Perchè Simone de Beauvoir avrebbe approvato la coppetta mestruale e come potrebbe cambiare il mondo

La coppetta mestruale potrebbe essere un mezzo per garantire la libertà della donna, soprattutto nelle popolazioni in via di sviluppo. Ecco perché.

In questi giorni la Tampon Tax è un argomento che spopola, divenendo in alcuni casi addirittura oggetto di facile umorismo.
Questo perché ovviamente non è un argomento che interessa a tutti, ma solo alla metà della popolazione, quella femminile.

L’IVA al 22% pone gli assorbenti e i tamponi come beni di lusso, ovvero quei prodotti su cui non viene applicata la quota minima (4%) o ridotta (10%).
Latte, carne, farina, cacao… sono tutti al 4%.
Perché sono indispensabili nella vita di tutti i giorni ed è necessario che mantengano un prezzo basso per permettere a tutte le famiglie di comprarli.
I prodotti per contenere uno spargimento di sangue, invece sono accessori.
Questa tassa colpisce solo metà della popolazione?
Gli assorbenti sono considerati una prerogativa femminile, ma è realmente così?
A pagare le spese della madre, sorella, figlia, moglie, fidanzata è in realtà l’intera famiglia, nella maggior parte dei casi.
Per ogni donna della famiglia si spendono in media 3800 euro di assorbenti, nel corso della vita.
Questi soldi sono un grave peso nelle famiglie più povere, soprattutto in quelle numerose.
Se si pagasse di meno, questo, ovviamente beneficerebbe l’intera famiglia.

In Occidente il peso degli assorbenti viene ritenuto marginale, forse perché essendo diluito nel tempo non se ne comprende il reale importo.

Nei paesi In Via di Sviluppo invece, un solo pacco di assorbenti può arrivare a costare quanto un intero stipendio mensile. Per questo molte donne non possono permetterselo.
La soluzione è molto spesso rimanere a casa, immobili, senza poter andare a casa o lavorare, con un grave danno non solo per la singola persona ma per l’intera famiglia, che si priva di uno stipendio o di una persona con un grado di istruzione superiore.
Molte ragazze infatti, con l’arrivo del menarca concludono la loro carriera scolastica, confinandosi a casa per la paura di essere viste in uno stato “così vergognoso”.
Proprio per questo motivo le ONLUS si stanno specializzando nella diffusione degli assorbenti, per combattere l’analfabetismo.
Nei paesi più poveri molto spesso un assorbente può essere lavato e riutilizzato più volte, senza la possibilità di comprarne di nuovi.
Questo ovviamente a scapito dell’igiene.

Le donne in fase mestruale nella società occidentale vengono stigmatizzate e stereotipate come lunatiche o irritabili, con un conseguente calo nel prestigio lavorativo e personale.
Questo porta ad una considerazione di inaffidabilità in campo lavorativo che è difficile da sradicare.
Nei paesi orientali la situazione peggiora: le donne con le mestruazioni sono “impure”.
Non possono nemmeno pregare o entrare nei luoghi di culto.
Anche in Occidente persiste in mito della donna che con il suo tocco può far appassire i fiori, se si trova in quella fase del mese, ma in Oriente la situazione femminile precipita in un abisso di credenze e superstizioni.

Le donne “impure” sono allontanate dalla società, fino a quando il loro sanguinamento si interrompe.
Una fase normale della vita di una donna, che rappresenta fertilità e salute, viene demonizzata come qualcosa di anormale. Questo solo perchè non viene compresa dagli uomini.
Le donne stesse tendono a demonizzare se stesse, perchè in molti casi c’è una mancata consapevolezza del proprio corpo.
Le donne si adattano all’idea che viene imposta dalla società, che vede il ciclo mensile come qualcosa di tabù, di disgustoso, che va vissuto con passività e rassegnazione.
Molte donne non conoscono il proprio corpo, i loro organi e le loro funzioni perchè, al contrario di quelli maschili che sono esterni e ben visibili, sono nascosti e difficili da esaminare.
Per questo vengono demonizzati, anche da bambine alle femmine viene insegnato a non interessarsi al proprio corpo, a vederlo come qualcosa di marginale e distaccato da sé.
In questi giorni le coppette mestruali hanno ottenuto l’approvazione definitiva, dopo studi compiuti su diversi gruppi di donne.
Lo studio è stato pubblicato su Lancet Public Health.
Le coppette mestruali possono essere un mezzo dell’emancipazione femminile?
In primo luogo sono riutilizzabili per 10-15 anni, con una spesa minima di 7 euro e massima di 30, in base al tipo.
Questo libera le famiglie di un grave peso fiscale: da 3800 euro si passa così a massimo 120 euro.

Nei paesi in via di sviluppo le coppette sono più igieniche, evitano l’utilizzo di mezzi inadatti (spugne, cotone arrotolato, pezzi di stoffa, come “tamponi”), perchè possono essere tranquillamente riutilizzate e sterilizzata all’inizio e fine di un nuovo ciclo.

Questo potrebbe portare ad una liberazione dalla “schiavitù delle mestruazioni” per molte ragazze, che finalmente potranno andare liberamente a scuola.
Una coppetta va cambiata ogni 12 ore, lasciando quindi un ampio lasso di tempo per permettere ad una ragazza di svolgere la sua normale giornata scolastica. Una coppetta infatti può contenere lo stesso volume di sangue di circa 5 tampax (ovviamente dipende dal modello e dalla misura di entrambi, ma in media è così).
Nei paesi sviluppati rappresenta una liberazione dalle preoccupazioni che le mestruazioni causano, soprattutto in ambito sportivo.

Simone de Beauvoir

 

Simone de Bovoir e la sottomissione femminile alla procreazione:

Le mestruazioni sono un sintomo di fertilità: una donna con le mestruazioni costruisce all’interno dei suo utero una parete di sangue ed endometrio per accogliere un ovulo fecondato.
Se l’ovulo non viene fecondato, allora la parate viene distrutta – perchè inutile – e gli scarti costituiscono il sangue mestruale.
Il ciclo è quindi la rappresentazione della capacità della donna di procreare.
Simone de Bovoir, filosofo del XX secolo e attivista del movimento di uguaglianza dei sessi, scriveva nel suo saggio “Il secondo sesso” della sottomissione della donna alla procreazione:
i maschi di mammifero (nella maggior parte dei casi) sono liberi di procreare senza influenzare il proprio fisico, il loro unico compito è quello di fornire metà del codice genetico.

Le femmine di mammifero invece hanno il compito di portare la gravidanza.
Le femmine umane hanno un ciclo mensile – 28,30, 32, etc, giorni in cui l’ovulo compie il suo percorso, in modo tale che ci sia tutto l’anno la possibilità di avere dei figli e non solo in determinati periodi (il “calore” degli animali).
Le femmine della specie umana sono quindi sottomesse al proprio corpo, non possono gestire i suoi processi che sono inevitabili, per tutto il corso della vita, fino alla menopausa.
Non possono quindi rappresentare le coppette un sinonimo di emancipazione per il genere femminile? Con utilizzo degli assorbenti nel XX secolo le donne hanno potuto uscire di casa anche in quel periodo del mese, senza essere confinate nella propria casa, con la capacità di muoversi liberamente.

Le coppette ne rappresentano un’evoluzione: la libertà di poter dimenticare le mestruazioni e quindi non essere più sottomesse.
Senza la paura di dover trovare dei bagni, viaggiare, andare al mare o in piscina, praticare sport.
Inoltre permettono alle donne di conoscere meglio i propri corpi, cosa che spesso viene dimenticata con l’utilizzo di assorbenti esterni.

 

Benedetta De Giacomo

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