Quello che non sappiamo sulla chimica dei tatuaggi: è una moda pericolosa?

Al giorno d’oggi molte persone si abbelliscono con estesi e colorati tatuaggi senza però sapere quali possano essere gli effetti che questi hanno sul nostro corpo: possono rappresentare davvero una minaccia per la nostra salute?

I tatuaggi esistono da migliaia di anni

In passato, i tatuaggi sono stati impiegati per scopi ben precisi come ad esempio marcare la propria identità spirituale e sociale oppure, più in generale, simboleggiare qualcosa con un proprio stile caratteristico ben definito. Esistono diverse tecniche per realizzarli e molte culture prevedono l’esperienza del dolore perché secondo le varie credenze la sopportazione di quest’ultimo allontana la morte. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la zampa di cane che hai tatuato sulla spalla: questo perché, negli ultimi trent’anni, la diffusione del tatuaggio è avvenuta grazie alla macchinetta elettrica e ciò ha cambiato completamente (o quasi)  il suo scopo primario.

La tecnica occidentale, che deriva da quella americana, si basa proprio su questo meccanismo: un set di aghi entra nella pelle attraverso il movimento della macchinetta depositando il pigmento all’interno del derma. Questa tecnica prevede sensazioni calde e vibranti ma mai dolorose. Ogni tatuatore esperto sterilizza ogni cosa che andrà a toccare il paziente per debellare ogni rischio di infezione. Rimane una sola domanda allo scettico di turno: cosa contengono gli inchiostri?

Il contenuto dei pigmenti

Una domanda lecita visto che introduciamo un liquido ‘misterioso’ nella nostra pelle. Gli inchiostri per i tatuaggi consistono in pigmenti sospesi in un solvente come acqua o etanolo. I pigmenti sono formati da una grande varietà di sostanze.  I conservanti servono per aumentare la durata della conservazione mentre gli agenti tixotropici fanno sì che l’inchiostro sia più liquido durante l’iniezione. Questi agenti contengono elementi come silicio (Si), titanio (Ti) e alluminio (Al) che in un primo momento potrebbero sembrare dannosi ma le concentrazioni rilevate nei tessuti sono molto basse. Più in generale, i pigmenti contengono diverse sostanze organiche ed inorganiche che determinano il colore dell’inchiostro. Il ferro (Fe) è spesso presente nel colore rosso e nero. Il rame (Cu) è presente nel colore blu e verde così come il cloro (Cl), rilevato anche nel rosso, giallo e viola. Questi elementi sono presenti all’interno dei pigmenti organici che possono essere suddivisi in quattro classi: ftalocianine, azopigmenti, chinacridoni e  carbone nero.

Ok, capisco che potrebbero essere parole non comuni per tutti coloro che non ‘masticano’ la chimica ogni giorno, ma in realtà queste quattro classi di composti hanno una loro importanza. Le ftalocianine sono presenti nelle vernici e nelle materie plastiche e sono state oggetto di studi accademici per metterne in luce caratteristiche ed usi nelle celle fotovoltaiche e nella farmacologia come antitumorale. Gli azopigmenti, ossia sostanze contenenti azoto come parte strutturale fondamentale, vengono utilizzati anche nell’industria alimentare e delle bevande, nell’industria farmaceutica e dei cosmetici, della carta e della pelle. I chinacridoni sono utilizzati nella verniciatura di automobili. Il carbone nero è usato nelle vernici e nelle patine.

Informarsi sempre

Arriviamo al punto cruciale: queste sostanze sono dannose per il nostro corpo? Dopo l’iniezione di inchiostri, alcune particelle vengono fagocitate dalle cellule immunitarie e successivamente depositate nei linfonodi, fondamentali per la risposta immunitaria del nostro organismo. Si tratta però di quantità minime perciò non si sanno i rischi effettivi che potrebbero avere sulla salute. Oltre a questo aspetto, molte sostanze azotate, in generale, sono ritenute tossiche o dannose: attualmente esistono delle sostanze vietate in alcuni paesi e diverse sono classificate come ‘sospetto cancerogeno’, così come il carbone nero usato nell’inchiostro nero. Alcune sostanze sono vietate mentre altre no perché la classificazione di una sostanza come ‘sospetto cancerogeno‘ si basa sui risultati di studi sull’uomo e/o su animali non sufficientemente convincenti per giustificare la classificazione della sostanza come ‘probabile cancerogeno’ o ‘cancerogeno riconosciuto’.

Tirando le somme, la moda dei tatuaggi non può essere considerata come dannosa fino a quando non avremo delle prove sufficienti che lo dimostrano: ognuno può scegliere di far ciò che vuole ma quello che dovrebbero fare tutti è informarsi, affinché si possa avere un quadro completo della situazione ed evitare di pronunciare sciocche sentenze.

Davide Pasquali

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