Bansky spiega l’ambiente nell’ultima opera messa all’asta da Sotheby’s

L’audace rivisitazione delle Ninfee di Monet, realizzata dal misterioso street artist inglese, sarà al centro della prossima stagione della casa d’asta più quotata al mondo

“Show me the Monet” è l’opera di Bansky che sarà quotata da Sotheby’s il prossimo 21 ottobre. Il dipinto fu realizzato dall’anonimo artista nel 2005, prima che scoppiasse la moda ambientalista, Greta Thunberg e i Fridays for Future. L’opera è anomala per più di un motivo. Innanzi tutto la tecnica: Bansky è uno street artist, non un pittore. Le sue opere sono realizzate con la caratteristica tecnica dello stencil, una sorta di maschera normografica realizzata per scrivere o disegnare in serie. Invece in questa particolare opera lo sconosciuto di Brighton approda ad una tecnica alta, colta, artiginale come l’olio su tela. Un tale dipinto non sfuggirà ai ricconi collezionisti che sono già pronti a spalancare i portafogli. Le aspettative di vendita di questo lavoro alternativo si aggirano intorno ai 5 milioni di dollari. Ma prima l’ultima occasione di goderselo dal vivo: una mostra internazionale in tre continenti che precederà l’approdo a New York

Show me the Monet

L’opera è un olio su tela che ricalca le dimensioni, la forma e il soggetto del fratello maggiore monettiano(Le Bassin aux nymphéas, harmonie verte): un idilliaco giardino domestico con un grazioso ponte in stile giapponese aleggiante sulla caleidoscopica distesa di ninfee che galleggiano sullo stagno. Ad allarmare l’ignaro spettatore sono i vistosi rifiuti gettati a capofitto nello stagno. Carrelli, coni del traffico, squallidi resti della contemporaneità industrializzata e plastificata.La reverenza e il rispetto di Banksy verso Monet si scopre nell’adozione di una tecnica pittorica molto affine a quella del maestro francese, ma la  scottante denuncia che pervade la sua mano non si ferma dall’aggredire una delle opere più eleganti ed iconiche dell’800 europeo. Il messaggio che intende trasmettere è in questo modo amplificato e immediatamente comprensibile a chiunque.

I don’t believe in global warming

Il degrado ambientale, vera e propria sfida  del XXI secolo, assume nell’opera di Bansky un significato pregnante, in forme di volta in volta davvero originali e comunicative. Oltre a “Show me the Monet”, l’artista ha realizzato altri lavori su questo tema, con ritmo sempre più incalzante come a significare un’urgenza sempre crescente per la risoluzione del problema. Recentemente è apparsa a Londra una scritta “I don’t believe in global warming”. Questa scritta, in caratteri rozzi e rudimentali, è l’opera più minimale di Bansky. Realizzata su un grigio canale di scolo londinese, la scritta sembra lentamente affondare in quel pantano inquinato, ricordando in maniera diretta la scottante (in senso letterale!) questione dello scioglimento dei ghiacciai. L’opera è simbolo di protesta contro il fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen.

Snow kid

Due anni fa Banksy ha deciso di fare agli abitanti di Port Talbot un regalo di Natale, realizzando un poetico quadretto invernale con un bambino libero da pensieri e preoccupazioni, slitte e una copiosa nevicata. Tuttavia niente è ciò che sembra. Sfruttando abilmente l’angolazione del muro, egli nasconde ed illude l’ignaro passante, ma solo inizialmente. Basta infatti svoltare l’angolo per vedere un orrendo fusto di benzina bruciare. I chicchi bianchi con cui il bambino gioca non sono neve, bensì cenere derivata dalla combustione. Il gioco visivo può alludere alla repressione che alcune politiche adottano su questo delicato argomento. La figura del bambino è anch’essa portatrice di significati chiari: le vittime di questo scenario sono gli individui più delicati, e, soprattutto, più giovani.

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