiche di spazialità e di chiarezza, identiche a quelle delle normali percezioni visive. Tra queste troviamo le micropsie, le macropsie, le zoopsie tipiche del delirium tremens e le allucinazioni extracampali. Quelle uditive o acustiche si distinguono in elementari, come ronzii e rumori e complesse, come voci. Queste ultime sono spesso presenti in quadri psichiatrici importanti, come la schizofrenia. Infine abbiamo le allucinazioni olfattive e gustative, le quali si presentano solitamente insieme ad altre tipologie di allucinazioni ed hanno un contenuto generalmente sgradevole.

Stati di allucinazione

Un aspetto del buddismo che ha sempre affascinato è il cosiddetto Nirvana. SI tratta di uno stato di perfetta felicità e di benessere che implica l’estinzione dei desideri, delle passioni e soprattutto la massima assenza di percezioni esterne. Quest’ultima cosa sembrava essere l’obiettivo del medico e ricercatore Eddie Jessup. Aveva iniziato a condurre degli esperimenti su se stesso nel tentativo di ottenere la completa assenza di percezioni esterne, il tutto all’interno di una vasca di deprivazione sensoriale. All’interno di tale vasca vengono ricreati il buio ed il silenzio più totale, mentre il corpo galleggia in appena 20 cm d’acqua. Serve per eliminare ogni elemento che possa distrarre la persona che decide di provare un’esperienza del genere. Più tempo si passa ‘a mollo’, più saranno le sensazioni che il soggetto proverà, dai confini corporei che svaniscono all’eliminazione di tutto lo stress psicologico.

Stati di allucinazione
Il medico e ricercatore Eddie Jessup cercherà di raggiungere la completa assenza di percezioni esterne.

Eddie Jessup ritiene così di poter poter condurre un’analisi introspettiva della propria coscienza attraverso un viaggio nel proprio passato. Inoltre il ricercatore scopre che alcuni sciamani del Centroamerica utilizzano una droga allucinogena che gli permetterebbe di esplorare una sorta di memoria collettiva ancestrale. Senza indugi Eddie assume la droga e subito dopo si immerge nella vasca di deprivazione sensoriale, pronto ad iniziare il suo viaggio. Ben presto si ritroverà a ripercorrere l’intera filogenesi della specie umana, tornando talmente tanto indietro nel tempo da sentire il suo corpo regredire alla materia primordiale dell’epoca della formazione del Big Bang.

Martina Morello

 

 

 

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