Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche è principalmente ricordato per la sua concezione filosofica del ‘Superuomo’, una figura che ha generato numerose discussioni e ispirato molti autori per la realizzazione di personaggi piuttosto rilevanti, come nel caso del ‘Dottor Manhattan’, ma anche di ‘Ozymandias’, entrambi provenienti dal fumetto ‘Watchmen’. Scopriamo cosa c’è da sapere davvero su questa figura, confrontandola con l’interpretazione fumettistica che ci fornisce l’autore Alan Moore.

Il Superuomo di Nietzsche: Dio è morto 

Su questa figura si è detto molto. Numerosissime sono state le interpretazioni, ideate per spiegare il significato che Friedrich Nietzsche avrebbe voluto diffondere attraverso di esso. Proviamo a spiegarlo in maniera chiara e concisa. Per capire cosa intende Nietzsche  quando parla della figura del Superuomo dovremmo innanzitutto spiegare cosa siano la Volontà di potenzaL’eterno ritorno, ma soprattutto il significato che si cela dietro l’affermazione “Dio è morto“. Secondo il filosofo tedesco, i valori del suo tempo sono stati completamente distrutti. Non si crede più nei valori tradizionali, non si crede più in un ordine cosmico ma soprattutto morale. La morale attuale, secondo Nietzsche, è un ordine ormai vecchio che incatena gli uomini in rapporti di schiavitù, creando il sempiterno rapporto ‘dominante-dominato’, nel quale solo i dominanti riescono a esprimere la propria volontà di potenza (che secondo Nietzsche permea il mondo e lo costituisce nelle fondamenta), impedendo l’espressione di tale volontà agli uomini schiavi, che non credono più in un ordine morale in grado di far riconoscere loro chi deve essere dominato e soprattutto da chi. ‘Dio’ rappresenta proprio i valori che sono stati “assassinati” dall’uomo, soffocando la volontà altrui e rendendo obsoleto l’attuale ordine morale costituito. Per Nietzsche, quindi, urge un rimedio che possa far uscire gli uomini da una fase definita di ‘nichilismo passivo’, per entrare in una fase più coscienziosa di ‘nichilismo attivo’.

Friedrich Nietzsche. (Fonte: cesenatoday.it)

Il Superuomo di Nietzsche e L’eterno ritorno

Il ‘rimedio’ che intende Nietzsche ha natura ideologica e rappresenta una teoria che ipotizza come può essere pensata e considerata l’esistenza se fosse sottoposta ad una circolarità del tempo: si parla, per l’appunto, dell’eterno ritorno. Sostanzialmente, secondo questa teoria, il tempo è come se fosse un cerchio piatto (per gli amanti di True Detective), quindi l’esistenza si ripeterebbe ciclicamente uguale a se stessa, morendo e rinascendo sempre nello stesso corpo ma, soprattutto, nella stessa vita. Questa teoria ha reso il pensiero filosofico di Nietzsche molto famoso, soprattutto per l’interpretazione trascendentale metafisica che è stata fornita dalle principali fonti interpretative. Molto spesso, però, non viene considerata granché l’interpretazione che Nietzsche fornisce nel suo scritto intitolato Il nichilismo europeo – Frammento di Lenzerheide, per l’appunto un piccolo frammento in cui il filosofo tedesco spiega l’interpretazione dell’eterno ritorno da un punto di vista morale, proprio come un rimedio contro la svalutazione dei valori. La consapevolezza morale di un ipotetico ‘eterno ritorno dell’uguale’, potrebbe spingere le persone a rivalutare i rapporti tra dominante e dominato, riuscendo ad esprimere la propria volontà di potenza pur rimanendo dominati, ma questa volta ben consci da chi devono esserlo. Quindi, la presa di coscienza di un’ipotesi morale della teoria dell’eterno ritorno porta alla formazione di un nuovo ordine morale, nel quale i dominanti che esprimono la propria volontà di potenza, non lo faranno a discapito di altri ma saranno riconosciuti dai dominati. Proprio qui si giunge al Superuomo, ovvero colui che per primo sarà conscio di una tale ipotesi morale dell’esistenza e che non può far altro che accettarla così com’è, non ricadendo in un nichilismo passivo ma in uno attivo, promuovendo una rigenerazione di valori e un nuovo ordine morale sotto la sua guida, nel quale ogni individuo potrà esprimere la propria volontà di potenza. Secondo un’interpretazione del filosofo Gianni Vattimo, pur comunque contestate da altri esperti, il termine tedesco usato da Nietzsche per indicare il Superuomo, ovvero Übermensch, dovrebbe essere più correttamente tradotto con il termine ‘Oltreuomo’, proprio perché esso intende un uomo che supera la condizione (morale) umana andando oltre essa, e non un uomo che è al di sopra degli altri.

Fonte: geekarea.it

I due Superuomini di Watchmen

Arriviamo ora all’opera di Alan Moore. Considerata un capolavoro della letteratura mondiale, pur essendo una graphic novel, Watchmen offre numerosi spunti di riflessioni in vari livelli interpretativi. Concentrandosi su due dei personaggi principali dell’opera potremmo analizzare come Ozymandias e il Dottor Manhattan siano due facce della stessa medaglia: entrambi rappresentano due caratteristiche di un Superuomo nietzscheano, ma che comunque restano legate alla propria componente umana in maniera diversa. Il Dottor Manhattan, un tempo Jon Osterman, è diventato un essere semidivino a seguito di un incidente, potendo ora piegare la materia al proprio piacimento, teletrasportarsi, vedere il proprio futuro e osservare il tempo in maniera simultanea. Esso rappresenta il ‘superamento fisico‘ della condizione umana, un superamento però che non gli permette di capire la natura umana, già enigmatica ancor prima dell’incidente che lo ha reso ciò che è. Egli, pur comprendendo di poter cambiare le strutture più intime della materia, svelando i misteri atomici e quantistici più profondi, giunge alla conclusione che la natura umana non può essere modificata, tanto meno compresa nella sua totalità. Come per il Superuomo nietzscheano, egli comprende la natura ciclica del tempo e l’inesistenza di uno scopo nell’esistenza, ma non capisce come questa presa di coscienza possa aiutare le persone, già per lui criptiche.

Ozymandias: “Jon, aspetta. Prima di andartene… ho fatto la cosa giusta, vero? Ha funzionato tutto alla fine.”                Dottor Manhattan: “Alla fine? NIENTE finisce, Adrian. Niente ha MAI fine.” (Fonte: southgatemediagroup.com)

Ozymandias, ovvero Adrian Veidt, rappresenta invece il Superuomo molto più vicino agli uomini, almeno fisicamente, ma che ha superato questa condizione ideologicamente e moralmente. Con il suo piano di attaccare le principali città del mondo, creando egli stesso un nemico esterno al conflitto della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, in modo tale da permettere un’alleanza tra i due blocchi, non fa altro che ‘superare’ l’ordine morale precedente per crearne uno nuovo, tuttavia basato sull’atto immorale dell’omicidio di massa. “Ucciderne milioni per salvarne miliardi”: è proprio questo il compromesso che Ozymandias si sente in dovere di accettare e attuare, per cambiare l’umanità e sottrarla al torpore di un nichilismo nietzscheano passivo. Egli, quindi, è il Superuomo che ha attuato il ‘superamento morale‘ della condizione umana, credendo in un distorto senso della pace ottenuto tramite un sanguinolento sacrificio.

Watchmen, oltre ad altri interessanti spunti di riflessione, ci offre anche una probabile interpretazione della figura filosofica del Superuomo di Nietzsche, mostrandoci i due volti di una stessa figura, rappresentando i personaggi di Ozymandias e Dottor Manhattan come apparentemente distinti, ma inestricabilmente legati da una natura in comune.

Luca Vetrugno

 

 

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