Mandragola, belladonna, erba del diavolo…le pozioni magiche in Harry Potter e nella vita reale

La mandragola: pozione magica dai poteri curativi o potente veleno? Scopriamo da cosa derivano le proprietà che rendono questa, ed altre erbe usate in antichità, “magiche”.

La mandragola, nel mondo di Harry Potter, è un componente fondamentale della maggioranza degli antidoti. In particolare, si usa nella Pozione Ricostituente alla Mandragola che può guarire una persona pietrificata. Da cosa deriva questa sua proprietà?

Cosa bolle nel calderone delle streghe

Chi non ricorda la piantina dalle sembianze antropomorfe che nella lezione di Erbologia faceva svenire Neville?

Tuttavia, questa pianta, è più vicina alla realtà di quanto possiamo immaginare. Proprio la mandragola (o mandragora, come specifica anche Hermione), era utilizzata nel Medioevo in infusi e pozioni per curare la sterilità. Le venivano infatti attribuiti poteri afrodisiaci. Inoltre, per le sembianze delle sue radici, che ricordano quelle di un bambino, veniva considerata a metà tra il regno animale e vegetale, e in alcuni trattati del XVII secolo, figurava tra gli ingredienti di un magico unguento che permetteva la trasfigurazione in animali.

(fonte immagine: wsimag.com)

Per quanto riguarda le famose pozioni d’amore, invece, era utilizzata la pianta belladonna. Così come dice il nome stesso, veniva utilizzato dalle donne nel Rinascimento come cosmetico, per la cura della pelle e per fare risplendere gli occhi, poiché provoca midriasi, ovvero dilatazione della pupilla, e dunque le rendeva più attraenti.

(fonte immagine: magicgardenseeds.it)

Ma la pianta che per eccellenza si attribuisce alla stregoneria è sicuramente lo stramonio, conosciuto anche come erba del diavolo o erba delle streghe. Era utilizzato sia a scopo terapeutico sia nei rituali magico-spirituali dagli sciamani di molte tribù indiane, e ne venivano sfruttate le sue proprietà narcotiche, sedative ed allucinogene.

(fonte immagine: wikipedia.org)

In ogni caso, come si può notare da quelle citate, le pozioni magiche sembrano avere molto più a che fare con il mondo vegetale che con formule e filastrocche magiche. Ma cosa hanno in comune tutte queste piante?

Cosa accomuna un pomodoro e la mandragola?

Sarà strano pensare che la madragola, lo stramonio, o la belladonna, non sono in realtà molto diverse da un pomodoro, una patata o una melanzana: cosa li accomuna? Fanno tutte parte della stessa famiglia vegetale delle Solanaceae.

Le Solanaceae sono una famiglia di piante a fiore che comprende molte specie commestibili (tra cui appunto, pomodori, patate, peperoni, melanzane e peperoncini) ed altre velenose (quelle citate come piante “magiche”).

La peculiare caratteristica di questa famiglia di piante, è la presenza di componenti alcaloidi psicoattivi.

Un alcaloide è una sostanza organica di origine vegetale, con effetti psicoattivi, ovvero in grado di alterare lo stato psico-fisico di un soggetto. Per chiarire, anche la caffeina è un alcaloide, ad esempio. Ciò rende le sostanze che contengono questi composti, delle droghe a tutti gli effetti.

Ciò che differenzia le varie specie di piante, ad esempio il pomodoro dallo stramonio, è però la quantità in cui sono presenti questi alcalodi, in particolare la solanina, che è tossica. Inoltre, essa è concentrata principalmente in parti che vengono eliminate poiché non commestibili: nella buccia della patata, e nel fusto e nelle foglie dei pomodori, ad esempio. La presenza della solanina dipende anche dal grado di maturazione del frutto, poiché è presente in alcune specie nella pianta e nei frutti ancora acerbi, ma scompare o si trasforma in altre sostanze, innocue o salutari, quando il frutto è maturo. Ad esempio è ciò che avviene nel pomodoro, per questo è sconsigliabile mangiare pomodori non ancora maturi.

(fonte immagine: gfycat.com)

Cosa succede nel sistema nervoso?

Effetti analgesici, sedativi, e allucinogeni sono le proprietà che accomunano queste piante. Ma cosa avviene a livello del sistema nervoso per cui vengono resi possibili tali effetti, dov’è che avviene la “magia”?

Oltre alla solanina, gli altri tre alcaloidi maggiormente presenti nelle Solanacee sono scopolamina, atropina, ed L-iosciamina, e sono loro che vanno ad agire nel sistema nervoso.

In termini “tecnici”, essi agiscono come antagonisti competitivi dei recettori colinergici muscarinici. Ma andiamo per gradi: l’antagonista è una molecola che si lega a un recettore che deve ricevere un certo segnale, e lo blocca. I recettori colinergici muscarinici sono dei recettori che ricevono e trasmettono il segnale a seguito del legame con la molecola acetilcolina.

In poche parole, questi alcaloidi, una volta nel sistema nervoso, vanno a posizionarsi sui recettori per l’acetilcolina “al posto” di questa molecola, e bloccano la ricezione del segnale. Vanno in questo modo ad inibire il sistema parasimpatico, che è quello coinvolto nelle risposte “involontarie” dell’organismo, come la digestione e la salivazione.

Bloccando tale sistema, questi alcaloidi inducono effetti “anticolinergici”, che prevedono diminuzione della contrattilità della muscolatura liscia del tratto gastrointestinale e delle vie urinarie (effetto spasmolitico), midriasi (dilatazione delle pupille), dilatazione dei bronchi, riduzione delle secrezioni (sia a livello gastrico che delle ghiandole salivari).

Alcune di queste piante, o più in particolare, gli alcaloidi presenti in esse, vengono tuttora usate in farmacologia come rimedio a problemi quali spasmi e coliche del tratto gastrointestinale, per la loro azione spasmolitica (cioè di rilassamento muscolare); contro l’asma, per la loro azione broncodilatatrice . L’atropina viene inoltre impiegata in ambito oculistico per indurre midriasi allo scopo di eseguire alcuni esami. La scopolamina è disponibile in preparazioni farmaceutiche iniettabili e cerotti transdermici per il trattamento di nausea e vomito.

Tuttavia, nonostante i loro effetti “benefici”, non sono da meno quelli collaterali, specie se l’uso è prolungato o se le dosi sono troppo elevate: allucinazioni, delirio, paralisi, perdita di coscienza, coma e morte.

Recettore colinergico muscarinico

Quindi, tutto sommato, il potere curativo della mandragola contro la pietrificazione, in Harry Potter, può anche essere spiegato, se con un po’ di immaginazione si pensa all’azione spasmolitica della mandragola: infatti, essa va a rilassare la muscolatura e potrebbe quindi “sciogliere” dalla pietrificazione.

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