Pannella, dove sei? Diario di una democrazia referendaria in cerca d’autore

Dal digiuno di Pannella alle petizioni sindacali: mezzo secolo di democrazia a dieta informativa.

Huffpost Italia

Ci risiamo. Mentre i referendum dell’8 e 9 giugno si avvicinano nell’indifferenza mediatica più totale, l’Italia riscopre un copione già visto: quello della democrazia diretta messa a tacere. Cinquant’anni dopo lo sciopero della fame di Marco Pannella, la storia si ripete con una fedeltà che farebbe sorridere, se non ci fosse da piangere.

Referendum 2025: cinque quesiti fantasma che aleggiano nell’etere

Strano Paese, l’Italia, dove si possono raccogliere milioni di firme per cambiare leggi fondamentali per la vita lavorativa e i diritti di cittadinanza, e poi – oplà! – farle magicamente scomparire dall’attenzione pubblica.
Il prossimo 8 e 9 giugno gli italiani sono chiamati alle urne per esprimersi su cinque referendum che riguardano questioni centrali per la vita di tutti: licenziamenti illegittimi, tutele nelle piccole imprese, contratti a tempo determinato, sicurezza negli appalti e dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza. Temi che evidentemente meritano di essere trattati con la stessa attenzione mediatica riservata alle divagazioni culinarie dei politici o alle loro vacanze esotiche o, ancora, alla scritta stortga sulla tomba del Papa. Perché, si sa, decidere sul futuro del mercato del lavoro e della cittadinanza è una questione marginale rispetto all’ultima gravidanza dell’influencer del momento, in fondo, non siamo un paese in cui si promuove la natalità? La strategia sembra perfetta: se nessuno ne parla, forse nessuno andrà a votare, e il quorum resterà un miraggio tanto quanto un’informazione utile ai cittadini.

Le proteste 2025: il grande revival della democrazia dimenticata

Eccoci quindi a seguire le indicazioni di questo governo e spolverare una vecchia tradizione ormai dimenticata: il presidio davanti alle sedi RAI.

Un rituale che si ripete ciclicamente, come le stagioni o i festival canori, ma con meno copertura televisiva. La CGIL e i comitati referendari si sono riuniti davanti alla sede di Bologna per denunciare quello che definiscono”oscuramento”.
Insomma, una sorta di pellegrinaggio laico verso i templi dell’informazione, nella speranza che qualcuno, dall’alto delle torri dell’Auditel, si degni di concedere un minuto di attenzione a questi quesiti referendari. Poveri ingenui noi, ancora convinti che il “servizio pubblico” abbia qualcosa a che fare con il “pubblico” o con il “servizio”.

Come in un copione già scritto, la storia si ripete con una fedeltà sconcertante: cambiano i volti, le sigle sindacali, i dispositivi con cui documentiamo le proteste, ma l’essenza rimane immutata. Si invocano la Costituzione, il pluralismo, la democrazia – concetti evidentemente troppo esoterici e poco appetibili per il palinsesto televisivo, dove il dibattito politico è ormai ridotto a slogan da 30 secondi e battibecchi da reality show o, ancora meglio, a monologhi senza contraddittorio.

Pannella digiunava, la democrazia ancora langue

«Marco Pannella è a più di settanta giorni di digiuno: è giunto allo stremo; i medici cominciano a essere veramente preoccupati e, più ancora, spaventati. D’altra parte non si vede la minima possibilità oggettiva che qualcosa di nuovo intervenga a consentire a Pannella di interrompere questo suo digiuno che può ormai divenire mortale.»

Così scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1974, con parole che sembrano scolpite nel marmo della nostra memoria collettiva. E cosa chiedeva, il leader radicale, per rischiare la sua stessa vita? Quattro banalirichieste: quindici minuti di spazio televisivo per la Lega Italiana per il Divorzio, un analogo spazio per Dom Franzoni, la semplice iscrizione all’ordine del giorno della proposta di legge Fortuna sull’aborto, e un’udienza pubblica con il Presidente della Repubblica dopo tre mesi di attesa. Richieste minimali di democrazia che un sistema blindato considerava eversive. “Per protestare usiamo il digiuno, anziché le bombe. Siamo dei non violenti e il sistema dimostra di avere paura di noi” diceva Pannella.

Mezzo secolo dopo, la storia si ripete come una commedia all’italiana dove cambia il cast ma non la trama. La Tv di Stato, simbolo di un’informazione colonizzata, serva del potere, continua a considerare i referendum come ospiti indesiderati nel salotto buono dell’informazione italiana.

Quanto ci manca, oggi, la lucida ostinazione di Pannella, quel suo rifiuto categorico del compromesso quando in gioco ci sono i diritti. Quanto ci manca quella sua capacità di trasformare il digiuno in una forma estrema di comunicazione, quando tutti i canali ufficiali sono preclusi. Cinquant’anni dopo, nessuno digiunerà per 94 giorni per ottenere informazione sui referendum. E forse è proprio questa la differenza più dolorosa: non che l’informazione sia migliorata, ma che ci siamo rassegnati alla sua assenza. Pannella non si rassegnava mai. E per questo, più di tutto, ci manca di lui.

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