La libertà della donna raccontata da Sibilla Aleramo e da Management del dolore post operatorio

Percorriamo il cammino verso l’indipendenza femminile grazie al romanzo Una donna e la canzone Il mio giovane e libero amore

Sibilla Aleramo, 1876-1960

Famosissima è la prima opera della scrittrice Sibilla Aleramo, considerata una delle donne più importanti del femminismo italiano. Meno conosciuto il brano indie di Management, energico e capace di comunicare i desideri di libertà di una ragazza che rifiuta le più comuni convenzioni sociali.

Una donna

Pubblicato nel 1906Una donna è stata una delle opere fondamentali del femminismo italiano. Pur non essendo un saggio, il testo mette in luce la condizione della donna, impossibilitata a decidere per sé sia all’interno della società che nel nucleo familiare. La lotta condotta dalla protagonista, molto simile a quella dell’autrice, ha come obiettivo la possibilità di vivere nella più completa autonomia personale, economica e culturale, cosa ottenuta a prezzo di molti e dolorosi sacrifici.

All’inizio del romanzo la protagonista, fanciulla, mostra di essere diversa dalle sue coetanee. Il suo interesse principale è la lettura, dovuta alla sua curiosità e alla cura che suo padre ha nel renderla una ragazzina istruita e colta. Dopo il trasferimento da Milano in una cittadina di mare del centro Italia (proprio come successe a Sibilla), la protagonista lavora come segretaria nella ditta paterna, attività che la soddisfa. Rimanere a casa a ricamare non è così gratificante per lei. La sua vita, però, viene sconvolta dal tentato suicidio della madre, afflitta dai tradimenti del marito e annebbiata da una forte depressione. Anni dopo, in seguito a numerose sofferenze, la donna verrà rinchiusa in manicomio, lasciando i figli soli e con il ricordo di una madre triste, remissiva e subalterna alla decisa figura paterna. Poco tempo dopo la protagonista, sedicenne, viene violentata da un collega, che acconsente a sposare per rispettare le convenzioni sociali dell’epoca. Questo matrimonio, però, non si rivela affatto felice. La gelosia e le percosse di lui gettano la ragazza nella disperazione e la spingono al suicidio con il tentativo di ingerire del veleno. Salvatasi, la giovane trova le sue ragioni di vita solamente nella cura del figlio, nella cultura e nel lavoro di giornalista iniziato per corrispondenza. Dopo un eccitante trasferimento a Roma con la famiglia, ritornare nel paese della sua adolescenza e abbandonare il suo amato lavoro per la carriera imprenditoriale del marito sono per lei causa di angoscia. Propone al consorte di separarsi per la serenità di entrambi e del bimbo, ma ottiene solo rifiuti. L’unica possibilità per continuare a vivere seguendo gli ideali di libertà e indipendenza in cui crede è fuggire di casa.

Il mio giovane e libero amore

Appartenente all’album I love you, uscito nel 2015Il mio giovane e libero amore è un brano del gruppo indie Management del dolore post operatorio. Interessante scoprire come questo testo, pur composto ai giorni nostri, affondi le sue radici nel passato. In un’intervista, infatti, la band ha affermato di aver preso spunto per la canzone da uno scritto del 1921 dell’ anarchico Renzo Novatore (con lo pseudonimo di Sibilla Vane).

L’ascoltatore è colpito sin dall’inizio dall’energia travolgente del brano, come attratto anche lui nella lotta per la libertà e reso partecipe di un sentimento di rivolta che poche canzoni oggi riescono a rendere.

Mi hanno detto sarai madre, sarai sposa, sarai donna, ma la mia rivolta comincia da qui dalla famiglia e dalla natura. Io non amo i mariti, amo solo i corpi, amo il piacere e amo l’amore’

Evidente il desiderio di lottare contro tutto ciò che la comunità impone. Il semplice fatto di essere nata in un corpo femminile rende de facto il soggetto una donna e quindi identificabile con il ruolo di moglie e madre. Oltre all’identificazione con un genere prestabilito, si devono sopportare anche le funzioni sociali ad esse legato, ma in questo modo è impossibile praticare un amore davvero libero e liberatorio. Nel brano l’amore è anche fisico, non per forza solo sentimento, ma certo non un patto matrimoniale che fossilizza le nostre attenzioni nell’esclusiva devozione al consorte.

Io non voglio dare niente alla mia specie, io non voglio dare niente alla mia patria’

Il testo protesta quindi contro una maternità che viene imposta o ‘consigliata’ dalla società. ‘Regalare’ figli alla patria è stato un argomento propagandistico di molti governi, passati e presenti. In Italia, soprattutto durante il regime fascista, essere genitrici era un dovere verso il Paese e un motivo di orgoglio sociale, qualcosa di utile alla costruzione di uno stato forte e vittorioso. Essere madri non deve essere un obbligo, ma un libero donarsi ad un’altra vita.

Renzo Novatore, 1890-1922

Un trionfo e le sue rinunce

Se il brano di Management parla di una ribellione totale e che non scende a compromessi, nell’opera di Aleramo la situazione sembra più complessa e carica di dolore. La protagonista, legata all’uomo che odia dal matrimonio, deve fuggire per evitare di impazzire, ma anche per prestar fede ai suoi ideali. Non può scrivere su riviste femministe e poi rinunciare al lavoro, ai suoi progetti e ai suoi desideri, poiché tradirebbe se stessa. La difficoltà maggiore, però, è quella di abbandonare suo figlio. Cosa fare? Restare e lasciare al bimbo l’immagine di una madre depressa e che non pratica gli ideali in cui crede o fuggire ed essere per lui un esempio di libertà? Anche se il figlio le mancherà e forse la detesterà, la speranza è che in futuro la capisca e comprenda l’importanza che la donna ricopre nella famiglia e nella società. Per la protagonista il bimbo crescerà meglio senza la madre, piuttosto che con una madre insoddisfatta, picchiata e umiliata da suo padre. La speranza oggi e in futuro è quella di ottenere una libertà come in Il mio giovane e libero amore, che aspira ad un trionfo e a una vittoria senza dolorose rinunce. 

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