In Westeros, sono numerosi i fenomeni naturali a prima vista inspiegabili. Tra questi troviamo di sicuro il clima. ‘L’inverno sta arrivando’: titolo del primo episodio e gioioso motto di casa Stark, fa riferimento ai lunghi inverni ai quali il continente è esposto. Infatti, sia Westeros che Essos, vivono stagioni di varia lunghezza, che durano di solito almeno un paio d’anni ciascuna. Proprio all’inizio delle vicende narrate dalla serie, è giunta al termine un’estate insolitamente lunga, durata ben nove anni. George R. R. Martin, scrittore (e sceneggiatore) delle cronache del ghiaccio e del fuoco, ha dichiarato che la spiegazione delle insolite stagioni verrebbe rivelata alla fine della serie. Ciò, non c’impedisce di prenderne spunto per una breve lezione di astronomia e di meteorologia.

Le stagioni terrestri

Siamo abituati a dividere l’anno tramite variazioni di tempo atmosferico, ecologia e quantità di luce nel giorno.  Sulla Terra, le diversificazioni stagionali, derivano dall’inclinazione assiale della Terra (rispetto al piano dell’eclittica) e dalla sua orbita attorno al sole. Nei mesi di maggio, giugno  e luglio, l’emisfero settentrionale è esposto ad una luce solare più diretta perché l’emisfero è rivolto (inclinato) verso il sole. Lo stesso vale per l’emisfero australe a novembre, dicembre e gennaio. Nelle regioni temperate e subpolari, sono generalmente riconosciute: primavera, estate, autunno ed inverno. La loro definizione è però quasi prettamente culturale.

L’inclinazione determina che un emisfero sia più esposto al Sole rispetto all’altro.

Se il fenomeno di obliquità eclittica determina il ritardo stagionale e i cambiamenti climatici annessi, l’orbita ne determina la durata. Al contrario di una credenza popolare, le stagioni non sono il risultato della variazione della distanza terrestre dal Sole. Infatti, la Terra raggiunge il perielio (punto della sua orbita più vicino al sole) a gennaio, e raggiunge l’aftelio (punto più lontano) a luglio. La durata di queste stagioni non è  stabile, a causa proprio dell’orbita ellittica terrestre. Esse sono calcolate tramite misurazioni di tempera, con l’estate che è il trimestre più caldo e l’inverno il trimestre più freddo. Nel 1780 la Societas Meteorologica Palatina, definì le stagioni come raggruppamenti di tre mesi identificati nel calendario gregoriano.  In parole povere, per noi l’estate dura solo tre mesi sia per una convenzione sia per la durata effettiva dell’orbita del nostro pianeta.

Variazione delle stagioni sulla Terra.

L’ipotesi (quasi) perfetta

Spulciando in rete, troverete un’ampia gamma di teorie che possono dare una spiegazione più o meno plausibile a questo genere di fenomeni. Arrivati a questo punto, grazie alle nuove conoscenze, possiamo dire che la più accreditata riguarda la rotazione del pianeta intorno al suo asse. Il pianeta di GoT subisce variazioni sul proprio asse rotazionale, determinando stagioni più lunghe. Per visualizzare questo concetto basta immaginare un asse inclinato che rappresenti la Terra. Se questa linea rimane fissa (come per noi), l’alternarsi delle stagioni nel corso dell’anno sarà sempre regolare e periodica. Ma se l’asse subisse delle fluttuazioni? Ad esempio se cambiasse verso d’inclinazione? In questo caso un emisfero sarebbe esposto al lato estivo per più orbite planetarie consecutive. Il fenomeno delle fluttuazioni è in parte spiegato dai cicli di Milankovic’, che spiegano spostamenti dell’asse periodici anche per il nostro pianeta, ma tra tempistiche esorbitanti.

Si parla di decine di migliaia di anni solo per una breve modificazione.

Un mondo fantastico

Sarebbe bellissimo vivere in un’estate perpetua ma tutto questo resta solamente un’ipotesi. Non sappiamo se le vere motivazioni fanno parte della trama già di per sé intricata, o se si tratta solo un filler che verrà aggiunto ai due libri mancanti. Dopotutto si tratta di un mondo fantasy, i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale e soprattutto l’immaginazione.

 

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