Le strategie di Putin: i perché della nuova politica espansionistica Russa

Guardando alle notizie di politica internazionale degli ultimi anni, abbiamo un po’ fatto l’abitudine al parlare delle violazioni Russe della sovranità politica e talvolta anche territoriale di altri paesi, tanto che oramai non fa quasi più effetto. Tutti abbiamo sentito parlare di almeno una di queste notizie, dall’annessione della Crimea nel 2014, all’aver influenzato le elezioni politiche americane nel 2016, fino all’aver finanziato gruppi politici sovranisti europei per destabilizzare l’unione, tra cui anche la Lega nel nostro paese. Ma anche eventi più piccoli e più lontani, che spesso non arrivano alle testate giornalistiche principali. Ad esempio è di pochi giorni fa la notizia dei due aerei russi A-50 che hanno violato lo spazio aereo militare Sud-Coreano in quelle che sembrano missioni di ricognizione, addirittura sparando colpi di avvertimento contro i velivoli della penisola asiatica. Ovviamente Mosca rinnega tutte le accuse, anche quando riceve critiche a livello internazionale e continua con la sua linea decisionale.

La Russia è “malvagia”?

Russi Cattivi come in CoD?
Russi Cattivi come in CoD?

È facile quindi dal nostro punto di vista di nazione occidentale, guardare alla Russia di Putin come “il cattivo“, della storia politica attuale, ma per quanto certamente non è nemmeno “il buono” la storia ci insegna che nessuno agisce “perché è cattivo”, nessuno nella vita reale ride malignamente su una sedia girevole, accarezzando gatti glabri, mentre spiega il proprio piano per la distruzione della democrazia. Nel nostro mondo dietro ogni mossa politica, si nasconde sempre un incentivo economico, e solo una volta capito qual’è quello che muove il politico di turno ci si può fare un idea onesta sulle sue azioni.

E quindi quali sono gli interessi russi?

Per capire le motivazioni dell’ex-superpotenza, bisogna prima fare un attimo mente locale sulla storia recente del paese, non temete sarò breve. Dalla frammentazione dell’Unione Sovietica, la Russia perse il controllo, che aveva mantenuto per oltre mezzo secolo, su tutta l’europa orientale, trovandosi quelli che erano a tutti gli effetti stati cuscinetto, come possibili rivali. La situazione poi è peggiorata agli occhi di una società ancora altamente militarizzata e patriottica, quando alcuni degli ex stati sovietici, cercarono legami più stretti con l’occidente entrando nella NATO e nell’Unione Europea. A questo c’è da aggiungere come, dalla parte opposta del paese, Corea del Sud e Giappone siano storici alleati americani e tutto questo insieme crea in Russia un forte senso di claustrofobia, su cui il governo fa molta propaganda, in quanto ci sente messi all’angolo, circondati da nemici. E come ultimo punto c’è certamente da considerare la situazione interna russa, con un’ da decenni ormai, la repubblica controllata da un élite oligarchica di industriali e petrolieri che devono tutti a fedeltà a chi li ha messi in quelle posizioni di potere, l’ex operativo del KGB e “dittatore lite” degli slavi, Putin che ha a tutti gli effetti reclamato il potere a vita natural durante che sente il bisogno di distrarre il popolo dai problemi interni, facendolo concentrare su quelli esterni, tattica che si è rivelata efficace fin troppe volte nella storia. 

Quindi ricapitolando, la Russia ha tutto da guadagnare da un Europa disunita, e quindi spinge sui movimenti sovranisti e ultra-nazionalisti, non ha mai accettato la perdita di status di super potenza (che da definizione significa: potenza capace di espandere la propria influenza oltre i propri confini nazionali) e continua a bullizzare militarmente i suoi vicini più piccoli che sono al di fuori di potenti alleanze militari, e coglie ogni opportunità per far vacillare l’antico rivale statunitense, influenzandone le elezioni.

Insomma quando prima ho detto che nessuno fa nulla solo per cattiveria, ho dimenticato di dire che allo stesso modo nessuno agisce solo per la bontà di spirito e c’è certamente da restare attenti alle prossime mosse del gigante in declino che non riesce ad arrendersi a un posto in seconda fila nella politica internazionale.

Christian Caivano

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