Per Marco Alverà l’Italia potrebbe diventare leader nella produzione di idrogeno

La lotta all’inquinamento potrebbe avvalersi di una tecnologia abbandonata anni fa per via di costi e rischi troppo elevati.

Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, una tra le principali società europee attive nel trasporto, stoccaggio e rigassificazione del metano, guarda già al futuro, indicando l’idrogeno come prossimo combustibile in grado di accelerare il processo di decarbonizzazione iniziato in Italia e in Europa.

Sul clima la narrativa e la letteratura sono costellate da cattive notizie. Con la CO2 che continua ad aumentare è difficile raccontare cose positive. Quindi prevale la voce della paura, ma la paura genera paralisi mentre la speranza genera azione. Noi vogliamo essere una voce di speranza

Alverà ha inoltre scritto un libro, Generation H, in occasione di un’evento sull’idrogeno organizzato a Roma nell’Ottobre scorso da Snam.

Con i progressi tecnologici, nei prossimi dieci anni l’idrogeno potrà costare meno del petrolio, come raccontiamo nel libro. Oggi, tra l’altro, il metano è più competitivo del petrolio, arrivando a costare meno della metà anche laddove viene importato come in Europa, Cina e India, e quindi prenderà quote di mercato. Il metano è da sempre considerato raro e prezioso. Nel 2006 c’erano solo 25 anni residui di riserve e il prezzo era salito alle stelle. Questo ha portato gli Stati Uniti a inventarsi lo shale gas (gas dalle argille, ndr ) e grandi oil companies a fare scoperte di successo in aree prima inesplorate: in dieci anni siamo passati a oltre 200 anni di riserve residue e il prezzo negli Stati Uniti si è ridotto di circa dieci volte. Nei trasporti, benzina e diesel possono essere sostituiti dal gas senza troppi interventi. Gradualmente molti bus, camion, treni, navi e forse aeroplani potranno trasformarsi a metano, che oltre a essere più economico emette meno CO2 e sostanzialmente non genera inquinanti” spiega Marco all’evento.

I punti di forza dell’idrogeno in Italia

  • L’Italia com’è posizionata sull’idrogeno?

L’Italia sull’idrogeno può esprimere molte delle sue forze perché ha grandi prospettive di sviluppo nelle rinnovabili, accesso diretto al Nord Africa e capillari infrastrutture di trasporto e stoccaggio di energia. Con il sole si può creare idrogeno fatto da rinnovabili e i prezzi stanno scendendo velocemente. Nel 2010 costava 710 dollari per megawattora, oggi siamo a 125 dollari e si potrà arrivare a 25 dollari per megawattora. Quindi per le regioni che importano idrocarburi come Europa e Asia l’idrogeno da rinnovabili può dare un enorme contributo alla decarbonizzazione ed essere al tempo stesso competitivo

  • Quanto può crescere la domanda di idrogeno nel nostro Paese?

Secondo uno studio che abbiamo realizzato con il supporto di McKinsey, l’idrogeno potrebbe arrivare a coprire quasi un quarto della domanda nazionale di energia entro il 2050 in uno scenario di decarbonizzazione al 95%, necessario per rientrare nel target di contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi

  • Cosa frena lo sviluppo dell’idrogeno?

In passato l’idrogeno era troppo caro e limitato sostanzialmente alle auto. La crescita dell’idrogeno potrà verificarsi facendo leva sul progressivo calo del costo delle rinnovabili e industrializzando la produzione degli elettrolizzatori, che ricavano idrogeno dall’energia elettrica scomponendo l’acqua. Il maggior potenziale di utilizzo di idrogeno riguarda il settore dei trasporti pesanti, quello residenziale soprattutto per il riscaldamento, e alcune applicazioni industriali, come la raffinazione e la produzione di ammoniaca o la produzione di acciaio. Infine l’idrogeno potrà raggiungere le automobili, che a nostro avviso sono un punto di arrivo e non di partenza. Snam è stata la prima in Europa a immettere nel tubo una miscela di idrogeno al 5% e metano a Contursi Terme, nel Salernitano. Il 16 dicembre abbiamo raddoppiato al 10% il mix di idrogeno

  • Cosa potrebbe spingere l’uso di idrogeno?

Il vantaggio dell’idrogeno per la decarbonizzazione consiste nel fatto che può essere prodotto da fonti rinnovabili mantenendo i benefici di costo e di facilità di utilizzo dei combustibili attuali perché può utilizzare le infrastrutture esistenti. In più se l’Ue rendesse obbligatoria una quota fissa di idrogeno nelle reti, questo contribuirebbe a creare in modo veloce una maggiore domanda in attesa che si sviluppino auto, camion e caldaie. C’è molto interesse a Bruxelles ma anche tra le società energetiche: sono presidente di Gas Naturally che riunisce 400 aziende con interessi diversi. Ora stiamo dialogando con Hydrogen Europe. Come Snam siamo appena entrati in Hydrogen Council, che riunisce i ceo di 60 aziende mondiali attive nell’idrogeno

  • L’Olanda spinge molto a livello europeo sull’idrogeno. È in contrasto con gli interessi dell’Italia?

L’Ue crede nell’idrogeno. Il vicepresidente Frans Timmermans, che ha la delega all’European Green Deal, ha detto che il suo sogno è collegare il Nord Africa con l’Europa e convertire l’energia solare in idrogeno, utilizzando le infrastrutture esistenti. In questo caso l’Italia sarebbe al centro del flusso. L’Olanda punta a generare idrogeno dalle pale eoliche nel Mare del Nord. Ma secondo noi l’idrogeno made in Italy prodotto dal sole sarà più competitivo

  • La Bei ha annunciato che non investirà più sul gas dal 2021 a meno che gli impianti non siano super puliti e i tubi permettano il passaggio di gas green e idrogeno. Questo vi creerà problemi?

Noi stiamo puntando sul gas rinnovabile, stiamo già immettendo biometano nelle nostre reti e stiamo sperimentando l’introduzione di crescenti quantitativi di idrogeno. Siamo sulla strada giusta e anche i mercati ce lo riconoscono

  • Quanto investirete nella transizione energetica?

Nell’arco di piano al 2023 gli investimenti in transizione energetica e innovazione crescono del 65% a oltre 1,4 miliardi di euro. L’obiettivo è accelerare la capacità innovativa di Snam e dei suoi asset, e insieme sviluppare nuovi business: biometano, mobilità sostenibile, efficienza energetica e idrogeno».
È stato fatto anche il nome di Snam per il salvataggio dell’ex Ilva. Partecipate?
«Ci occupiamo di energia e non di acciaio, ma siamo vicini ai territori italiani dove siamo presenti con le nostre attività. Come ho già detto in occasione della presentazione del piano industriale, stiamo lavorando a una serie di investimenti per l’area di Taranto che possono arrivare fino a 40 milioni: la città, per esempio, può essere un candidato ideale per la costruzione di un deposito in piccola scala di Lng (gas liquido, ndr ) perché c’è il porto. Pensiamo anche a infrastrutture per alimentare a metano mezzi pubblici e privati o a un potenziale impianto a biometano per riutilizzare i rifiuti in ottica di economia circolare

  • Nelle ultime crisi aziendali è stato invocato l’intervento dello Stato. Secondo lei serve una nuova Iri?

La ricostruzione del Ponte Morandi a Genova, così come il protocollo per la città coordinato da Cdp, sono la dimostrazione che quando ci sono le condizioni l’Italia è capace di agire in tempi record. Il nostro Paese ha una grande opportunità di realizzare infrastrutture che migliorano la qualità della vita e contribuiscono all’occupazione e allo sviluppo economico. Sbloccando 100 miliardi di investimenti già identificati l’effetto sul Pil sarebbe pari ad almeno 300 miliardi

Queste sono le risposte che Alverà ha dato ad alcune domande reperibili nel sito del Corriere.it, il quale ha rilasciato l’intervista.

Le differenze tra i vari combustibili

Al giorno d’oggi esistono pochi combustibili utilizzati massivamente, la maggior parte dei quali estremamente inquinanti.

  • Benzina
  • Diesel
  • Metano
  • GPL
  • Idrogeno

Benzina e Diesel sono i combustibili più conosciuti ed utilizzati nel mondo dei trasporti, e sfortunatamente sono anche i più inquinanti. Dalla loro combustione infatti si producono, oltre alla CO2, tantissime altre sostanze estremamente più inquinanti e tossiche. Tra le sostanze derivanti si trovano:

  • Idrocarburi da combustione incompleta, componenti dei PM10 e PM2.5 (pericolosi per la salute degli esseri viventi e per l’ambiente)
  • Monossido di carbonio CO (estremamente tossico per la salute degli esseri viventi e per l’ambiente)
  • Ossidi di azoto e zolfo NOx e SOx (tossici per la salute degli esseri viventi e per l’ambiente)
  • Anidride carbonica CO2 (praticamente sicura per gli esseri viventi entro certe concentrazioni ma pericoloso per l’ambiente per via dell’effetto serra che genera

Il GPL (Gas di Petrolio Liquefatti), è un combustibile leggermente più sicuro per via della sua composizione (Propano, Butano e Pentano). Questi tre idrocarburi, essendo più leggeri rispetto a quelli di benzina e diesel, lasciano pochissime scorie bruciando praticamente completamente. Nonostante ciò anche qui possiamo trovare, escludendo la CO2 che compone la quasi totalità dei prodotti, tracce di CO e NOx.

Il metano risulta essere il combustibile ad oggi utilizzato più sicuro. I prodotti della sua combustione sono sostanzialmente CO2 e H2O, con minime tracce di CO.

L’idrogeno è l’unico combustibile che non si basa sul carbonio. Di conseguenza il suo unico prodotto di combustione è l’acqua secondo la reazione:

O2 + 2 H2 —–> 2 H2O

Per questo motivo l’idrogeno sembra essere il combustibile ecosostenibile del futuro.

La sua produzione però si differenzia per i reagenti utilizzati, e per rendere sostenibile l’intero processo di produzione bisogna scartare tutti quei sistemi che sfruttano combustibili fossili:

  • Steam Reforming
  • Ossidazione della CO
  • Gassificazione del carbone
  • Ossidazione parziale degli idrocarburi
  • Cracking

Tutte queste fonti di idrogeno coprono il 97% dell’idrogeno prodotto a livello globale, ma altri metodi già esistenti o in via di sperimentazione potrebbero essere applicati grazie anche alle energie rinnovabili.

  • Produzione biologica

Alcune alghe, se private dello zolfo, smettono di produrre CO2 e iniziano a produrre H2. Il processo viene svolto in dei bioreattori, ed in alternativa alle alghe si possono usare dei batteri che consumano materiali di scarto per produrre sempre H2.

  • Elettrolisi dell’acqua

Sfruttando l’energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici è possibile scindere le molecole di acqua in ossigeno e idrogeno secondo la reazione:

2 H2O —–> 2 H2 + O2

  • Elettrolisi ad alta temperatura (sperimentale)

Simile all’elettrolisi classica, quella ad alta temperatura sfrutta direttamente il calore per scindere l’acqua. Attualmente però la potenza necessaria non è possibile ricavarla da nessuna fonte rinnovabile, ma solamente dalle reazioni termonucleari.

  • Produzione termochimica

Alcuni processi termochimici possono produrre idrogeno e ossigeno dall’acqua e calore senza utilizzare elettricità. Dal momento che l’intera energia di attivazione per tali processi è data dal calore, possono essere più efficienti dell’elettrolisi ad alta temperatura. Questo perché l’efficienza della produzione elettrica è in sé stessa fondamentalmente limitata. Vi sono centinaia di processi termochimici adatti allo scopo di produrre idrogeno; i più promettenti tra questi sono: zolfo-iodio, rame-cloro, cerio-cloro, ferro-cloro, magnesio-iodio, vanadio-cloro, e rame-solfato.

  • Produzione con solare-termico e catalizzatori

Nel 2006 un sistema con due catalizzatori per la produzione diretta di idrogeno grazie al solare-termico è stato proposto dai giapponesi. Si tratta di una soluzione acquosa di EDTA associata a una molecola metallo-organica costituita da un atomo di rutenio esavalente e da tre molecole amino-aromatiche con 2 atomi di azoto ciascuna. Si ha la conversione diretta dell’energia solare in idrogeno gassoso, facilmente recuperabile per molti utilizzi.

L’idrogeno risulta quindi essere una grande opportunità, che va abbracciata con dei piani di investimento da qui a 30 anni, soprattutto in Italia, la quale potrebbe diventare leader del settore offrendo il primo ecosistema di produzione energetica ecosostenibile.

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