Gollum e Italo Calvino svelano l’eterna lotta tra Bene e Male dentro l’animo umano

Bene e male, bontà e malvagità sono racchiuse in ognuno di noi e lottano continuamente l’una contro l’altra in ogni ambito della nostra vita. Il personaggio di Tolkien e “Il visconte dimezzato” possono dimostrarcelo. 

 

Non esistono persone buone o persone cattive. Tutti abbiamo luce e oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire”. Questa frase l’abbiamo rubata a Sirius Black, in un crossover azzardato con l’universo di Harry Potter, ma è veramente azzeccata per introdurre ciò di cui andremo a parlare. Perché parleremo di un’infima creatura come Gollum, totalmente votata al suo “Tesssoro”, che nasconde dentro di sé una doppia identità, in una continua lotta tra innocenza e malvagità egoistica; di un visconte che torna da una guerra col corpo diviso a metà, così come scissa è la sua anima. E vedremo che ognuno di noi, in realtà, non è mai stato intero, nemmeno per un istante e mai lo sarà. E vedremo anche che, tutto sommato, va bene così.

Sméagol mentre inizia a corrompersi in anima e corpo

Sméagol vs Gollum

Nell’universo di Arda, il mondo meravigliosamente immaginato e reso reale da J.R.R. Tolkien, durante la Terza Era, due Hobbit della Terra di Mezzo, un giorno, si recano a pescare in un fiume. A entrambi piace pescare e sono anche due curiosoni, tanto che talvolta si recano ad esplorare qualche anfratto. Sono due cugini, Smèagol e Dèagol, che eccetto qualche bonaria scaramuccia si vogliono bene tra loro. Ma ad un certo punto Dèagol intravvede qualcosa luccicare infondo al lago: si tratta dell’Anello del Potere, forgiato da Sauron nella Seconda Era. Si tratta di un oggetto potentissimo e oscuro, in grado di controllare i possessori degli altri anelli e di corrompere l’animo di chi finisce per ritrovarlo o portarlo con sé. Ma tutto questo Dèagol non lo sa, perché l’Unico Anello è andato perduto e nessuno crede più che possa essere ritrovato. Succede che entrambi gli Hobbit si invaghiscono di questo bellissimo e tetro oggetto e, in una zuffa nata per il possesso dell’anello, Sméagol uccide il cugino. Inizialmente prova dolore, ma poi la brama e la soddisfazione di avere tutto per sé l’anello hanno la meglio e, lentamente, il rimorso svanisce. Sméagol è un Hobbit buono, di indole quasi ingenua e crede nei valori di amicizia e amore, però l’anello lo cambia per sempre. Lo corrode con il passare del tempo, sia fisicamente sia nell’animo. Inizia a diventare una creatura viscida e infima, che odia la luce del sole e della luna e che si rifugia in antiche cavità di montagna o in anfratti sotterranei dove trova dell’acqua, perché rimane comunque goloso di pesce. Una metamorfosi pazzesca a livello esteriore che lo rende una bestia solitaria, alla quale corrisponde un cambiamento interiore altrettanto notevole. Lentamente lo Sméagol buono, innocente e gentile viene soppiantato (ma mai del tutto) dal suo gemello cattivo, Gollum, egoista, malvagio e con un’unica ragione di vita: il suo anello. Gollum farebbe qualsiasi cosa per proteggere l’oggetto che l’ha reso quello che è adesso, quell’oggetto portatore di male e di crudeltà che ha fatto di lui una bestia.

Sméagol e Gollum, due identità in una sola (foto: screenrant.com)

Gollum è prepotente e più violento di Sméagol, per questo rimane spesso in auge e mantiene il controllo del corpo. Ma Sméagol esiste, c’è ancora in lui e talvolta spunta fuori, opponendosi a qualche azione o decisione di Gollum che reputa troppo malvagia, troppo cattiva, troppo assurda. L’anello ha portato in auge il lato di Gollum e lo ha reso più forte della vera indole di Sméagol, ma la bontà innata di questo Hobbit è rimasta: Sméagol non è morto, è solo nascosto. In realtà Sméagol e Gollum ci sono sempre stati dentro questo mezz’uomo dai piedi grandi e pelosi, solo che chi dominava prima è colui che ora soccombe nella lotta con il lato oscuro dell’animo. E durante tutto il viaggio, sia nella saga de “Il signore degli anelli” sia in quella dello “Hobbit“, più volte Gollum/Sméagol viene sorpreso in apparenti soliloqui senza senso, dove addirittura la creatura assume due differenti toni di voce mentre battibecca tra sé e sé. in realtà sono le due metà del carattere che discutono, qualche volta lottano, espongono i loro punti di vista e cercano di averla vinta. Purtroppo per Sméagol a spuntarla è quasi sempre Gollum, ma nonostante questo la creatura è sempre combattuta, mai integra. Ed è per questa ragione che, laddove praticamente tutti i personaggi della saga di Tolkien sono ben schierati o con il Bene o con il Male (poli opposti inconciliabili), Gollum/Sméagol appare l’unico personaggio a non essere mai schierato dall’una o dall’altra parte. Una ragione è sicuramente quella che lui persegue, da buon solitario, il suo personale obiettivo, cioè quello di riavere indietro l’anello. Ma l’altro, importantissimo motivo è che la sua persona non è tutta d’un pezzo, coerente e integra in ogni suo aspetto. Gollum è scisso, combattuto nel suo animo da due spinte opposte, una delle quali alimentata da un potere grandissimo ma non tale da soffocare per sempre l’altra. In questa lotta tra poli opposti Gollum/Sméagol dimostra di possedere ancora umanità.

Italo Calvino (1923-1985)

Troppo di qua o troppo di là

Nel 1952 lo scrittore Italo Calvino pubblicò un romanzo intitolato “Il visconte dimezzato“, che diventò il primo della trilogia “I nostri antenati“. E in effetti il titolo rispecchia una caratteristica peculiare e strana del protagonista, il visconte Medardo di Terralba: il corpo è davvero diviso a metà. In seguito allo scoppio di una bomba durante una guerra in Boemia, i soccorritori da campo hanno recuperato soltanto una metà del corpo del giovane visconte, rimettendola in sesto quanto meglio potevano. Quando Medardo torna a casa dalla Boemia, la gente di Terralba si accorge che egli ha un solo occhio, metà naso, metà bocca, un solo braccio (quello destro), mezzo busto e una sola gamba (sempre la destra). Perfettamente diviso a metà, cammina con l’ausilio di una stampella, anche se presto il carpentiere del paese gli fabbrica una sella adatta a lui per permettergli di cavalcare il suo cavallo nero. Ma il visconte è cambiato nell’animo: è burbero, scontroso e sorprendentemente cattivo, con istinti omicidi spesso gratuiti. Condanna a morte persone senza motivo o per ragioni davvero futili, appicca incendi a case o fienili per puro dispetto, regala funghi velenosi al nipotino o caccia di casa la sua vecchia nutrice. Inoltre, dovunque si rechi in sella al suo cavallo, lascia sempre traccia del suo passaggio: si vedono alberi tagliati a metà, fiori con metà dei petali ancora sulla corolla, animali con metà del corpo spezzata. Tutti a Terralba iniziano a temere questo nuovo visconte, così diverso da quello di prima che era giovane, spensierato, fiero e magnanimo. Ma poi accade qualcosa di ancora più sconcertante. Ogni tanto, in mezzo a tutte quelle malefatte, qualcuno vede il visconte compiere delle buone azioni e i più attenti scorgono anche che, non sempre, indossa dei calzari a righe bianche e azzurre, non più nere come la pece. Ma poco dopo ci ripensa, disfa tutto e torna, con i suoi calzari neri, a combinare una malefatta. i più attenti ancora notano che, quella rivestita coi calzari bianchi e azzurri, è la gamba sinistra, non la destra con cui era tornato Medardo. Allora la voce si sparge e tutto diventa chiaro: non è uno ma sono due i visconti dimezzati, cioè le due metà che lottano tra di loro nel porre rimedio o nel disfare ciò che fa l’altra. Una, eccessivamente cattiva, porta dolore e distruzione nel paese; l’altra, molto buona, è sempre generosa e pronta ad aiutare i bisognosi, talvolta anche troppo. Sì perché quando bontà e generosità eccedono il limite, paradossalmente finiscono per arrecare danno o scontentezza, come succede agli Ugonotti (stanziatisi in disparte sulle alture di Terralba) o ai lebbrosi confinati a Pratofungo, ai quali il visconte buono ha portato più fastidio che altro. Troppo cattivo uno, troppo buono l’altro: due esagerazioni che trovano compimento quando, finalmente, il corpo di Medardo può di nuovo essere unito.

L’incompletezza e il peso delle scelte

Il visconte Medardo, dunque, è diviso in due metà, due istanze che si muovono per Terralba con finalità diverse e in modo diverso, ma facenti parte comunque della stessa persona. Lottano spesso l’una contro l’altra e, anche prima del duello finale, il visconte cattivo cerca più volte di attentare alla vita del Medardo buono. Ma non ci riesce, perché sono la stessa persona, anche se con caratteristiche del tutto differenti. Come Gollum non soffoca mai Sméagol, così la parte malvagia del visconte non riesce ad avere la meglio ed eliminare il suo speculare buono. Sia il duo Sméagol/Gollum sia le metà di Medardo simboleggiano una lotta interminabile che c’è dentro ognuno di noi. Nessun uomo è davvero integro e votato interamente all’una o all’altra fazione: non c’è nessun buono che lo sia sempre e comunque senza che venga tentato dal cadere in malefatte, menzogne, tentazioni di ogni genere. E non c’è nessuna persona malvagia che, da essere umano educato in quanto tale, non abbia un briciolo di umanità, di freno morale, di amore, di dignità o generosità. Noi, tutti noi, siamo come magneti attirati dall’una o dall’altra parte e ci ritroviamo sempre nel mezzo a dover scegliere da che parte stare. Talvolta diamo ascolto al lato buono, altre volte ragioniamo in modo egoista e lasciamo che agisca in noi il nostro Gollum, cercando di rinchiudere per un attimo (o per molto di più, chissà) il nostro Sméagol. Fatto sta che, ci dice Calvino, non saremo mai integralmente paladini di uno dei due schieramenti: noi siamo le nostre scelte, sempre diversificate e che una volta pendono di qua e una volta pendono di là, oscillando nell’incertezza e nell’incoerenza. Siamo incoerenti, diciamolo: per quanto ci sforziamo di essere morigerati o per quanto perseveriamo fermamente nel male attingeremo sempre un po’ dall’altro lato, quello che cerchiamo di sopprimere ma che resta sempre lì. Vorremo essere interi, integri e con un’unica via dritta da percorrere, ma non è così. E secondo Calvino questo può essere un vantaggio, può essere positivo. Innanzitutto perché, nella Terralba da lui immaginata, sia l’eccesso di malvagità sia l’eccesso di bontà arrecano danni. Perché non c’è posto per la bontà incondizionata nella società umana,  ma ci vuole una via di mezzo. Ci vuole sempre una via di mezzo. Inoltre, quando ancora il visconte non aveva subito la scissione, credeva, nella sua spavalda gioventù, di conoscere il vivere del mondo e il modo in cui tutto debba andare. In realtà si sbagliava, perché quando si è interi non si conoscono mai del tutto la società, le persone e le realtà. Questione di punti di vista, di immedesimazione: una realtà non la si conosce se non ci si entra dentro. E il visconte troppo buono sperimenta la sofferenza delle persone, prova empatia per loro e cerca di porre rimedio. E queste sofferenze sono arrecate dall’altro visconte, che scopre a sua volta cosa voglia dire essere incompleti, fragili e soli. E, paradossalmente, l’uno rimedia agli eccessi dell’altro, dimostrando così che solo completandosi le due forze dell’animo possono dare buoni frutti. Gollum e Medardo, Tolkien e Calvino, dimostrano che c’è, dentro ognuno di noi, una continua lotta di supremazia, dove i due poli opposti si scontrano su tutto e il risultato sono una serie infinita di scelte, decisioni, idee che condizionano la nostra vita, il nostro comportamento e il nostro modo di stare nel mondo. La realtà è questa: il nostro animo, il nostro inconscio non sono un unico blocco di marmo, ma la conseguenza di ogni singola battaglia che le due forze di bene e male ingaggiano dentro di noi. E nel seguire l’una o nel seguire l’altra possiamo davvero sperimentare cosa sia l’umanità, una serie di incompletezze, scissioni e lotte di ambiti opposti che non lascia spazio ad una totale integrità. Noi siamo le nostre scelte, quelle tra luce e oscurità. E tu da che parte stai?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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