Jurassic Park e il DNA conservato dei dinosauri: avremo anche noi uno zoo preistorico?

La nota saga dei dinosauri di Jurassic Park è basata sui bestseller del biochimico e scrittore americano Michael Crichton. Lo scrittore immaginò che si potesse ricavare DNA di dinosauro dal sangue succhiato da insetti ematofagi, che in seguito erano stati inclusi in ambra (resina fossile).

T-Rex in Jurassic Park

Per la sua geniale storia di clonazione Crichton si era ispirato direttamente ai lavori pioneristici di George Poinar e Rob DeSalle sulla comparazione del DNA estratto da una termite estinta conservata nell’ambra, Mastotermes electrodominicus, e la più antica termite vivente, M. darwiniensis.

Insetto conservato in ambra

Jurassic Park e un sogno impossibile

Sull’onda della popolarità della saga dei dinosauri, si è tentato veramente di isolare il loro DNA e provare a clonarli, ma i risultati sono stati molto diversi da quelli attesi. Nonostante la loro grande popolarità come animali clonati in letteratura e al cinema, purtroppo, secondo uno studio del 2012 su ossa fossili di moa (Dinoris sp.) sembra che clonare gli amati rettili mesozoici sia un sogno impossibile per varie ragioni. Infatti non è mai stato ottenuto DNA di dinosauro da insetti fossili inclusi in ambra, e sembra inoltre che il DNA estratto da ossa fossili si possa conservare intatto al massimo per 521 anni, e anche se avessimo un DNA di dinosauro perfettamente conservato, non potremmo eseguirne la clonazione per la mancanza di un adatto citoplasma nel quale trasferire il genoma nucleare.

Ma qualcosa si può fare: il pollosauro di Horner

Jack Horner, uno dei paleontologi americani più famosi, ha presentato un serio progetto per “ricostruire” un dinosauro, partendo da un eccezionale tessuto molle, ricco di proteine, isolato dalle ossa di una giovane femmina di Tyrannosaurus rex trovata nel 2004 in Montana. I campioni non contenevano DNA, ma proteine ben conservate sulla base delle quali è possibile identificare sequenze geniche. Dato che gli uccelli sono discendenti diretti dei dinosauri, secondo Horner si potrebbero riattivare nell’embrione di pollo i geni atavici (geni caratteristici dell’antenato evolutivo di un individuo) per denti, arto superiore e coda, conferendo al pollo un aspetto più simile a quello di un dinosauro.

Il paleontologo Jack Horner, ideatore del progetto del Chickensaurus

Horner, e i genetisti dell’università del Montana sono al lavoro dal 2012 sul progetto “Chickensaurus” e nel 2016 un gruppo di ricerca dell’università del Cile è riuscita a modificare tramite “reverse evolution” la fibula dell’arto di G. Gallus, rendendola simile a quella più lunga e tubolare di un dinosauro teropode. Tramite lo stesso processo, il gruppo di ricerca dell’università del Cile era in precedenza riuscito a trasformare le dita opponibili, adatte ad aggrapparsi ai rami, della zampa di G. Gallus in “dita da dinosauro” non opponibili e adatte allo spostamento sul terreno. Altri studiosi pensano tuttavia che questa “reverse evolution” non sia etica, come non sia etico in generale tentare di clonare animali estinti: ritengono che gli studi si dovrebbero concentrare su un problema più importante, cioè evitare che le specie attualmente viventi si estinguano. Ma riusciranno gli umani a resistere alla tentazione di fare in qualche modo rivivere gli amati rettili mesozoici? Forse è solo questione di tempo…

Michele Sornatale 

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