Cosa è un buco nero?

Sappiamo cosa è un buco nero perché da Stephen Hawking in poi è un tema caldo dell’astrofisica. Un oggetto di massa straordinariamente elevata la cui forza di gravità impedisce la fuoriuscita a qualunque cosa. Una gravità tale da trattenere persino la luce, perciò il buco nero è per forza di cose nero. Sappiamo che la maggior parte dei buchi neri si formano per il collasso di stelle molto massicce alla fine dei loro giorni. Sappiamo anche che quasi tutte le galassie un grande buco nero hanno in prossimità del loro centro.  Vale anche per la nostra Via Lattea, con il buco nero chiamato Sagittario A*. Ciò non toglie che ogni volta che si dice che è stato osservato un buco nero, in realtà si vuol dire che sono stati visti gli effetti di quell’oggetto sulla materia, sui gas che lo circondano e sulla luce, che quando gli passa accanto devia la sua traiettoria.

Possibile immagine del buco nero Sagittarius A*

Una foto che fa impazzire tutti

Il sogno di tutti gli astrofisici sarebbe quello di poterne osservare uno da vicino, ma non potendo sarebbe già sufficiente vedere il loro orizzonte degli eventi. Ossia quel confine superato il quale nulla può tornare indietro. È però proprio di questi giorni la notizia di un comunicato congiunto dell’European Southern Observatory, del Consiglio europeo della ricerca e dell’Event Horizon Telescope che mercoledì 10 aprile verrà dato un importante annuncio, definito rivoluzionario. Molti ricercatori ritengono che possa trattarsi di una immagine di un orizzonte degli eventi di un buco nero, forse ad opera di un team internazionale di scienziati che da oltre un anno lavorano utilizzando una rete di telescopi. Tra l’altro, da anni l’Event Horizon Telescope punta al cuore della Via Lattea per cercare di ottenere un’immagine della posizione di Sagittario A*. Certo potrebbe essere qualunque altra cosa, ma se davvero fosse invece ciò che i ricercatori si aspettano, sarebbe un fondamentale punto di svolta per l’astrofisica. L’ESO ha annunciato una conferenza web globale trasmessa in streaming dall’ESO: sembra proprio la vigilia di un evento importante.

Immagine degli effetti di un buco nero sugli oggetti a lui circostanti

Calvino e i buchi neri

Nell’aprile del 1975 fu pubblicato un articolo sui buchi neri. Il titolo in originale è “The Search for Black Holes” e l’autore lo scienziato Kip S. Thorne. La rivista è molto seguita in quel periodo in Italia e tra i suoi lettori affezionati ci sono anche due scrittori assai noti: Italo Calvino e Primo Levi. L’autore di Le cosmicomiche ne parla nel mese di settembre sul Corriere della Sera nella sua rubrica “Osservatorio del signor Palomar”. Calvino nota che da alcune settimane tutti gli amici con cui il suo alter ego parla finiscono sempre per affrontare l’argomento dei buchi neri. Il pezzo è un efficace riassunto degli argomenti sviluppati da Thorne, che si alternano a riflessioni di tipo filosofico e antropologico sul posto dell’uomo nell’universo. Il tema appassiona Calvino da decenni, almeno dagli anni Quaranta, e ha trovato spazio nella sua opera narrativa, in particolare in Le cosmicomiche. Il cambio di paradigma in corso è il passaggio dall’esplosione all’implosione: dalle teorie dell’universo in espansione a quelle in cui invece l’universo appare in contrazione. Siamo nel pieno della crisi degli anni Settanta, in cui si dibatte convulsamente la società italiana e il signor Palomar, personaggio protagonista del pezzo, osserva con puntiglio che ora a prendersi una rivincita sono le immagini del vuoto, che sostituiscono quelle del pieno, del buio che alimenta la luce e dell’assenza che determina la presenza.

Alberto Simula

 

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