Perchè la sirenetta è diventata nera? Polemiche sul blackwashing della Disney fra tradizione e tradizionalismo

Disney inaugura una nuova, personalissima stagione cinematografica, con il Re Leone a breve nelle sale, il teaser trailer di Mulan e l’annuncio di un nuovo film dedicato a La Sirenetta. Ma proprio quest’ultimo personaggio ha fatto discutere gli spettatori: a differenza della fiaba originale e del primo cartone animato della Disney, la protagonista sarà afroamericana.

Uno fra i tanti meme nati in occasione del blackwashing targato Disney

Tradizione o tradizionalismo

Il filosofo contemporaneo Marcello Veneziani opera una differenza tra tradizione e tradizionalismo che, forse, potrebbe far luce sul motivo delle polemiche esplose dopo l’annuncio della Disney in merito alla protagonista dell’adattamento cinematografico de “La Sirenetta”. Identificando la tradizione con un senso di continuità coerente e rispettato ma non venerato, si passa al tradizionalismo come semplice atteggiamento ostinatamente conservatore. A quale delle due “categorie” appartiene quella fetta di pubblico che ha criticato la scelta di Disney? Probabilmente ad entrambe. Scartando infatti a priori chiunque non abbia gradito la presenza nel cast di Halle Bailey per motivi etnici, restano gli appassionati di film Disney, che, probabilmente, avrebbero preferito un’atmosfera più fedele all’originale, anche solo dal punto di vista estetico. Non a caso, le polemiche si sono scatenate anche su Mulan, progetto che pare non preveda molti personaggi a cui tutti noi siamo affezionati, tra cui il drago Mushu. Ma a suscitare le critiche è l’azione in se di blackwashing, non certamente frutto di un casuale casting che ha visto come vincitrice proprio la bravissima cantante afroamericana. Il problema sta nella speculazione sulle intenzioni della Disney. Si è fatto un gran parlare, nel corso degli anni, di whitewashing. Personaggi che nelle opere originali sono, ad esempio, neri o asiatici diventano caucasici nelle trasposizioni cinematografiche, come è accaduto per “Ghost in the Shell”. Un fenomeno, quest’ultimo, sempre meno accettato, etichettato come razzista e sottomesso ad un pubblico che, a detta dei detrattori, per la maggioranza è composto da bianchi.

Quando il pubblico ha ragione?

Volendo reputare la scelta Disney come una corsa ai ripari dal politically correct sfrenato, viene da chiedersi quanto sia grande il potere del pubblico nei confronti di opere di fantasia. Il pubblico, non dimentichiamolo mai, significa guadagno. Una banalità, certamente, che però ci fa comprendere quanto, spesso, l’accondiscendenza di un’azienda nei confronti del cliente non sia dettata dal rispetto verso quest’ultimo, ma , semplicemente, dall’esigenza di svuotare il suo portafogli. Un personaggio “storicamente”, passatemi il termine, caucasico che diviene afroamericano fa discutere, fa saltare di gioia la stragrande maggioranza della popolazione nera, attrae come una luce i SJW che, per l’0ccasione, divengono falene e porta al cinema coloro che sono semplicemente curiosi ed anche i detrattori (il motivo della loro opinione contraria non ha importanza, venendo in ogni caso etichettato come razzismo o atteggiamento conservatore), i quali visioneranno la pellicola anche solo per poterne parlare male, generando così ancor più interesse per quest’ultima. Insomma, detto in poche parole, un’operazione commerciale furba, non diversa dai loghi delle multinazionali che si sono tinti dei colori del Pride fino alla mezzanotte del primo luglio. Qualcuno li chiama “contentini”. In realtà si tratta di qualcosa di ben più raffinato, si tratta di un’esca perfetta.

Il danno

Qual è il problema, potrebbe chiedersi qualcuno? A chi importa di che colore sarà la pelle di un personaggio fittizio come la sirenetta? Nessuno per noi, a dire il vero. Il danno che viene a generarsi è puramente artistico. Pur non essendo questo il caso, infatti si tratta di un mero cambiamento estetico, può accadere che whitewashing o blackwashing possano andare a ledere quello che è lo spirito o l’atmosfera delle opere originali. Un caso come questo appare forzato ma non dannoso o addirittura irrispettoso. L’unica conseguenza che possiamo aspettarci sono le provocazioni ed i meme, banco di prova per chiunque sia capace di prendersi ironicamente in giro, a prescindere dal colore della propria pelle.

Ridete.
E ridete.

1 thought on “Perchè la sirenetta è diventata nera? Polemiche sul blackwashing della Disney fra tradizione e tradizionalismo

  1. Un articolo incredibilmente professionale. Una meraviglia per gli occhi. Che spettacolo! Bravissimo Tiziano.

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