I nomi della crisi

In una situazione socio-economica come quella attuale, per certi versi drammatica, è impensabile che non si vengano a creare dei poli di resistenza all’ordine dominante. Di fronte a una crisi economica, iniziata nel 2008, di fronte a una crisi sociale e a una crisi identitaria come quella che stiamo vivendo sarebbe politicamente miope non pensare che possano crearsi dei focolai di opposizione. Il problema è tuttavia cercare di capire come governare tali poli di resistenza. Diceva Foucault che : “In numerosissimi casi i rapporti di potere sono fissati in modo tale da essere perpetuamente dissimmetrici e da limitare al massimo il margine di libertà. In questi casi di dominio-economico, sociale, istituzionale o sessuale-, il problema è in effetti quello di sapere dove si formerà la resistenza.” La resistenza di cui parla Focault si è chiaramente formata in due punti principali: sul tema dell’immigrazione e sul tema dell’Europa. Le forze euroscettiche come la Lega tendono inoltre ad essere anche anti-immigrati, infilandosi in una contraddizione. Il problema delle migrazioni, per un paese come l’Italia, che si trova al “confine” con l’Africa, può essere affrontato solo a livello europeo, altrimenti non sarebbe possibile alcuna redistribuzione di migranti. L’attacco all’Europa è però di difficile comprensione. Per i movimenti identitari l’Europa sembra in un certo senso essere emblema di una limitazione della sovranità di un singolo stato, ma è un analisi pienamente ideologica, in quanto nel mondo globalizzato nessuno stato, per quanto sovrano o sovranista sia, potrebbe resistere ai colpi della globalizzazione. La sovranità resta comunque un concetto imprescindibile per la politica, solo che tale sovranità, per essere efficace, dovrebbe essere europea. Questa idea però va a scontrarsi con l’ideologia sovranista che si trova da un lato a non poter uscire dall’euro perche conscia della distruzione a cui andrebbe incontro e dall’altro i sovranisti, per definizione, non faranno mai un passo verso la costruzione di una sovranità europea, rimanendo così in un limbo che non farà altro che perpetuare la crisi, comunque evidente, che imperversa in Europa.

Che domanda ci dobbiamo porre?

La vera domanda non è “Europa sì o Europa no?” Bisognerebbe chiedersi per quale motivo i sovranisti godono di un incredibile consenso, e per quale motivo le forze progressiste ed europeiste non riescono a legittimare politicamente ogni opera di riforma e approfondimento delle istituzioni europee. Ci renderemo conto che in realtà tutte queste tematiche sono legate, perché prima di ogni altra cosa, ci troviamo in una enorme crisi dell’egemonia europea così come la conosciamo.

L’Europa non più egemone

 Prendiamo un concetto in prestito da Gramsci, quello di blocco storico. Esso si ha quando: “ la struttura e le superstrutture formano un blocco storico, cioè l’insieme complesso e discorde delle soprastrutture sono il riflesso dei rapporti sociali di produzione”. Nella sua fase propulsiva, l’europeismo poteva godere di un blocco storico a suo favore: la struttura economica liberista cedeva sotto i colpi delle richieste operaie che dunque venivano legittimate anche nella sovrastruttura. Ora questo blocco storico sembra essersi rotto, ed è a livello ideologico che il conflitto appare più nitido. La struttura economica neoliberista-finanziaria dei “mercati” europei non riesce ad equilibrarsi con le aspettative popolari, che dunque mettono in dubbio la stessa esistenza dell’UE. Si viene a questo punto a creare un ideologia anti-europeista che: “ in quanto filosofia, divenuta senso comune, coincide con la rappresentazione della realtà propria di un gruppo sociale.” Conformemente a ciò possiamo notare come l’Europa abbia perso la sua egemonia. Con ciò non significa che l’UE non esista più o che sia destinata a perire il 26 maggio. Tuttavia l’egemonia deve essere basata sul consenso, cioè con l’adesione di un gruppo politico a un progetto politico comune. E’ evidente come la politica europeista non riesca ad imporre la sua visione a tutta la società. Vi sono allora due ideologia contrapposte, e mai come oggi esse sembrano potersi sfidare sullo stesso piano e, come disse qualcuno, le lotte sociali si concludono sempre con la vittoria di una parte e con la totale distruzione dell’altra. Salvare l’europa è ancora possibile, ma bisogna sbrigarsi.

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