Amore e manipolazione: un fenomeno psicoanalitico tra finzione e realtà contemporanea
L’effetto transfert è stato scoperto dall’analista S. Freud all’ inizio del XIX secolo, è stato oggetto di numerosi studi, poi selezionato come chiave narrativa di numerose serie televisive.

Un medico in famiglia
Nella famosa serie TV “Gossip Girl”, Il medico William van der Woodsen, padre della protagonista, dopo una lunga serie di viaggi torna nella vita dell’ex moglie Lily per di curare la sua malattia. Passano insieme moltissimo tempo durante le terapie finché non riesce a guarirla, in questo modo i due si riavvicinano. Alla fine delle cure, Lily desidera tornare dal marito Rufus, preoccupata per avergli mentito, ma durante il periodo di convalescenza trascorso insieme si sono risvegliati in William dei sentimenti per lei. Così, per non perderla, le fa credere di essere ancora malata con l’obiettivo di continuare a vederla e farla innamorare mentre si occupa di “curarla di nuovo”. Approfitta del suo ruolo di medico-salvatore per mutare la visione della donna nei suoi confronti e per tentare di rianimare il sentimento originale fra loro. Così facendo, lui sfrutta la sua vulnerabilità psicofisica nel tentativo di condizionare il lato emotivo della loro ritrovata frequentazione. La dinamica messa in atto da William rappresenta un chiaro esempio di manipolazione emotiva: egli infatti, strumentalizza la fiducia che lei ripone nei suoi confronti e la dipendenza affettiva e psicologica connaturata nel tempo per far sì che lei si affidi completamente a lui. Questo comportamento suscita interrogativi etici considerevoli, rispetto al fatto che quest’azione meschina l’abbia origine da un sentimento apparentemente romantico.
Il transfert nella psicanalisi: origine e significato
lo psicanalista viennese Sigmund Freud è stato il primo a teorizzare l’effetto transfert a partire da un incidente avvenuto nel suo studio medico con una paziente del collega Beuer. I due si sono accorti che nel tentare di ipnotizzarla, reagiva molto rapidamente alla terapia eppure manteneva delle censure: con il passare del tempo si sono resi conto che la donna, essendosi innamorata del medico, è arrivata a simulare lo stato ipnotico inconsciamente nel tentativo di compiacerlo. Così Freud si è occupato di studiare l’origine di questo sentimento nato verso l’analista e ha formulato la dinamica psicologica dell’effetto transfert. Si tratta di un processo di trasposizione inconsapevole: consiste in un legame affettivo forte che si sviluppa con il proprio medico basato su una forte fiducia che si ripone in quest’ultimo, tanto da mettere la propria vita nelle sue mani. Questo brusco stacco nella percezione del medico da “sconosciuto” con con il quale non esiste alcun tipo di legame a “riferimento” con cui nasce legame tanto stretto da potersi affidare completamente, può generare nel paziente una sorta di trasposizione di ruoli, in cui il dottore in questione viene percepito come figura affettiva consolidata, spesso associato a esperienze passate o ai genitori. In questa relazione si investe molto più del normale e inconsapevolmente si diventa molto più accondiscendenti. Si attribuisce alla figura del medico un’aspettativa che dovrebbe essere propria della sfera familiare o romantica. Si osserva un trasporto verso il medico molto maggiore rispetto a quella verso chiunque altro e di fatto si trasferiscono su questa figura le proprie aspettative e diventa per il paziente il centro affettivo.
Un amore nella patologia
Nella società odierna, talvolta l’effetto transfert trascende l’ambito medico e può manifestarsi in molteplici contesti relazionali. Capita spesso che le persone, anche inconsapevolmente, proiettino le proprie aspettative o sentimenti passati sul nuovo partner. Questa tendenza, malata alla radice, può portare a conflitti o malintesi nei rapporti della vita quotidiana. Tale situazioni possono manifestarsi in qualsiasi dinamica affettiva o relazionale, ma l’ambito medico ne resta l’esempio cardine. Questo perché, non influisce solamente una trasposizione del singolo rispetto alla nuova figura affettiva, ma un effettivo sentimento vincolato da circostanze e poteri squilibrati. In un contesto di correttezza e formalità i rischi di questo fenomeno sono circoscritti alla salute psicofisica di chi ne è affetto o possono eventualmente minare alla funzionalità della terapia nella psicoanalisi. Mentre, quando questa trasposizione viene riconosciuta o addirittura alimentata dalla figura del medico, si parla di una vera e propria violazione dell’altro. In tal caso, la presa di coscienza da parte dell* paziente è fondamentale, dato che rappresenta una mina all’integrità del rapporto medico-paziente, nonché un pericolo significativo per le conseguenze psicologiche della vittima di tale fenomeno. Del resto, non potrebbe esserci nulla di sano in un rapporto che, come nel caso del Dottor van der Woodsen, nasce a partire da un abuso psicologico rispetto al bisogno e alla vulnerabilità dell’altro.