Più Man che Horse: La vita di BoJack tra Nietzsche e Socrate

Un cavallo antropomorfo di una serie tv americana e due dei più grandi pensatori della storia mondiale, che cos’è che li avvicina esattamente?

BoJack Horseman

In una Hollywood in cui animali antropomorfi e umani convivono, BoJack Horseman è una star della sitcom degli anni novanta Horsin’ Around; non è però riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda dopo la chiusura della serie, e pianifica quindi di rinnovare la sua fama attraverso un’autobiografia scritta dalla ghostwriter Diane Nguyen. BoJack deve inoltre contendersi con altri svariati personaggi, tra i quali Princess Carolyn, sua agente nonché sua fidanzata “tira e molla”, il suo strambo coinquilino Todd e Mr. Peanutbutter, attore sua nemesi e fidanzato di Diane.

“Voglio dire che non capisco come fa la gente a vivere. Come fa a svegliarsi tutte le mattine e dire: “Sì, un altro giorno. Diamoci dentro!”? Come fa la gente? Non lo capisco.”

Cinico, narcisista, depresso e alcolizzato. BoJack è simile a noi quanto la sua società alla nostra, caratterizzata da una mancanza di idoli, di valori solidi e di una verità ultima. Il nichilismo regna sovrano e  simboleggia la trasvalutazione dei valori tradizionali, un’assoluta contingenza che condanna il soggetto a perdersi in un mondo permeato da mancanze. Vivere una tale situazione, una tale tacita consapevolezza, non è facile, poiché questo fardello da portare sulle spalle è in grado di schiacciarti. Infatti, BoJack, inconsciamente terrorizzato dall’ingiustificabilità della propria esistenza, si rifugia nel rassicurante ma fittizio mondo di droghe, alcool e scelte moralmente sbagliate. La morte di Dio(cosi ci dice Nietzsche), come morte di tutti gli ideali, ha un prezzo, un prezzo che dobbiamo addossarci pienamente, avendo la responsabilità di creare e scegliere un nuovo senso per la nostra vita. Siamo liberi, anche se questa libertà molte volte rappresenta una prigione, proprio come per Bojack: che avendo accettato la situazione si trova ogni giorno a dover affrontare un nuovo lato di se stesso, coinvolto in un eterna sfida con il riflesso dello specchio.

Friedrich Nietzsche e il nichilismo 

“che cos’è il nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perchè?”

Friedrich Nietzsche (1844-1900) è uno degli autori che maggiormente affascinano studenti e lettori di ogni tipo per la radicalità delle sue tesi, per l’effetto immediato dell’aforisma (la forma filosofica da lui privilegiata) e per l’apparente semplicità del suo pensiero: l’uomo, in virtù delle metafisiche, dapprima si è immaginato dei fini assoluti e in seguito, avendo scoperto che non esistono, è piombato nell’angoscia. L’equivoco del nichilismo consiste nel dire che il mondo, non avendo quei significati forti, non ha nessun senso. Tuttavia, pur essendo anch’egli nichilista radicale, Nietzsche lo è in modo da superare il nichilismo stesso, il quale gli appare come uno stadio intermedio, ovvero un No alla vita che prepara il grande ad essa, attraverso l’esercizio della volontà di potenza. Un po’ lo stesso gioco che fa Bojack. Questa volontà di potenza è il senso dell’essere, è la vita intesa come forza espansiva. Pertanto la molla della vita non è la ricerca del piacere o l’istinto di sopravvivenza, ma la spinta all’autoaffermazione, all’autopotenziamento. Dunque  si esprime nella creazione  dei valori e del senso del caos insensato del mondo. Tale volontà è quindi accettazione-istituzione dell’eterno ritorno, atto attraverso cui il superuomo si libera del passato e “redime” il tempo.

Ironia come chiave per la verità – Socrate

Socrate di Don Curzio Nitoglia

Sembra strano, eppure attraverso un cartone animato a primo impatto “idiota”e superficiale, è possibile scoprire ancora di più se stessi e la realtà che ci circonda. Forse tutto ciò è proprio grazie alla sottile (neanche troppo sottile) ironia che permea l’intera serie tv, la quale da un lato ci distrae facendoci sorridere, ma dall’altro ci sbatte in faccia la cruda verità. Un gioco che ricorda molto la maieutica socratica. Come ben sappiamo Socrate non scrisse nulla, ma possiamo attingere dalla sua conoscenza grazie al suo discepolo Platone. Nel dialogo Teeteto Platone fa utilizzare scherzosamente al personaggio di Socrate una celebre metafora: gli fa dire che, come sua madre Fenarete era una levatrice, così anche lui svolge la stessa funzione.Con questa differenza, però, che sua madre aiutava le donne a far nascere i bambini, mentre lui aiuta i giovani a far scaturire il sapere e la verità dalla loro anima, attraverso il dialogo e la tecnica dialettica.L’arte maieutica di Socrate ha gli stessi limiti dell’arte della levatrice vera e propria: una levatrice può sì aiutare una donna a partorire un bambino, ma soltanto se questa è gravida.Così Socrate può aiutare un giovane sulla via della ricerca interiore della verità, e quindi del bene, ma solo se questi è predisposto; altrimenti sarà tutto inutile.

 

In conclusione?

Questi due personaggi ci insegnano che l’obiettivo coincide con l’ imparare a vivere il nichilismo, a vincerlo e a farne un punto di forza, fino a prendere in mano la nostra vita. Ci permettono inoltre, di capire che nel vuoto si può comunque trovare un appiglio, e che nel male, per quanto strano possa suonare … si può scoprire il bene.

Mattia Frenda

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