Oltre il muro del vaginismo: una lezione di sessualità femminile con Sex Education

Potrebbe sembrare il nome di un nuovo movimento femminista degli ultimi tempi, ma il vaginismo è ben altro.
Di cosa si tratta? Ce lo mostra Lily Iglehart, un’eccentrica ragazza della serie tv Sex Education.

Lily Iglehart, interpretata da Tanya Reynolds

La serie Sex Education (Netflix) ha riscosso successo fin da subito. Racconta senza veli e in modo leggero i primi incontri dei protagonisti con la sessualità, un mondo a cui ognuno di loro si approccia diversamente.
Forse è proprio questo l’aspetto che ci fa piacere così tanto Sex Education: il sesso non viene rappresentato come un atto “preconfezionato”, ma è raccontato nel modo più genuino e vero, con problemi e difficoltà annessi.

Da sinistra: Aimee, Jackson, Maeve, Otis ed Eric

Otis, un giovane terapista sessuale

Otis Milburn, figlio adolescente di un’invadente sessuologa di fama internazionale, frequenta l’istituto britannico di Moordale. Il ragazzo ha da sempre conosciuto da vicino il mondo della sessualità grazie (o per colpa?) del lavoro della madre, imparando nel tempo molte cose. L’amica Maeve, riconoscendo il talento e la sensibilità di Otis per l’argomento, gli assegna il titolo di “terapista sessuale” degli studenti del suo istituto. Nonostante sia insicuro e impacciato, il ragazzo diventa una sorta di guru del sesso e molti studenti si rivolgono a lui (previo pagamento!) per risolvere dubbi e problemi.
Tra gli amici che fanno affidamento su Otis c’è Lily Iglehart, un’eccentrica disegnatrice di fumetti pornografici con personaggi alieni. È determinata a perdere la verginità con chiunque sia disponibile, ma quando ne ha l’opportunità qualcosa va storto. Anzi, non ci entra proprio. Ed è allora che Otis le fa una diagnosi di vaginismo.

Definizione e caratteristiche

Arriviamo finalmente a definire cosa sia il vaginismo.
Il vaginismo è una patologia che impedisce alle donne che ne sono affette di avere rapporti sessuali completi. Si verifica una contrazione involontaria dei muscoli che circondano la vagina, per cui risulta praticamente impossibile l’inserimento del pene o di qualsiasi altro oggetto, come ad esempio sex toys. Forzare l’inserimento non fa altro che peggiorare le cose, perché questo provoca dolore e bruciore (dispaneuria), che a loro volta intensificano la paura della penetrazione. Cercare di rilassarsi purtroppo non è sufficiente per superare la contrazione, dato che le cause di questo disturbo sono più complesse.
Infatti, il vaginismo è provocato prevalentemente da ragioni psicologiche. Però non tutte le donne con difficoltà di penetrazione soffrono di vaginismo: bisogna prima escludere la presenza di impedimenti anatomici, come ad esempio un imene rigido e spesso.
Il vaginismo è riconosciuto dal DSM-5 come “Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione” e questo significa che più donne ne sono colpite: i dati stimano che circa l’ 1-2% delle donne ne soffrano. Per quanto riguarda la dispaneuria, cioè dolore persistente durante il rapporto, la percentuale sale a 10-15% per le donne in età fertile e fino al 45% per le donne in menopausa. Per quest’ultime, il dolore è provocato dalla secchezza vaginale dovuta al calo di estrogeni.

Fiore Secco Pianta - Foto gratis su Pixabay

Le cause del vaginismo e la luce in fondo al tunnel

La paura della penetrazione, che può anche essere inconscia, viene scatenata per diverse ragioni. La donna può aver subito abusi o vissuto incontri sessuali degradanti, per cui il vaginismo diventa una sorta di reazione di difesa inconscia al trauma.
La mancanza di conoscenze sulla sessualità e i falsi miti possono far aumentare la paura del rapporto sessuale. Ad esempio, molte credono che l’imene si laceri in modo doloroso durante il primo rapporto. In realtà, l’imene è piuttosto elastico e ha forme diverse, quindi può rompersi senza particolare dolore facendo sport, oppure rimanere intatto anche dopo il primo rapporto.
Norme religiose rigide e una società che scoraggia una visione positiva della sessualità femminile possono provocare sensi di colpa e vergogna, emozioni che contribuiscono alla paura della penetrazione. Ad esempio, in alcune culture è malvista l’iniziativa sessuale femminile e il rapporto è considerato lecito solo per procreare.
La paura di una gravidanza o di contrarre malattie, così come l’ansia da prestazione e un’insicurezza sul proprio aspetto fisico sono altri aspetti alla base del vaginismo.
Una ricerca condotta da Ozcan et al. ha dimostrato che il vaginismo va spesso a braccetto con alcuni disturbi psicologici. I più frequenti sono le fobie specifiche, seguite da depressione maggiore, disturbo d’ansia sociale, disturbo di panico, DOC e disturbo d’ansia generalizzato.
Per un approfondimento sui DOC, potete leggere https://www.ilsuperuovo.it/doc-ddc-e-disturbo-da-accumulo-quando-pensieri-e-comportamenti-diventano-inarrestabili/

In tutto questo, la luce infondo al tunnel c’è: il vaginismo è una condizione assolutamente curabile. I risultati delle varie terapie disponibili sono molto buoni e la probabilità di recidiva è bassissima.
L’unico passo difficile da fare è riconoscere il problema e chiedere l’aiuto di un esperto, che sia un ginecologo, uno psicologo o un/una Otis Milburn di vostra conoscenza. Intraprendere un percorso per risolvere il vaginismo è un atto di amore verso se stesse, per poter vivere appieno e in serenità una delle esperienze più gratificanti e intime che la vita ci possa offrire.

 

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